Toscana, Giani si propone granduca-bis

lodi toscana elezioni
Eugenio Giani e Alessandro Tomasi

di Massimo Lodi

Eugenio Giani, governatore uscente, ama parlare di Toscana diffusa. Cioè del metodo seguìto cinque anni fa e replicato nei mesi scorsi per acquisire consenso: girare città dopo città, di paese in paese, fra borghi, borghini, borghetti. Circola così tanto d’aver bollito la sua 500L. Però è un viaggiare che paga: i corregionali lo premiarono alla grande nel 2020 e gli garantiscono il pronostico vincente anche stavolta. Avvertendo: per quanto la bizzarria dei tempi possa garantirlo, sia pure a una personalità concreta, operativa, certosina nell’applicare il virtuosismo della politica.

Bizzarria perché alla sinistra che si divide su tutto, potrebbe di tutto succedere. Esempio-shock: la segretaria del Pd, nonostante la carta sicura Giani, aveva pensato d’accantonare il vecchio militante post socialista, mancato sindaco di Firenze nel 2014 solo in obbedienza a Renzi che gli antepose Nardella. Era venuta, alla Schlein, l’idea di preferirgli un apparatchik di partito, Emiliano Fossi. Poi l’han persuasa a innestare la marcia indietro. Ma questo dice molto sulla lucidità dei Democratici, e dunque sul rischio -forse piccolo/piccolissimo- che comunque Giani corre. Anche e infine a causa della riluttanza dei Cinquestelle a sostenerlo: stavano all’opposizione nella legislatura appena chiusasi e Conte ha scelto di non salire mai su un palco accanto al candidato di coalizione durante la campagna elettorale. Che bel gruppone amicale.

Giani resta comunque favorito. Anzi, favoritissimo. E i progressisti han lo spumante pronto per brindare all’1-2 dopo le sconfitte nelle Marche e in Calabria. Eppure dal Capoluogo all’Amiata, dal Mugello alla Versilia la destra cova il sogno del clamoroso ribaltone. Credendoci poco, in verità, ma testardamente credendoci, come dichiara una Meloni schleinizzata. Di più: nel comizio di chiusura, sull’onda emotiva dell’operazione di pace avviata da Trump a Gaza, s’è spinta -che stile- a paragonare la sinistra ad Hamas. Trump, cioè il modello ipersovranista che i similsovranisti italiani imitano a giorni alterni: a volte sì a volte no, a seconda del buttare di notizie e umori popolari.

A competere con Giani è Alessandro Tomasi, Forza Italia, due volte sindaco di Pistoia, un tricolorista d’antico conio (da ragazzo militò nel Fronte della gioventù missino), oggi su posizioni di pragmatica moderazione. Diciamo un centrista mascherato, dunque potenziale conquistatore di voti nel serbatoio dove pesca assai il presidente in uscita, uomo del riformismo post-renziano. Ci sarà erosione del consenso acquisito solidamente? Difficile. Però l’eco strumentalizzata degli eventi internazionali e la possibilità di crescita dell’astensionismo (cinque anni fa in Toscana andò alle urne il 62 per cento, di recente le Marche han segnato il 51, la Calabria il 43) non escludono scherzacci da Amici miei al contrario. La terza candidata in lizza, Antonella Bundu di Avs, sembra lì solo a dare testimonianza d’impegno sociale, civico, umanitario: è una convinta attivista pro pace.

Riga finale. 1) Giani ce la farà, ricopiando sé stesso, a diventare Granduca-bis.2) La sinistra potrebbe non riuscirvi allo stesso modo, ovvero Pd lontano dal 30 per cento, M5S ciao alla doppia cifra, Avs sotto l’insufficienza del 5. Forse più che il match tra schieramenti contrapposti, si rivelerà interessante la partita dentro lo schieramento a guida Elly. In vista delle prossime regionali -Campania, Puglia, Veneto- e specialmente delle politiche ’27. Quando si cercherà la Gran buca da dare alla destra.

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