VERBANIA – Dopo la sentenza che giovedì ha scritto la parola fine alla vicenda giudiziaria della tragedia della funivia del Mottarone, quali sono le partite ancora da definire?
La prima è certamente quella della sorte dei tre imputati che hanno patteggiato. Le decisioni del giudice diventeranno definitive entro 15 giorni, dopodiché saranno notificate ai diretti interessati. Per i tre imputati che hanno ottenuto l’applicazione del patteggiamento resta da calcolare lo sconto del cosiddetto “pre-sofferto”, cioè dei giorni già trascorsi in carcere o agli arresti domiciliari: pochi giorni per Nerini e Perocchio (di fatto solo quelli della carcerazione preventiva) cinque mesi e 25 giorni per Gabriele Tadini. Una volta ricalcolato l’ammontare esatto della pena applicata, i diretti interessati dovranno entro 30 giorni comunicare al tribunale di sorveglianza la modalità con cui intendono scontare la pena. La soluzione più diffusa in questi casi è quella della richiesta di affidamento in prova, il che significa che l’imputato che ha patteggiato dovrà sottostare a una limitazione dei suoi spostamenti territoriali (nel caso dei tre condannati di questo processo, non potranno uscire dalla regione Piemonte) e sarà tenuto a rispettare una limitazione oraria dei suoi spostamenti durante la giornata. In più normalmente viene inserita un’attività di volontariato di servizio sociale.
L’altra partita da definire riguarda alcuni aspetti civilistici. Uno è il contenzioso tra Luigi Nerini e il comune di Stresa. Il concessionario aveva aperto nel novembre del 2022 una causa presso il tribunale civile di Verbania, per ottenere una somma di circa un milione e centomila euro, corrispondenti ai canoni che il Comune avrebbe dovuto versare, dal 2021 al 2028, alla società che aveva anticipato la somma per i lavori di ristrutturazione. L’amministrazione di Stresa, dopo la tragedia, aveva interrotto i pagamenti. In primo grado il tribunale diede torto a Nerini, che annunciò il ricorso in appello. Da allora non se n’è saputo più nulla.
Un altro tema è quello del risarcimento dei danni al comune di Stresa, che era parte civile nel processo. Secondo quanto dichiarato dalla sindaca Marcella Severino e confermato dal legale del Comune, l’avvocato Riccardo Tacca di Novara, l’ente aveva rifiutato una proposta di risarcimento di 115.000 euro avanzata da Leitner (una cifra analoga a quella invece accettata dalla Regione Piemonte). Ora, con la conclusione del processo, qualsiasi richiesta di risarcimento non potrà che passare attraverso una specifica causa civile.
Infine un ultimo aspetto tutto da capire: la società Leitner ha sempre ripetuto di aver deciso di versare i risarcimenti per solidarietà con le vittime, pur proclamando la sua estraneità ad ogni responsabilità (cosa in effettui acclarata dalla sentenza), e con l’intenzione di rivalersi sui “veri responsabili”. Cosa farà ora il colosso altoatesino degli impianti a fune? Secondo quanto si apprende la questione è ancora da definire. Se ne parlerà dai prossimi giorni, forse già all’inizio della prossima settimana.
Ettore Colli Vignarelli
