BELLINZONA – La tassa sanitaria per i frontalieri «Rischia di violare gli accordi fiscali tra Svizzera e Italia». Il Consiglio di Stato ticinese ha esaminato le conclusioni della perizia giuridica commissionata per valutare la cosiddetta “tassa sulla salute” prevista dalla normativa italiana. Il contributo, approvato dal Parlamento di Roma ma non ancora applicato nelle regioni di confine, sarebbe incompatibile con gli accordi fiscali in vigore tra Svizzera e Italia.
L’analisi
Secondo l’analisi affidata a uno specialista di diritto tributario, il prelievo previsto dall’Italia deve essere considerato a tutti gli effetti un’imposta. Proprio questa qualificazione giuridica porterebbe a una possibile violazione delle intese bilaterali che regolano la tassazione dei lavoratori frontalieri.
La misura è stata introdotta nell’ambito della legge di bilancio italiana per il triennio 2024-2026 e consente alle regioni di frontiera coinvolte dal nuovo accordo fiscale sui frontalieri di applicare un contributo destinato al finanziamento del Servizio sanitario nazionale. Il provvedimento riguarderebbe esclusivamente i cosiddetti “vecchi frontalieri”, ossia i lavoratori che rientrano nelle disposizioni dell’articolo 9 del nuovo accordo fiscale entrato in vigore nel luglio 2023 e operativo dal gennaio 2024.
Il Governo ticinese ha seguito attentamente l’intero percorso legislativo italiano, rilevando fin dall’inizio alcune criticità sotto il profilo giuridico. In particolare, è stata evidenziata una possibile incompatibilità con il principio dell’imposizione esclusiva in Svizzera previsto dal nuovo accordo, secondo cui il reddito da lavoro dipendente dei vecchi frontalieri può essere tassato unicamente dalle autorità svizzere.
Per chiarire la questione, il Consiglio di Stato ha incaricato il professor Pascal Hinny, docente ordinario di diritto tributario all’Università di Friburgo, di elaborare una valutazione indipendente. Lo studio ha concluso che l’eventuale applicazione della tassa sanitaria potrebbe configurare una violazione sia dell’Accordo sulla fiscalità dei frontalieri sia della Convenzione contro le doppie imposizioni sottoscritta dai due Paesi.
La perizia sottolinea che gli accordi internazionali attribuiscono alla Svizzera il diritto esclusivo di tassare i redditi da lavoro dei frontalieri interessati. Di conseguenza, l’introduzione unilaterale di un ulteriore prelievo da parte delle autorità regionali italiane sul medesimo reddito verrebbe considerata, dal punto di vista svizzero, una violazione degli impegni assunti tra i due Stati.
Elemento centrale dell’analisi è la natura stessa della misura: stabilire se il contributo sanitario rappresenti un’imposta o un diverso tipo di tributo. La perizia conclude che si tratta di un’imposta a tutti gli effetti e che, pertanto, il suo prelievo contrasterebbe con quanto previsto dall’articolo 9 dell’accordo bilaterale.
Alla luce di queste conclusioni, il Consiglio di Stato intende ora avviare un confronto con le autorità federali competenti, auspicando un sostegno alle posizioni della Svizzera e del Canton Ticino. Successivamente verranno valutate le decisioni da adottare in merito al versamento dei ristorni fiscali destinati all’Italia.
Le prime reazioni: Alfieri e Astuti
Sulla questione sono intervenuti Alessandro Alfieri e Samuele Astuti, senatore e consigliere regionale del Partito Democratico: «Abbiamo sempre sostenuto che il prelievo fiscale dalle tasche dei vecchi frontalieri riferito alla sanità si configura come una vera e propria tassa. E abbiamo aggiunto che così mettiamo a rischio la tenuta dei ristorni. Ma non siamo stati ascoltati, né a Roma, né a Milano. Ora le conseguenze stanno arrivando come uno tsunami. Non ci resta che chiedere a Governo e Regione di fermarsi, altrimenti la situazione diventerà ingestibile».
I due esponenti dem aggiungono: «Ora i rischi sono due: che saltino i ristorni, mettendo seriamente a rischio i bilanci di decine di nostri piccoli e medi comuni di frontiera, governati da Giunte di sinistra e di destra. Oppure che salti l’intero accordo e qui non vogliamo neanche immaginare gli scenari che si apriranno. Invitiamo pertanto il Ministro Giorgetti e il presidente Fontana a valutare attentamente se continuare su questa china o abbandonare la strada, sbagliata, dannosa, intrapresa».
