Tour, è un Van der Poel da applausi. Ganna 5°, ma la sua Netcompany…

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La vittoria di Van der Poel (Sirotti)

Giù il cappello: quella di Mathieu Van der Poel, a Ussel nella 9a tappa del Tour de France, è una vittoria da grandi applausi. Il fuoriclasse olandese mette in mostra tutto il meglio suo repertorio: arguzia tattica, enorme potenza, infinita grinta e un’eleganza unica. VdP è di gran lunga il corridore, tra tutti quelli che partecipano alla Boucle, messo meglio in sella. Quando spinge sui pedali, mani e testa basse,  schiena dritta è fin spettacolo. Sembra che fili, che galleggi sull’asfalto senza sforzo. Unico. Chi si professa “biomeccanico”, non si sa grazie a quali studi o meriti, dovrebbe guardarlo bene e prendere appunti perché la sua posizione in sella è da manuale. Una posizione classica, che niente a che vedere con quelle corte, compresse e ristrette che molti corridori, che più che in bici sembrano seduti su un trespolo, adottano oggi.

Che forza, Mathieu

Oggi VdP prima ha animato la fuga con altri sette compagni poi, quando ha visto il gruppo avvicinarsi pericolosamente ha dato una menata della sue. La sua ruota sono riusciti a tenerla solo Tobias Johannessen, Pidcock e Baudin. Poi, sul rettilineo finale in leggera salita i tre sono finiti nell’ordine, impotenti davanti all’accelerazione dell’olandese che così centra il quinto successo stagionale.

Netcompany, come corri?

La tappa, accorciata dagli organizzatori di 30 km per far contenti i corridori afflitti dal grande caldo, è vissuta su uno svolgimento tattico abbastanza strano. Prima ci si è messa la Uae a tenere a tiro la fuga, a non concederle lo spazio che – alla vigilia – sarebbe stato logico aspettarsi. Poi nel finale è intervenuta la Netcompany (ex Ineos). Secondo un commentatore, che ha definito la sua opinione “informata” (mica da tutti, perché “avere un opinione è un diritto, averla informata è un obbligo”) il team inglese si era messo a lavorare per difendere la decima posizione in classifica di Egan Bernal dal attacco di Johannessen, 11°. Invece la realtà, probabilmente, era ben diversa. Gli inglesi lavoravano per Ganna, che poi al traguardo ha chiuso al 5° posto, primo del gruppo. E meno male per noi italiani che c’è lui altrimenti si potrebbe ammainare la bandiera. La scelta tattica della sua Netcompany, invece, è discutibile perché se ti metti a tirare devi poi ottenere il risultato. E il piazzamento di Pippo non è certo sufficiente a giustificare la tattica.

La Uae gode e ringrazia

In tutta questa confusione chi si frega le mani è la Uae che, invece di essere messa sotto pressione, ha trovato chi gli ha fatto il lavoro. La squadra di Pogacar, che prosegue indisturbato nel suo dominio in giallo, è già la più forte; se trova avversari che corrono così può solo che far festa. Ha proprio ragione Enrico Zaina: “In gruppo vedo corridori convinti di inseguire un sogno. Peccato che quel sogno abbia già un padrone e che gli altri, troppo spesso, si accontentino delle briciole facendo finta che sia un banchetto”.

Domani riposo

Lunedì 13 la Boucle si concede il primo giorno di riposo. La corsa riprenderà martedì con la Aurillac-Le Lioran di 167,6 km e 3.800 metri di dislivello. 

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