VERBANIA – Sono due le probabili novità intorno alle quali ruoterà domani mattina, 19 giugno, l’avvio dell’udienza preliminare-bis del processo per la tragedia della funivia del Mottarone.
Rimodulare i capi d’imputazione
I legali delle difese (Pasquale Pantano per Luigi Nerini, Andrea Da Prato e Salvatore Pino per Enrico Perocchio, Marcello Perillo per Gabriele Tadini, Federico Cecconi e Paolo Corti per Martin Leitner, Stefano Grassani e Paolo Siniscalchi per Peter Rabenser) chiederanno, secondo quanto si apprende, una ulteriore rimodulazione dei capi di imputazione. La tesi dei difensori è che la nuova richiesta di rinvio a giudizio ha certamente accolto gli aspetti fondamentali dell’ordinanza con cui il Gup della prima udienza preliminare, Maria Rosa Fornelli, ha restituito nell’ottobre dello scorso anno il fascicolo alla Procura, “ma – spiegano i legali – ci sono alcuni aspetti ancora da sistemare”. La riscrittura parziale delle accuse ha portato all’esclusione delle ipotesi di reato che riguardavano gli infortuni sul lavoro, e quindi all’uscita di scena delle due società, Ferrovie del Mottarone e Leitner. Le accuse sul tavolo dei Gip sono ora, a vario titolo, attentato alla sicurezza dei trasporti, disastro colposo, omicidio colposo, lesioni colpose e, solo nei confronti di Tadini e Perocchio, anche falso.
L’altra novità – su cui i legali mantengono uno stretto riserbo che si scioglierà forse domani mattina in tribunale – è il concretizzarsi della possibilità del patteggiamento, almeno per quanto riguarda la posizione di Tadini, l’unico imputato che fin dall’inizio ha ammesso le proprie responsabilità. Nessuno al momento si sbilancia, ma è noto che nelle scorse settimane la difesa dell’ex caposervizio della Funivia, sul tema di una possibile definizione, ha riallacciato il dialogo con l’accusa che si era interrotto al tempo scorsa udienza preliminare.
Il nuovo procuratore capo
Alcune novità anche per quanto riguarda le figure che ricopriranno i vari ruoli in aula. Intanto il Gup, il cui ruolo è stato assunto per questo processo dal giudice Gianni Macchioni, presidente del Tribunale di Verbania. E una novità sostanziale anche per l’accusa: trasferita a Milano la Pm Olimpia Bossi, che è stata colei che ha costruito per anni l’impianto del processo con grande caparbietà, in aula ci sarà il nuovo procuratore capo Alessandro Pepè, accompagnato dalla sostituta Laura Carrera, che è rimasta l’unico elemento di continuità tra l’attuale stadio del procedimento e quel 23 maggio 2021, il giorno della tragedia costata la vita a 14 persone. A proposito delle vittime, i familiari dei quattordici morti che, essendo stati risarciti da Leitner e dalla assicurazione di Nerini, avevano rinunciato a costituirsi parte civile, sono stati nuovamente riconvocati, e dovranno confermare la propria posizione. Si tratta in tutto di 79 soggetti. A loro vanno aggiunti gli enti: Regione Piemonte e Comune di Stresa che erano stati ammessi come parte civile e l’associazione dei consumatori Codacons che non era stata ammessa.
Le vittime varesine
Alla ulteriore evoluzione del processo di Verbania guardano anche i parenti delle cinque vittime della strage che vivevano in provincia di Varese: Vittorio Zorloni, 55 anni, insieme alla compagna Elisabetta Persanini, 38 anni, e al figlio Mattia di sei, residenti a Vedano Olona; e i fidanzati Silvia Malnati e Alessandro Merlo, 27 e 29 anni, che vivevano al quartiere San Fermo di Varese. Negli ormai quattro anni del processo, proprio la mamma di Silvia Malnati, Vincenza Minutella, ha sempre seguito le udienze, anche dopo aver rinunciato alla costituzione di parte civile. In una delle ultime udienze, nello scorso autunno, parlando con i giornalisti aveva detto: “Alla fine i condannati siamo noi, a vita. La nostra vita è fatta di rabbia e di dolore per come sono andate le cose”.
Ettore Colli Vignarelli
