di Ivanoe Pellerin
Cari amici vicini e lontani, quando il nostro Ministro degli Esteri Tajani aveva annunciato l’intenzione di proporre, durante il prossimo Consiglio Affari Esteri dell’Ue, l’inserimento dei pasdaran nella lista europea delle organizzazioni terroristiche, l’Iran ha convocato l’ambasciatrice italiana a Teheran, per quelle che i media di Stato iraniani hanno definito «affermazioni irresponsabili». Qualora l’ipotesi di sanzionare le Guardie Rivoluzionarie dovesse concretizzarsi in sede europea, il governo iraniano avrebbe invitato l’Italia a riconsiderare quello che viene definito un atteggiamento «avventato» nei confronti della Repubblica islamica. A questo punto mi è venuto in mente di dare uno sguardo più da vicino a questo non lontano paese che si affaccia sul mare nostrum
L’Iran è uno Stato dell’Asia situato all’estremità orientale del Medio Oriente, copre un’area grande come Regno Unito, Francia, Spagna e Germania messi insieme ed ha una popolazione di circa 92 mln. di abitanti. L’Iran ospita una delle più antiche grandi civiltà del mondo, con insediamenti storici e urbani risalenti al 7000 a.C. Il gruppo etnico maggioritario è rappresentato dai persiani con qualche minoranza etnica come gli azeri e i curdi. La sua storia è molto lunga e complessa, storia che richiederebbe molto tempo per essere raccontata. Partiamo dunque dal 1906, quando la rivoluzione costituzionale persiana portò alla nascita di un Parlamento, noto come Majlis, e ad una monarchia costituzionale, alla quale succedette nel 1921 l’autoritaria dinastia Pahlavi riconfermata, dopo un “esperimento democratico”, dall’intervento di Regno Unito e Stati Uniti nel 1953. Pensate che la prima occasione nella quale si riunirono i cosiddetti “Tre Grandi” (Stalin, Roosevelt e Churchill) durante la Seconda Guerra Mondiale per una conferenza identificata nei documenti con il nome in codice “Eureka”, fu proprio a Teheran dal 28 novembre al 1°dicembre 1943.
Nel 1979 l’ayatollah Khomeini guida la rivoluzione islamica che rovescia lo Scià che era stato un grande amico degli USA, un alleato dell’Occidente e che aveva tentato la modernizzazione del paese. Khomeini abbatte Reza Pahlavi e lo sostituisce con la “repubblica” islamica. È almeno strano che un sacerdote dell’islam sciita fondamentalista, reazionario e oscurantista abbia scelto per designare il suo nuovo regime politico una parola che appartiene alla nostra cultura: repubblica. Un termine che appartiene alla storia di Roma e poi alle due rivoluzioni democratiche della fine del ‘700, quella americana e quella francese. È curioso che un regime che odia l’Occidente, che ci considera “il demonio”, una civiltà peccaminosa e decadente, abbia preso in prestito un termine “nostro” per descrivere il proprio sistema politico. La rivoluzione procedette poi ad eliminare tutti gli oppositori e coloro che avevano collaborato con il governo dei Pahlavi con torture ed esecuzioni in piazza, come usa fare anche oggi.
Questo è l’inizio di una storia che ci riguarda un po’ tutti poiché sta consumando tutte le sue tragedie anche a Gaza e dintorni: Hezbollah, Hamas e gli Houti dello Yemen sono tutti protetti, armati e guidati da Teheran. Il regime che oggi ha come giuda suprema l’ayatollah Khamenei ha tre obiettivi espliciti, non suggeriti, dichiarati: distruggere lo Stato di Israele, cacciata dell’America dal Medio Oriente e ripristinare i luoghi sacri dell’islam sotto la vera fede, cioè invadere l’Arabia Saudita per conquistare la Mecca e Medina. Questo spiega l’avvicinamento del mondo arabo sunnita, moderato e conservatore a Israele, la simpatia di questi paesi agli accordi di Abramo e di conseguenza il massacro del 7 ottobre, proprio per contrastarli.
Le stragi commesse dal teocrate dell’Iran contro le manifestazioni dei giorni scorsi paiono essere davvero tragiche. Si parla di oltre 10.000 morti ma il Time afferma che sono più di 30.000. Le fotografie dei familiari che cercano i loro cari fra i sacchi neri ammassati nelle sale o nelle palestre delle scuole hanno fatto il giro del mondo. Di fronte all’eccidio Trump aveva minacciato un intervento militare.
Ricordo che con 209 mld di barili nascosti nel sottosuolo la Repubblica Islamica controlla la terza più grande riserva di petrolio del mondo dopo Venezuela e Arabia Saudita. Grazie all’estrazione di circa 3,2 mln di barili al giorno è anche il sesto produttore mondiale. Per bloccare il petrolio iraniano basterebbe bombardare il terminal dell’isola di Kharg. Colpendo il terminal petrolifero gli USA reciderebbero la vena giugulare del paese, bloccando un flusso di sette mln di barili al giorno. Altri probabili obiettivi potrebbero essere i due quartieri generali delle Guardie Rivoluzionarie a Teheran, il Nasser-e e il Quds-e. Potrebbe essere un’operazione chirurgica ma questo probabilmente non basterebbe a decapitare il regime di Teheran, visto la complessità del potere iraniano forse in grado di sopravvivere anche all’eliminazione della Guida Suprema.
In ogni caso i mercati finanziari nel mondo assegnano una elevata probabilità al nuovo round di scontri, all’ operazione militare americana in Iran. In particolare non ha suscitato sorpresa ma allarme il fatto che la portaerei Lincoln, che si trovava nel Pacifico, sia arrivata nelle acque del Medio Oriente, circondata da una flotta di notevoli proporzioni. E ora è entrata nella cosiddetta modalità fantasma, un termine tecnico militare che indica quando spengono tutto e diventano invisibili dal punto di vista elettronico. Di solito è così che si fa quando si sta per preparare un attacco. Trump a suo tempo aveva minacciato un castigo contro gli ayatollah se avessero continuato a spargere sangue. Oppure questa potrebbe anche essere semplicemente una prova di forza, una intimidazione per costringere il regime a cessare le stragi di civili e magari anche a operare un cambiamento interno. Difficile a dirsi.
Cari amici vicini e lontani, come è noto, Trump non predilige le operazioni di cambio di regime come quelle che ebbero esiti infelici ai tempi di Bush (Iraq) e Obama (Libia). Preferisce condizionare i regimi, perché cambino le loro politiche (forse). In ogni caso, la sensazione è che la questione iraniana sia ben lungi dall’essersi chiusa e sarà dunque Trump e il suo fedelissimo Segretario di Stato Marco Rubio, lo stesso che ha sostenuto che Maduro poteva essere rimosso senza iniziare una guerra, che arriveranno a decidere circa la situazione iraniana.
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