VANZAGHELLO – «Non ce la faccio più. Dopo due anni, la prospettiva di trascorrere un altro inverno nei boschi mi atterrisce». Per lui, sarebbe il terzo. Da passare in tenda, nel bosco, a due passi dall’abitato ma lontanissimo dalle comodità quotidiane. E per lui, che ha 58 anni e diversi problemi di salute, tutto questo risulta sempre più difficile da affrontare, non solo sul piano fisico o materiale. Unica compagnia, i due amatissimi cani e qualche gatto, oltre a qualche animale selvatico di passaggio.
Massimo Callegari (nel riquadro in alto) ha avuto un assaggio dell’ennesima brutta stagione da vivere all’aperto qualche notte fa, quella segnata dal vento forte. «La tenda dove vivo dal 2023 ha rischiato di essere spazzata via – racconta – Nemmeno la stufa restava accesa. I miei cani piangevano, il vento passava molto veloce tra gli alberi, come un ventilatore che smuove l’aria a destra e a sinistra. Da pelle d’oca, soprattutto quando senti i rami che cadono sulla tenda e qualche albero vecchio che si spezza e cade: senti il tonfo, poi all’improvviso tutto si ferma, allora inizi a respirare per qualche secondo, poi tutto ricomincia da capo».
Accampato a Vanzaghello dal 2023
I problemi di salute sono seguiti a quelli familiari, culminati in una condanna per maltrattamenti e, quel che più gli pesa, la rottura con i figli, che non lo vogliono più vedere («ma li ho già perdonati, insieme a mia moglie»). Fino a perdere lavoro, casa, relazioni. E subire pure qualche raggiro, fra tante illusioni e qualche gesto di generosità, dato e ricevuto. «Dopo tre anni meriterei pace e riposo. Mi accontento di poco, cerco sempre un alloggio per me e i miei cani, che sono inseparabili. La disponibilità economica ce l’ho, manca quella di tanti proprietari di case che non vogliono saperne di animali». Massimo ha scoperto che c’è perfino un gruppo social di persone che condividono le difficoltà nel trovare una casa in affitto perché vivono con animali o bambini. Limiti di un mondo sempre più chiuso ed egoista, lo stesso da cui lui si è tirato fuori, assai più per necessità che per volontà, accampandosi alla bell’e meglio ai margini di Vanzaghello.
Callegari affida pensieri, sfoghi, appelli al proprio profilo social, tra una foto e l’altra di cani in cerca di una casa in tutta Italia. «Per arrivare ad oggi – si legge in uno degli ultimi post – ho dovuto perdonare tutto il male ricevuto, perché se non l’avessi fatto forse avrei commesso qualcosa di brutto. Ma ho capito che se sei innocente non devi causarti problemi per la rabbia del tradimento, o perché ti hanno rubato i soldi o perché, cosa peggiore, ti hanno distrutto umiliato e deriso». «La notte ora è fredda peggio dell’anno scorso – scrive in un altro – La stufa non posso metterla a due perché si muore dal caldo e perché sprigiona più fumo e quando mi pulisco il viso con le salviettine sono nere, quindi vuole dire che ne respiro molto».
«Mi basta poco, eppure mi dicono sempre no»
Un paio di settimane fa, si è riaccesa una speranza. «Dopo quattro anni ho riacquistato la mia libertà sia psicologica che fisica: dopo avere visto la mia condotta, il giudice di sorveglianza ha deciso che il carcere non serve. Nessuna restrizione, solo un percorso psicologico che avverrà quando ci sarà l’udienza e quindi possono passare da un anno a… boh, l’importante è che ora psicologicamente sia più libero, i miei pelosetti e amiciotti resteranno sempre con me e questo è importante».
Adesso, però, deve fare i conti con la salute – «devo fare esami urgenti perché c’è il pericolo dialisi e, se fosse così, il problema è veramente critico» – e con l’eterna ricerca di un tetto vero. «Una piccola casetta indipendente, piccola proprio, dove stare con Zaira e Missy, i miei cani. Sembra incredibile, ma non riesco a trovarla. Solo tante cazzate, la cosa peggiore però resta che, nonostante io possa pagare l’affitto, nessuno si è mai fatto avanti per propormi qualcosa».
Supermercato evacuato per un principio di incendio al centro commerciale di Vanzaghello
