VARESE – L’Archivio del Moderno aprirà ad aprile 2027. Ma non sarà il primo spazio dell’ex Caserma Garibaldi a diventare fruibile dal pubblico. «Siamo in una fase molto avanzata del cantiere – ha detto il sindaco Davide Galimberti – contiamo molto prima di attivare alcuni spazi». Parole pronunciate in occasione della firma tra Comune di Varese, Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana e Soprintendenza Archivistica e bibliografica della Lombardia per l’insediamento di parte dei fondi dell’Archivio del Moderno all’interno dell’ex Caserma. Accordo siglato stamattina – venerdì 4 settembre – a Palazzo Estense, in seguito ad un sopralluogo nella struttura (nel video qui sotto).
L’Archivio nell’ex Caserma
La firma rende concreto uno degli elementi più qualificanti della trasformazione dell’ex caserma nel nuovo polo culturale cittadino. L’Archivio del Moderno è specializzato nella conservazione, nello studio e nella valorizzazione di archivi e documenti legati all’architettura, all’ingegneria, al design, all’urbanistica e alle arti visive. Varese ospiterà così un centro di ricerca e produzione di nuova conoscenza, capace di mettere in relazione la città con una rete universitaria e culturale di livello internazionale. L’Archivio del Moderno custodisce infatti un patrimonio di grande valore, composto da numerosi fondi e archivistici di architetti, ingegneri, urbanisti, designer e protagonisti della cultura del Novecento. Ad oggi conta più di 70 fondi, tra cui 8 che arriveranno a Varese, legati a grandi architetti italiani: fondo Emilio Battisti; fondo Giandomenico Bellotti; fondo Leonardo Fiori; fondo Ignazio Gardella, Monumento ai caduti di Brescia; fondo Anna Gili, Mostra “Nuovo Bel Design”; fondo Giancarlo Iliprandi; fondo Lotus International; fondo Vittoriano Viganò. «Andremo a sviluppare un’attività di ricerca e valorizzazione in favore della comunità di Varese, della Lombardia e dell’Italia – ha anticipato il direttore dell’Archivio del Moderno Nicola Navone – gli spazi saranno aperti agli studiosi e gradualmente al pubblico. L’idea è quella di far vivere gli archivi: conservare è importante, ma è importante la conservazione se legata alla valorizzazione scientifica». La sede, i cui spazi sono già pronti nel piano sottotetto dell’ex caserma – sarà allestita entro il 30 aprile 2027.

Il dialogo con la Svizzera
«È un risultato importante per la nostra città e per il nuovo polo culturale che sta nascendo in piazza Repubblica – ha osservato il sindaco Davide Galimberti – possiamo classificare questo intervento tra i più importanti a livello lombardo per dimensioni, importanza e qualità». Ha quindi aggiunto l’assessore alla cultura Enzo Laforgia: «Sarà una presenza importante in una posizione strategica vicino all’università. Ricerca, architettura, storia e cultura possono diventare strumenti per leggere e interpretare anche la trasformazione della nostra città». Ha fatto pervenire il suo saluto il presidente della Regione Attilio Fontana. «Un risultato che valorizza un patrimonio culturale di grande rilievo e i legami tra Varese e il Canton Ticino, territori uniti da relazioni storiche, culturali e istituzionali profonde». Per l’Università della Svizzera Italiana era presente Gabriele Balbi, già rettore ad interim. «Siamo molto contenti che archivio moderno venga in questi spazi molto belli che abbiamo visto poco fa – ha detto – la collaborazione con il Comune di Varese e la Soprintendenza consente di trasformare una necessità legata al rientro degli archivi in un progetto più ampio, capace di mettere in relazione patrimonio, ricerca e formazione e di rafforzare i legami scientifici e culturali tra Svizzera e Italia». Soddisfazione anche per l’architetto e docente Usi Riccardo Blumer, molto legato al territorio varesino. «9 anni fa c’erano 12 possibilità di posizionare la sede italiana dell’Archivio. L’offerta di Varese ha spiazzato tutti gli avversari per mia grande gioia e per gioia dell’accademia per questa vicinanza incredibile con Mendrisio».

Il ruolo della Soprintendenza
«Si tratta di un risultato importante fortemente voluto dalle parti – ha dichiarato la soprintendente Francesca Furst – la Caserma Garibaldi è un gioiello per come è stata ristrutturata e verrà consegnata ai cittadini. Noi come Soprintendenza vigileremo sulla conservazione degli archivi e sull’allestimento degli spazi». Presente al sopralluogo e poi alla firma anche Csbno, l’azienda speciale che si occuperò di gestire la biblioteca. «Proprio perché – ha spiegato il primo cittadino – ci sarà un rapporto sinergico tra tutti i soggetti per far sì che i 9000 metri quadrati nell’ex caserma dedicati alla cultura possano vivere nella massima pienezza». La presidente Maria Antonia Triulzi ha così conosciuto i “vicini di casa”. «Ci tenevamo – ha detto – questa operazione che l’amministrazione ha fatto mette veramente insieme una comunità, tra il suo passato e il suo presente».
L’ex Caserma rinasce dentro e fuori. «Da facciata cadente a riscatto per Varese»
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