Da Besnate a Malpensa, Unicomal: «Espansione selvaggia della logistica»

Il Campagnone di Tornavento

MALPENSA – I capannoni a Tornavento e il progetto di Cairate, ma anche i piani di Ferno, Besnate o Robecchetto: «Il continuo sorgere e diffondersi nella nostra provincia, e in quelle vicine, dei progetti di poli logistici e commerciali è allarmante». Sono le parole di Unicomal, che lancia l’accusa: «È evidente che siamo circondati sempre più da luoghi a vocazione trasportistica il cui epicentro è l’aeroporto di Malpensa».

«Crescita disordinata»

L’Unione Comitati Malpensa parla di una «crescita disordinata che comporta un continuo consumo di suolo, tragica conseguenza della mancanza di una legge che limiti questo dannoso fenomeno». Cita, appunta, «il maxi-polo logistico di Tornavento di 312.000 mq (equivalente a 40 campi di calcio), il progetto di 90.000 mq a Cairate, il polo logistico di Ferno di 66.000 mq, l’area logistica di Robecchetto 94.000 mq, l’area produttiva logistica di Besnate». Mentre, «per il momento solo il progetto di 80.000 mq di Pernate sembra sospeso». L’affondo: «I sindaci dei comuni coinvolti sono ben felici di riscuotere gli oneri di urbanizzazione di queste aree, anche se il nostro territorio, in particolare l’intorno aeroportuale, è già pieno di zone cementificate e dismesse che potrebbero svolgere tale funzione». E ancora: «Non sarebbe meglio sfruttare queste zone dismesse, ormai già compromesse dal punto di vista ambientale, piuttosto che impermeabilizzare sempre più suolo i cui servizi ecosistemici sono ancora preziosi?». Basti pensare, dicono, «al contrasto al riscaldamento climatico, all’assorbimento idrico in caso di maltempo, allo scambio gassoso atmosferico per capire che il suolo è un nostro alleato in termini di sicurezza e di salute ambientale e deve perciò essere risparmiato, rispettato e tutelato, affinché possa garantirci una vita sana». Senza dimenticate che «il traffico su gomma prodotto attorno a questi poli si aggiungerebbe a quello già poco sostenibile esistente, aumentando l’inquinamento atmosferico e i problemi alla circolazione».

«Espansione selvaggia»

Molte zone logistiche pochi anni dopo la loro costruzione «sono state abbandonate e ridotte ad aree dismesse proprio da chi vi ha investito, perché non le ha più ritenute redditizie, con buona pace di chi vi lavorava». E, sempre a proposito di occupazione, «ricordiamoci che quella offerta da queste aree è troppo spesso precaria e di scarsa qualità». In conclusione, «questa espansione selvaggia della logistica comporterebbe benefici irrisori alla maggior parte della popolazione e accontenterebbe solo una minoranza di soggetti che hanno interesse a portare avanti una politica industriale e trasportistica ai danni dell’ambiente e del territorio». Una situazione, dunque, che «evidenzia l’urgenza di una legge nazionale sul consumo di suolo, dove enti e istituzioni comunali, regionali e parchi regionali e nazionali ne garantiscano il rispetto e l’applicazione».

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