VARESE – Non si può parlare di una Lega dentro la Lega. O forse sì. Vero è però che quando di mezzo c’è (ancora e sempre ci sarà) Bobo Maroni, si deve parlare di Lega. Punto e basta. Però, “Gli Amici di Bobo” ora sono una realtà e si sono dati appuntamento in un ristorante varesino (non un locale del centro cittadino, qualcosa di più barbaro e meno ingessato). E questo tavolo, per quanto informale, è già di per sé una notizia.
Stay tuned
La seconda notizia è che la serata non era aperta. Nel senso che non c’era tutta la Lega. Ma soprattutto non c’erano solo leghisti. Tanto che della cena avvenuta venerdì sera, a due anni esatti dalla morte di Maroni, ne parlano di più gli assenti che i presenti. E che le bocche di chi ha partecipato sono cucitissime lo conferma un maroniano di provato “rito ambrosiano” il quale non scuce il becco di un commento sulla serata e davanti alla domanda: “Cosa sta nascendo?”, risponde – alla memoria di Bobo – «stay tuned».
Certo è che nel nome del Barbaro sognante c’erano un ministro, Giancarlo Giorgetti e il governatore della Lombardia Attilio Fontana. Ma non solo. Gli altri “Amici di Bobo” però vengono tenuti sotto coperta. Chi invece non si nasconde – dopo che l’appuntamento di venerdì è stato sgamato, però – è Marco Pinti, leghista di lunga data, cresciuto nel nome di Bossi e di Maroni e colui che ha organizzato la serata.
«Una cena, tutto qui». Davvero tutto qui?
«Una cena che ho voluto organizzare perché Bobo ci manca, tutto qui. Più passa il tempo e più sentiamo quel vuoto. Manca l’amico, il politico, il leghista che sapeva sempre aiutarci a capire il nostro tempo da un punto di vista originale e profondo al tempo stesso. Per questo ho radunato un po’ di amici che con Bobo hanno condiviso una parte della loro vita. Una serata di ricordi, risate, riflessioni e qualche idea, dove al tavolo non c’erano esponenti politici ma uomini e donne che grazie alla Lega, e a Bobo, sanno che ciò che conta davvero è soltanto ciò che riesce a farci sentire a casa».
Una cena e basta? Difficile credere che non ci sia un seguito. «Un gruppo di amici di Bobo che si ritrova a due anni dalla sua scomparsa rappresenta già, in un certo senso, un seguito. Come una strada, qualcosa che cresce quanto più si allontana».
