BUSTO ARSIZIO – Bollette non pagate del teatro Sociale, l’ex presidente Luca Galli si chiama fuori: «Nessuno si permetta di fare il mio nome». La clamorosa interruzione della fornitura di elettricità, poi riattivata, ha una spiegazione semplice: «Non è mai stato fatto il passaggio di consegne, il nuovo amministratore si è rifiutato di farlo, così il taglio della corrente è stato automatico, dopo che nessuno ha pagato le bollette».
Transizione choc
Insomma, nessun giallo secondo Luca Galli, ma una banale conseguenza del fatto che i solleciti del gestore Agesp Energia, nella transizione tra la vecchia e la nuova governance, sarebbero finiti nel vuoto. «A me la corrente non è mai stata tagliata – chiarisce l’ex presidente dell’impresa sociale che sovrintende allo storico teatro intitolato a Delia Cajelli – vuol dire che non ci sono debiti dalla gestione precedente». Il problema starebbe quindi nel mancato passaggio di consegne: il suo successore, Matteo Cecchetti, «si è rifiutato di farlo», sostiene Galli, «e ho qui decine di messaggi in cui chiedo di vederlo per organizzare la transizione. Invece un giorno si sono presentati e hanno portato via i PC e una massa di documenti, svuotando l’ufficio». Una transizione che definire conflittuale è un eufemismo: «Io ho riconsegnato le chiavi e tutto, e in teatro ci sono documenti e oggetti miei che recupererò seguendo i canali della giustizia».
Galli rivendica
Quell’ufficio che oggi, fa notare l’ex presidente, «è sguarnito. Viene tutto gestito da Varese, ed è l’ennesimo caso di Varese che porta via qualcosa di importante a Busto Arsizio». Luca Galli è un fiume in piena, soprattutto rispetto alle difficoltà finanziarie denunciate dalla Fondazione Comunitaria del Varesotto, proprietaria della struttura: «Se il teatro versa in una situazione di questo tipo è perché io è dal 2022 che faccio notare che si sono alzati i tassi di interesse e le bollette energetiche e nessuno mi ha ascoltato». Galli imputa a Fo.Co.Va. «un clima di totale menefreghismo: non sono stati erogati contributi e non si è voluto discutere con l’amministrazione comunale per il rinnovo della convenzione, il che ha fatto mancare introiti al teatro». Eppure, rivendica l’ex presidente, «una gestione in tensione finanziaria nonostante tutto è riuscita a produrre sei opere. Il che significa che, prima di parlare, bisogna dimostrarsi capaci di fare». Un’altra frecciata alla nuova governance. Ecco perché Galli vuole tutelare il lavoro svolto al Sociale: «Guardino i bilanci e vedano quanti soldi ha messo il sottoscritto per mandare avanti le cose». Il caso non è chiuso.
Teatro Sociale, tagliata la corrente per morosità. Già riattivata: Frassica e il Baff sono salvi
