di Claudio Ghisalberti
Il primo giorno di riposo – martedì 15 – di una grande corsa a tappe è sempre un momento per tirare un primo bilancio. E questo primo riposo arriva dopo dieci tappe di un Tour particolarmente scoppiettante. La corsa francese deve ancora entrare nel vivo, eppure l’elenco dei vincitori di tappa è pazzesco. Andiamo nell’ordine: Philipsen, Van der Poel, Merlier, Pogacar, Evenepoel, Healy, Pogacar, Milan, Merlier, Simon Yates. Beh, tanto per farci un’idea, al Giro le prime dieci tappe andarono così: Pedersen, Tarling, Pedersen, Van Uden, Pedersen, Groves, Ayuso, Plapp, Van Aert, Houle. Così, dopo avere sentito ieri il parere di Ivan Basso, ecco quello di Mario Cipollini.
Mario, cosa ci ha detto questa prima parte di Tour?
“Ci ha detto quello che si prevedeva. Pogacar è in controllo totale e con la massima tranquillità, lo si vede da ogni suo gesto. Anche avere lasciato la maglia prima a Van der Poel poi a Healy ne è la dimostrazione. Tutte le tattiche che potrebbero in qualche modo creare situazioni complicate per Tadej valgono a mio avviso veramente poco. L’unica cosa che si può dire è che senza Almeyda, costretto al ritiro da una caduta, la Uae non mi sembra molto blindata a livello di squadra. Però a oggi questa non è una situazione veramente critica perché nei momenti critici restano solo lui e Vingegaard. Diventa una corpo a corpo”.
Per la maglia gialla di Parigi è solo una lotta tra loro due?
“Sì, assolutamente”.
Ma Vingegaard come può battere Pogacar?
“Che provi a chiamare sua moglie se gli da un consiglio”. Cipollini sorride riferendosi all’intromissione dei giorni scorsi di Trine, la moglie del danese, sulla preparazione.
Ci sono state anche delle volate. Philipsen, che adesso è fuori gioco, ha vinto la prima. Poi ci sono stati due successi di Merlier e uno di Milan. In pratica una lotta tra i migliori tre velocisti al mondo. Chi è il numero 1?
“Credo che Milan sia il più forte a livello di forza fisica. Il suo problema è che in realtà è veramente poco aerodinamico. E cosa succede? Milan ottiene i migliori risultati quando l’arrivo è in leggera salita. Allora ho cercato di valutare il perché. Non è semplice quando uno è molto più pesante degli altri che riesca a esprimersi meglio su arrivi che tirano leggermente verso l’alto. Credo che la spiegazione sia legata proprio al fatto che la resistenza dell’aria aumenta in modo esponenziale con l’incremento della velocità. Merlier, invece, è un’atleta che ha un corpo più efficiente nello sprint. A me fa venire in mente i pesci, fa venire in mente il marlin. Hai presente il marlin? Nuota che sembra un siluro. Ha quelle due pinne davanti e la vela dietro che ti danno una stabilità straordinaria. Milan invece quando nuota, non voglio fare un paragone che possa essere frainteso e sembrare irriverente, ricorda una medusa quando si apre. Tra il volto, la testa, il collo, le spalle, le braccia e la pancia crea come una sacca. Per cui lui è certamente il più potente, il suo picco credo proprio sia superiore a quello degli altri ma paga questa inefficienza aerodinamica. Ho l’impressione che abbia memorizzato nella sua centralina un gesto, per il massimo sforzo, simile a quello delle partenze da fermo. Hai presente come si apre un chilometrista o un inseguitore in partenza? Praticamente tira con le braccia dritte e cerca di usare il tronco e il bacino come un punto d’appoggio”.
Dei tre, quindi, chi è il più forte, il migliore?
“Il migliore fondamentalmente è sempre quello che vince. Su tre volate in questo tour due le ha vinte Merlier e in una non c’era per causa di un problema meccanico. Ci fosse stato Philipsen per Milan sarebbe stato più difficile vincere”.
Cipo ma se tu dovessi fare una squadra, chi prenderesti tra i tre?
“Merlier per vincere subito. Però con Milan mi piacerebbe lavorare perché ha grandi doti. Ma deve resettare la centralina per migliorare il gesto. Ci fosse ancora Borra sarebbe l’uomo giusto per sistemare le cose “.
