Tensioni in Provincia: il futuro di Magrini e le ipotesi Premazzi e Zappamiglio

Magrini, Premazzi e Zappamiglio

VARESE C’è chi è convinto che non sia successo niente e che ieri – martedì 25 febbraio – l’apertura del consiglio provinciale sia stato solo uno “sfogatoio”; c’è invece chi crede che quanto accaduto sia il primo passo del “commissariamento” del presidente Marco Magrini e chi, infine, sostiene che a Villa Recalcati è iniziata la partita a scacchi in vista delle prossime elezioni provinciali. E se fossero tutte e tre le cose insieme? Andiamo con ordine. Partendo dallo strappetto di Mattia Premazzi. A proposito, la verifica è stata programmata per venerdì 27 febbraio.

Strappo moderato

Da civico “in coda” al gruppone di Forza Italia a uomo che ha messo a segno il primo passo per rientrare nel centrodestra in consiglio provinciale. Mattia Premazzi, da qualche mese a questa parte, ha dato vita a una metamorfosi tattica che non è passata inosservata. Il primo passo del sindaco di Venegono Inferiore, che siede anche in consiglio in Provincia, è stato quello di lasciare l’abito civico per mostrare quello del partito al quale ha sempre fatto riferimento: Noi Moderati. Certo, nel frattempo anche i forzisti della Provincia al centro hanno fatto professione di fede. E così il gruppo civico ha marcato le differenze tra le due appartenenze politiche. Non solo. Premazzi ha anche firmato un intervento – pubblicato da Malpensa24 – in cui evidenziava (tra le righe) il disagio di un “magrinismo” troppo spinto. E, dopo il pranzo del Volo a Vela, ha rotto gli indugi, rimesso le deleghe, chiesto la verifica politica di maggioranza, e, in un solo colpo, ha preso le distanze dall’asse forzista-dem, avvicinandosi al centrodestra. Anzi, ha auspicato che la verifica politica potesse coinvolgere anche le forze di opposizione, ovvero Lega, Fratelli d’Italia e Lombardia Ideale. Insomma, alla faccia di chi ha parlato di “semplice sfogatoio”.

Avviso al “capotreno”

A Premazzi, seppur in sordina, si è accodato anche Alberto Barcaro. Ovvero, Barcaro fa gruppo con Premazzi. E qualora i due dovessero decidere di staccare il cordone con la maggioranza in consiglio si arriverebba a 8 consiglieri di centrodestra e 8 di centrosinistra. Con il presidente Magrini che a quel punto diventa decisivo e dovrà dire da che parte ha deciso di stare.

Non è un caso, infatti, che l’inquilino numero uno di Villa Recalcati abbia calcato la mano sul suo dna da civico. L’uomo è abile e ha l’abilità di fiutare il vento. Tanto che qualcuno ha subito commentato: «Ha messo le mani avanti». E ha aggiunto: «Ma non può più pensare di continuare a oscillare a destra, a sinistra e a manca. Oggi – più di un consigliere ha concluso – il presidente deve essere meno autoreferenziale nelle scelte e deve far capire da quale maggioranza vuole essere sostenuto».

I nodi del PD

In caso di parità di consiglieri è evidente che il Partito Democratico, qualora intenda continuare a essere maggioranza, dovrà essere sempre presente al gran completo e non potrà più permettersi assenze in aula. Questo significherebbe dover risolvere la questione Agostini, consigliera che – dicono i dem – “non ha mai fatto mancare la sua operatività in materia di deleghe”, ma che spesso non riesce a far coincidere gli impegni extra Provincia con le sedute di consiglio.

«Tutto questo per un pranzetto al Volo a Vela»

Intanto c’è chi ghigna sotto i baffi. E nel vedere quanto accaduto in consiglio si sfrega le mani e butta lì la battuta: «E pensare che tutto questo è accaduto per un pranzetto al Volo a Vela». Ora, credere fino in fondo che la rinascita dell’Udc di sabato 21 sia la causa di tutto è forse esagerato. Vero è che la presenza (giudicata da molti inopportuna per la contemporanea presenza di Nino Caianiello) di Magrini al Volo a Vela ha rappresentato la goccia che ha fatto traboccare un vaso forse colmo.

Anche i Fratelli hanno la loro bega

Si chiama Franco Compagnoni. E tra i Fratelli garantiscono che la presenza del meloniano di Luino al Volo a Vela con il mullah sia già stata masticata, digerita e archiviata. L’ultima pettinata gliel’ha data il gallaratese Marco Colombo in consiglio. Non abbiamo motivo di non credere che in casa Meloni sia tornato il sereno. Ma nemmeno di dubitare dell’ira di Andrea Pellicini, probabile candidato in quel di Luino, quando ha visto che a pranzo con Cesa e Caianiello c’era anche il suo consigliere insieme a Furio Artoni e a Marco Massarenti, ovvero i competitor di centrodestra contro Pellicini.

Il PD può crescere, ma non vincere (da solo)

Il futuro politico di Marco Magrini oggi è nelle mani di… Marco Magrini. Nel senso che i partiti hanno fatto capire al presidente che in futuro ci potrà essere una maggioranza, anche questa maggioranza, ma con un altro presidente. In casa PD quel che possono fare è attendere il voto di primavera e cercare di passare da cinque a sei consiglieri in Provincia. Il rinnovo dell’attuale asse con Forza Italia – in Provincia si voterà tra settembre e ottobre per il rinnovo del consiglio – non è scontato. Certo è che se nella primavera 2026 si dovesse verificare un’alleanza sperimentale – magari vincente – in qualche comune al voto, a Villa Recalcati tutto potrebbe diventare più semplice.

Il derby per il prossimo candidato

A destra le ambizioni stanno venendo a galla. Infatti, non è segreto che un pensierino alla candidatura lo stia facendo proprio Premazzi, il quale però deve vincere i dubbi della Lega (nel Carroccio non sono molto disposti ad accogliere chi per troppi anni ha amministrato con il PD). Anche se all’orizzonte, quatto quatto, sta lievitando il progetto Pietro Zappamiglio. Già, proprio quel Zappamiglio che pensava di avere una chance quand’era in Forza Italia e che invece potrebbe diventare presidente con Fratelli d’Italia.

 

Premazzi riconsegna le deleghe: «Magrini così non va. In Provincia serve una verifica politica»

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