di Massimo Lodi
Smaltito lo shock dopo la sconfitta in Liguria? A sinistra non ne sono sicuri. Mettono in conto, of course senza dirlo, un pari nella doppia elezione regionale di domani-lunedì: sconfitta in Umbria, vittoria in Emilia Romagna. Sarebbe il minimo dazio da pagare nel momento no. Anche i tetro-ombrosi fidano nella riconferma là dove resiste da sempre la roccaforte progressista, confortati dai sondaggi (per quanto i sondaggi pesino, visti gli ultimi exploit). Se fosse espugnata, ne seguirebbe uno scompiglio dentro il Pd, con esplicito j’accuse verso la segretaria che a livello amministrativo ha sempre perso, fatta eccezione per la Sardegna dove sostenne la grillina Todde. E s’imporrebbe il pericoloso cambiamento in corsa, essendo calendarizzate l’anno venturo elezioni locali di grand’importanza. Guai a perpetuare la fila degli smacchi.
Dunque in Emilia Romagna il campo largo o vince o muore for ever. Stavolta sarà largo davvero, perché sotto spoglie civiche ci saranno renziani e centristi di contorno. In Umbria (medesima squadra) si spera nel capolavoro/miracolo, tale sarebbe qualora venisse battuta la candidata del centrodestra favorita dal pronostico. Meloni, sicura d’imporsi, è di persona salita sul podio propagandistico nei giorni scorsi, al contrario della scelta dedicata all’altro territorio di gara. Come dire: m’intesto la probabile vittoria in Umbria, prendo le distanze dal probabile ko in Emilia Romagna.

Ma a destra son comunque già fieri d’aver conquistato la Liguria. Venisse pure l’Umbria, evviva. In ogni caso, da uno 0-3 vaticinato dagli analisti politici fino a due mesi fa, si è per ora sull’1-0. Nell’ipotesi d’un 2-1, ecco il motivo utile a sottolineare il gradimento popolare verso il governo, perché tale risulterà l’interpretazione del verdetto. Nell’ipotesi d’un 1-2, ecco pronta la giustificazione: è andata meno peggio delle previsioni, dunque siamo meglio di quanto molti pensano. Nell’ipotesi d’un 3-0, ecco l’inevitabile l’annatevene a casa tutti, come si dice al Sacro Monte. E non fatevi sentire per un pezzo.
In ogni caso: qualunque sia il risultato finale/complessivo, a Chigi non temono conseguenze. Vale di più il rimbalzo positivo della vittoria americana di Trump che l’eventuale disdoro da un tris regionale chiusosi con la supremazia degli avversari. Non solo: la partita al momento cruciale è l’insediamento di Fitto a vicepresidente della Commissione Ue e titolare di Pnrr e Coesione, auspicato da Mattarella a pro dell’Italia intera e non d’uno schieramento di parte. Alla Schlein il Presidente chiede di fare l’opposto di quanto fece a suo tempo l’underdog, contraria ad appoggiare Gentiloni nell’esecutivo di Bruxelles 2019. C’è nazionalismo e nazionalismo. C’è praticità e praticità. C’è senso dello Stato e senso dello Stato.
I risultati d’Umbria ed Emilia Romagna, salvo l’improbabile default di Pd e soci a Bologna/dintorni con relativo sconquasso, lasceranno ibernata la situazione a sinistra, dove s’attendono in ambasce le decisioni della costituente M5S, la prossima settimana. Lì si capirà se Conte vuol far da solo, tenendosi le mani libere, o stare in compagnia, legandosi alla cordata di cui è guida la segretaria Dem. Il verdetto lascerà ibernata pure la situazione a destra, dove la bocciatura dell’autonomia differenziata dai giudici costituzionali ha regalato a Meloni e Tajani un vantaggio su Salvini all’apparenza incolmabile. Per ora nessun referendum, prudente rinvio del premierato per tema di ritorsioni leghiste, e lavorìo di corridoio a un rimpasto di governo che verrà. Deve venire. Non può che venire entro la primavera ’25.
