di Claudio Ghisalberti
Un missile in piena regola. Lo ha tirato Remco Evenepoel a Tadej Pogacar. Il belga nella stagione che si è conclusa è riuscito nell’impresa storica di vincere un doppio oro olimpico nel ciclismo, cronometro e strada, ma nei confronti diretti con il marziano sloveno ha preso delle gran spazzolate. Ok, il Tour è più adatto a Pogacar. Ma le legnate che il fiammingo ha preso prima al Mondiale poi al Lombardia sono di quelle pesanti. Fanno male perché sanno di umiliazione. E, francamente, fanno nascere qualche domanda maligna: com’è possibile? Sarà tutto vero? Soprattutto, come si spiegano con la scienza queste prestazioni?
A Zurigo Pogacar ha conquistato la maglia iridata dopo una fuga solitaria di 100 km. Il 12 ottobre scorso, al Lombardia, lo sloveno della Uae è partito a 7 km dalla vetta della Colma di Sormano e ha scollinato con un minuto di vantaggio. Poi nella vallata, terreno che sembrava ideale per Remco e le sue immense doti da cronoman, ha portato il vantaggio a due minuti che sul traguardo sono diventati tre. Evenepoel, attenzione, non è sprofondato ma è arrivato secondo.
Se i tifosi sono curiosi, i giornalisti sono talvolta ostili e critici, i tecnici mugugnano, ma “a taccuino chiuso. Io non ti ho detto niente”. E i corridori, a volta omertosi, non sono mica fessi. Qualche domanda se la pongono anche loro. Il più delle volte questi dubbi vengono confidati, e restano confinati, all’interno del loro mondo. Poche volte diventano pubblici. Il campione olimpico lo ha fatto nei giorni scorsi in un’intervista al quotidiano belga Het Nieuwsblad.

“Gli ho scritto (rivela Remco riferendosi a Pogacar, ndr), volevo sapere i suoi valori. Nei giorni successivi al Lombardia sui social è apparso un post di Velon (l’organizzazione costituita da diverse squadre Uci e che diffonde immagini, video e dati considerati più che attendibili sui social), in cui era indicata la potenza media che Pogacar aveva tenuto nell’ultima ora e mezza di corsa al Lombardia. Ma non è possibile, perché era la stessa potenza di 340 watt medi che avevo fatto io che avevo perso tre minuti. Gli ho scritto che volevo sapere quali valori avesse fatto veramente. Non me l’ha detto”.
L’obiezione, logica, che qualcuno potrebbe avanzare è che i watt, dato fondamentale per un ciclista, vanno rapportati al peso dell’atleta. A parità di potenza è evidente che un atleta più leggero vada più forte. Ma il peso dei due ciclisti è abbastanza simile. Addirittura Remco, attorno ai 61 kg, è di circa 4 kg più leggero di Pogacar. Il belga, che ha anche un’aerodinamica superlativa, quindi a parità di potenza (watt), andrebbe più forte. L’altro dubbio potrebbe riguardare i dati forniti, ma Velon non ha mai fatto nessuna rettifica.
Allora ritorna la domanda: cosa spinge Pogacar ad andare così forte? Può bastare la tesi che in corsa assimila più zuccheri? Non sarebbe il caso, come da tempo sostiene l’ingegnere ungherese Istvan Varjas, l’inventore dei motorini (elettrici prima e magnetici dopo) nascosti nelle bici, che l’Uci introducesse nel “passaporto biologico” di ogni atleta i dati di potenza?
“Pogacar non mi ha risposto. Ma era un gioco, una domanda ironica”, ha concluso Evenepoel. Ma il siluro ormai è sganciato.
