Trump, Putin e l’Europa col cerino in mano

putin trump europa
Vertice dei leader europei convocato da Macron per rispondere a Trump

di Gian Franco Bottini

Ci voleva Trump per farci capire quanto l’Europa fosse oramai considerata un “brand” fuori moda nella vetrina internazionale? Ci stiamo parlando addosso da decenni senza aver mosso un passo determinante nella direzione di dare all’Unione Europea le sembianze di una entità coesa, dotata di riconosciuta e determinante rappresentatività.

Una sembianza diversa da quella attuale che ci assimila a un condominio con 27 inquilini impegnati più che altro ad affermare il peso specifico dei propri millesimi di proprietà, per “fottersi” a vicenda e fare i propri particolari interessi nei cortili adiacenti. Se esistesse una Borsa della politica, la scorsa settimana l’Europa sarebbe stata messa fuori dal listino per “eccesso di ribasso”.

Nel giro di pochi giorni Trump ci ha spedito qui, in casa nostra, un paio di suoi gregari per dirci ripetutamente sul muso quanto poco contiamo, quanto dobbiamo spendere per armarci e fare a meno di lui, quanto siamo antidemocratici (da che pulpito!) e quanto nel prossimo futuro dovremo subire decisioni prese laddove noi non ci saremo. In pratica per dirci che sullo scacchiere internazionale oramai siamo poco più di “pedoni” che nel futuro dovremo fare da soli, con ciò smantellando di botto quel concetto di Occidente sul quale, dalla seconda guerra mondiale in poi, ci siamo appisolati contando sull’ombrello protettivo di una America che, a quanto pare, oggi non c’è più.

Ci saremmo potuti attendere l’immediata reazione dell’Europa, con delle prese di posizione che dimostrassero almeno un simulacro di compattezza; non fosse altro che per difendere la nostra dignità di fronte alla rozzezza di certe affermazioni e a certi atteggiamenti di chi ci parlava, più da “bulli” che da diplomatici. Nulla di tutto ciò; flebili rimostranze di qualche primo ministro con l’ovvio silenzio anche della nostra Première, quasi si fosse subito un improvviso ed inatteso pugno da ko. Solo dopo qualche giorno lo scalpitante Macron ha fatto quello che avrebbe dovuto fare il Presidente U.E. convocando un ristretto (?) gruppo di premier per discutere della situazione, nell’ambito di un incontro al quale, in un primo momento, una probabilmente offesa Von der Leien non aveva assicurato la presenza (così come la Meloni stessa). Un’altra dimostrazione, se ce ne fosse stato bisogno, dell’inconsistenza politica di una Europa burocratica, dove i ruoli apicali non vengono coperti con la dovuta personalità e con la rapidità richiesta dalla politica. Una Europa che, di fronte a questa nuova America, se non spaventata pare sicuramente poco lucida.

Si è successivamente visto che ciò di cui stiamo parlando non era altro che la fase di “riscaldamento” per la vera partita che sarebbe stata giocata qualche ora dopo, in un incontro bilaterale Russia-Usa sul tema Ucraina, con l’Ucraina stessa assente e ovviamente con l’Europa nemmeno consultata. Possiamo dire che in poche ore, come si è già detto, si è liquefatto l’Occidente che, con l’America in testa, ha sostenuto la guerra “per conto” fatta dall’Ucraina in difesa dei valori della democrazia, messi in discussione dall’aggressione russa.

Trump (quindi l’America) ha successivamente accusato Zelensky di aver voluto la guerra per non aver aperto le porte all’esercito russo, ha richiesto il reintegro degli aiuti ricevuti (con le terre rare sullo sfondo), ha fatto trapelare un possibile accordo Russia-America per la chiusura della questione, come se le decisioni sul futuro dell’Ucraina e del suo popolo (con i suoi morti) fosse solo un affar loro. A quanto traspare ciò che importa a Trump è ripristinare gli interessi americani con la Russia, usando nella transazione una moneta che si chiama Ucraina. In parole povere, e osservando il nuovo gruppo di comando d’oltre oceano, si potrebbe dire: ”oligarchi” russi e americani alla ricerca di un loro nuovo equilibrio di potere.

E l’Europa e l’Italia? Molto semplice: con il cerino in mano e la necessità di uscire presto dallo sgomento, per trovare soluzioni e bruciarsi le dita il meno possibile. Trump e Putin, questo è oramai chiaro, hanno il medesimo obiettivo: quello di far esplodere l’Europa in 27 pezzi per relazionarsi separatamente con ognuno di loro; se la cosa riuscirà loro, l’U.E. ritornerà a scannarsi al suo interno sulla “misura dei cetrioli” ma, per ciò che realmente conta, sarà una navicella in balia del vento.

La nostra Première (quindi l’Italia) per il momento tace (e fa bene) ma ancora per poco, perché un bivio è di fronte a lei. Da una parte continuare a far la “cocca” di Trump con il rischio di essere prima o poi “bullizzata” e messa in precario equilibrio nell’ambito del contesto europeo, dove fin’ora ha ben lavorato (vedi Fitto); dall’altra parte avere un ruolo rilevante nell’inevitabile tentativo, che l’Europa dovrà rapidamente fare, nel serrare le proprie fila per ritrovare un “posto al sole” nello scenario internazionale. Una scelta determinante.

Se “non tutti i mali vengono per nuocere”, Trump potrebbe aver dato ai Paesi Europei una grande svegliata, come con un secchio d’acqua gelata lanciato sulla faccia.

trump putin europa – MALPENSA24
Visited 263 times, 1 visit(s) today