Tour, a 51 orari tappa a velocità record. Poi Waerenskjold vince la “non volata”

Tour tappa record Waerenskjold
La vittoria di Soren Waerenskjold, a Nevers (Sirotti)

Soren Waerenskjold ha vinto in volata l’11a tappa del Tour, che a 50,910 orari diventa la tappa più veloce dello storia della corsa francese. Per il norvegese, 26 anni, ex-iridato under 23 a cronometro e vincitore lo scorso anno della Omloop Nieuwsblad, è il 19° successo in carriera. Invariata la generale con Pogacar incontrastato leader.

Quanti errori

Ma se quella di oggi è un a volata da Tour de France bisogna sperare che presto nascano nuovi Cipollini Petacchi, Cavendish, Zabel e via dicendo. Un finale osceno, dove gli errori si sono sommati. Fino ai 2.000 metri il gruppo viaggia appallato, raggruppato. Nessuno prende l’iniziativa. Poi si muove la Nsn, quindi la Decathlon. La Alpecin ha quattro corridori a disposizione di Philipsen e non si capisce a cosa servano. Stuyven non è lui e si tira da parte. Così quando Bol parte a missile il suo velocista, ovvero Kooij, non si muove. Si apre un piccolo gap e tutti stanno fermi. Waerenskjold, che è attorno alla ventesima posizione, è l’unico che capisce l’antifona, si butta a destra e si lancia. Per lui è il trionfo. A Kooij e Philipsen, che finiscono nell’ordine, non resta che grattarsi la testa.

Ma dopo avere fatto il giro di boa, e approfittando anche di una tappa abbastanza insignificante nonostante la velocità record, diamo uno sguardo indietro ed esaminiamo quello che è successo finora. Ovvero come hanno corso finora Tadej Pogacar e i suoi rivali.

Tattica corretta

Nell’insolita cronosquadre d’apertura la Visma di Vingegaard ha vinto, ma sulla rampa finale di 800 metri che portava allo stadio olimpico di Barcellona, lo sloveno aveva fatto nettamente meglio del danese. Dopo  il successo nella 3a tappa, Las Angles, il campione del mondo ha stravolto la classifica demolendo il record sul Tourmalet. Alcuni opinionisti televisivi lo hanno criticato perché, secondo loro, Pogacar non ha considerato che la corsa, si era alla sesta tappa, è ancora lunga. Stava spendendo troppo. Ma così facendo non ha forse costretto anche i suoi rivali a un tremendo “fuori tutto”? O Vingegaard e gli altri lo hanno lasciato andare contenti di perdere? Poi Pogacar, avventato, rischioso, esagerato o chiamatelo come volete, non ha mai sbagliato un colpo.

Perché staccare Del Toro

La giornata che forse potrebbe essere tatticamente criticabile è quella di ieri, chiusa comunque da Tadej con la vittoria. Quando lo sloveno ha attaccato ai 1.200 metri della penultima salita a pagare è stato il suo compagno Del Toro. La logica farebbe dire che sarebbe stato meglio non tirare il collo al messicano, che a fine giornata ha perso la maglia bianca ed è scivolato dal 3° al 7° posto nella generale. Hauptmann, il diesse sloveno di Pogacar, ha spiegato che loro in Uae corrono con un solo obiettivo: vincere il Tour. Il resto, altre maglie o piazzamenti, non contano.

Clausule sulle vittorie?

Sulla strada Pogacar – nonostante i rivali volino – è assolutamente imbattibile, ha già vinto questo Tour, non gli serviva di certo l’attacco ieri, seppure questo gli ha portato ulteriore margine di vantaggio. E nemmeno è tanto credibile la tesi che indica nella voglia di riscatto di Tadej, su un traguardo dove due anni fa era stato sconfitto da Vingegaard. Ma la strada, la corsa, può sempre riservare sorprese, come un malanno o una caduta. Ecco che avere un altro uomo nelle primissime posizioni della classifica può essere importante per centrare l’obiettivo. Tutto questo può essere vero a meno che Pogacar, nel contratto, abbia qualche ricca clausola, magari legata alle vittorie.

Eppure Jonas vola

E i suoi rivali cosa possono fare? Come possono pensare di batterlo? Semplice, in nessun modo. Vingeggard è stato criticato perché secondo alcuni già sul Tourmnalet non aveva le gambe. Scemenza colossale. Jonas  sta andando fortissimo, tanto che ha scalato il gigante dei Pirenei con un tempo di quasi due minuti inferiore a tre anni fa quando si portò a casa la maglia gialla. Però ha già messo gli occhi nello specchietto retrovisore per stare attento a non farsi portare via il secondo posto.

Remco e gli altri

Evenepoel ora è terzo in classifica, ma questo non sembra essere il suo reale valore. In salita, tra i primi sei alle spalle del fenomeno, è il primo a staccarsi. Finora, come è successo anche ieri, è stato bravo a limitare i danni a rientrare. Ma nell’ultima settimana, con anche i due arrivi sull’Alpe d’Huez, la musica sarà diversa. Ayuso sta andando molto bene, ma il suo obiettivo, è il terzo posto. Stesso discorso per Lipowitz. Poi c’è l’ambiziosissimo Seixas, l’idolo dei francesi. Ma ha solo 19 anni, che impensierisca Pogacar nella generale è utopia.

La tappa di domani

La 12a tappa del Tour de France promette spettacolo. I 180 chilometri da Paray-le-Monial (circuito di Magny Cours) a Chalon-sur-Saône presentano un percorso ondulato con tre gpm: la Côte de Lanty (4ª categoria, 2,1 km al 4%), la Côte de Cuzy (4ª categoria, 2,5 km al 4,5%) e la Côte de Montagny-les-buxy (4ª categoria, 2,6 km al 4,3%). Salite troppo morbide per fare selezione tra gli uomini di classifica, ma sufficienti per movimentare la corsa e favorire eventuali attacchi da lontano. Dopo l’ultimo gpm, il finale torna pianeggiante e lascia spazio a un probabile sprint di gruppo. Le squadre dei velocisti avranno il compito di controllare la fuga e, magari, fare una volata migliore di quella di oggi.

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