«Superare la paura del nucleare: si può e si deve». Forum Energia a Gorla Maggiore

di Sarah Zambon

GORLA MAGGIORE – Forse l’opinione pubblica non è ancora del tutto pronta per sentir parlare di nuovo del nucleare come fonte di energia “pulita” e sostenibile, ma la ricerca in materia non si è mai fermata e si stanno aprendo nuovi orizzonti: sfruttare tutta la potenza sprigionata dalla fissione dell’atomo e “domarla” senza rischi non sono più solo speranze future, ma più che promettenti realtà del presente. A spiegarlo, in modo coinvolgente e comprensibile anche ai non addetti ai lavori, ad una platea curiosa ed interessata è stato il dottor Davide Pizzocri, ricercatore del Gruppo Reattori Nucleari del Politecnico di Milano, ospite d’eccezione del 1° Forum dell’Energia, organizzato allo spazio Numm di Gorla Maggiore il 6 novembre 2024. «Il nucleare in provincia di Varese? Parliamone, qui c’è il precedente dell’Euratom di Ispra». 

Italia protagonista. Dai tempi di Fermi

Dopo i saluti del sindaco Pietro Zappamiglio e l’introduzione esplicativa a cura dell’ingegner Marco Santinello, il relatore ha illustrato lo stato dell’arte della tecnologia del nucleare, partendo dai diversi stadi di sviluppo in cui si è evoluta dalla prima generazione, quella “innescata” dalle scoperte di Enrico Fermi che, il 22 ottobre del 1934, insieme ai cosiddetti “ragazzi di via Panisperna”, mise a punto la prima fissione nucleare artificiale di un atomo di uranio, bombardandolo con i neutroni e facendo di Roma la capitale mondiale della Fisica NucleareDopo il Nobel vinto nel 1938, lo scienziato romano emigrò negli Stati Uniti, dove arrivò a dimostrare la possibilità di attivare una reazione nucleare a catena con una liberazione esplosiva di energia immensamente superiore a quella di qualsiasi reazione chimica usata fino ad allora. Nel 1942, realizzò la “pila di Fermi”, che aprì di fatto le porte all’energia nucleare. Nonostante i suoi sforzi fossero inizialmente improntati sull’uso civile dei suoi studi, due anni dopo prese parte al “progetto Manhattan”, che portò alla costruzione della bomba atomica.

Presente e futuro del nucleare

Attualmente, in tutto il Mondo, sono 441 i reattori nucleari in funzione, di cui 106 in Europa, tutti di seconda generazione (costruiti a partire dagli anni ’70), mentre 57 sono quelli di terza generazione in costruzione, dislocati soprattutto in Cina, India, Russia, Corea e Medioriente. Nonostante i fantasmi dei drammatici incidenti di Chernobyl nel 1986 e di Fukushima nel 2011 siano estremamente difficili da far sparire dall’immaginario collettivo, la ricerca continua a spron battuto e se la fusione nucleare sembra ancora lontana, siamo ormai arrivati alla progettazione di reattori di taglia limitata (Small Modular Reactors), che offrono indiscutibili vantaggi economici e gestionali, accanto ad elevatissimi standard di sicurezza. Si lavora anche alla quarta generazione, progettando impianti che verranno raffreddati con elementi diversi rispetto all’acqua e che abbatteranno la produzione di scorie fino ad un livello quasi trascurabile. 

Obiettivi da raggiungere

Il dottor Pizzocri ha concluso la sua relazione spiegando che il ruolo che si spera possa giocare il nucleare, anche nel nostro Paese, è quello di assicurare a tutti l’accesso ad un’energia affidabile, economica e sostenibile: sul nostro pianeta, le risorse di uranio ed altri elementi dal nucleo “pesante” come il torio, sono praticamente illimitate e le emissioni di CO2 degli impianti con reattori sono estremamente basse, equiparabili a quelle degli impianti eolici. Affiancare il nucleare alle rinnovabili potrebbe costituire il mix energetico ideale del futuro e forse l’unico modo per arrivare ad una decarbonizzazione che non sia solo sulla carta. Sembra ormai chiaro che la direzione da prendere sia proprio questa: come ricordato in questo interessantissimo approfondimento al NUMM di Gorla Maggiore, la Commissione Europea ha già proposto una strategia di integrazione dei sistemi energetici (EU Energy System Integration Strategy) per restare al passo coi tempi. Ci sono attualmente dei progetti di ricerca su queste tematiche promossi dalle realtà industriali sia nel Vecchio che nel Nuovo Continente e a partire dal marzo del 2023 si è iniziato a produrre idrogeno da un reattore nucleare. I nostri “vicini di casa” svizzeri, infine, producono già calore per il teleriscaldamento tramite impianti nucleari, mentre in Kazakistan i reattori vengono utilizzati per desalare l’acqua.

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