VARESE – Sono di Forza Italia, ma anche no. D’accordo che quello fondato da Berlusconi è forse il partito più liberale nell’arco costituzionale, ma in provincia, da Busto a Varese, passando per il marasma di Castellanza, forse si sta un po’ esagerando con questo principio e valore di libertà. Al punto che ci sono militanti, nominati anche nei direttivi (o assemblee) cittadine di partito che però continuano a fare la propria attività politica consigliare nelle liste di elezione che… non sono di Forza Italia. Ma andiamo con ordine, partendo da Varese.
A Varese, quattro forzisti nessun gruppo
Nascerà. Il gruppo consigliare di Forza Italia nascerà sulle ceneri del Polo delle Libertà, il rassemblement centrista che alle ultime elezioni ha riunito in un’unica lista Forza Italia, ma anche Noi moderati e alcune anime di Comunione e Liberazione rimaste ancorate al centrodestra. E il capogruppo potrebbe essere Mimmo Esposito, ex commissario cittadino e mister preferenza da qualche tornata elettorale a questa parte. Faranno parte del gruppo anche Simone Longhini e Luca Boldetti. Non Roberto Puricelli, per lo meno in questo momento.
Strano. Roberto Puricelli, infatti, è iscritto a Forza Italia ed è stato nominato con l’elezione a segretario cittadino di Salvatore Leggio, nel direttivo allargato dei 30. Però in consiglio a Palazzo Estense continua a sedere tra le fila della lista (anzi, la bi-lista poiché aveva due anime) Varese Città Giardino – Grande Varese. Ora, il consigliere Puricelli verrà richiamato all’ordine dal provinciale o dal cittadino? Farà il passo di entrare nel gruppo di Forza Italia? Se lo farà, segnerà la fine del progetto politico (un po’ civico, un po’ partitico) che sostenne Matteo Bianchi nella corsa a sindaco.
A Busto, Forza Italia azzerata. Forse no
A Palazzo Gilardoni la situazione è ancor più complicata. Prima del congresso cittadino, infatti, i forzisti, se si fossero riuniti sotto un unico tetto, avrebbero potuto dare vita al gruppo più numeroso dell’assise civica e non solo dell’assise civica bustocca. Con il congresso cittadino, invece, il partito si è ritrovato azzerato tra i banchi della sala esagonale. Orazio Tallarida e Laura Rogora hanno salutato la compagnia e hanno piantato le tende nel campo dei Fratelli (non senza qualche malumore anche tra i meloniani, si dice). Gli altri forzisti in consiglio continuano a restare camuffati (alcuni anche in opposizione) in altre formazioni. Primo tra tutti Marco Lanza, esponente di Libertas, iscritto a Forza Italia, ma che continua a “militare” nella lista del sindaco Antonelli. Insomma, forzista ma anche no. Perché, ci si chiede? “Semplice – c’è chi risponde – potrebbe tornare buono per un incarico – da assegnare a Libertas – alla guida di una municipalizzata. Ma il requisito politico è che Lanza resti dov’è, ovvero alla corte del sindaco”. E il partito di appartenenza a livello cittadino e provinciale che fa? Si volta dall’altra parte.
La rivoluzione moderata troncata
A mettere un po’ d’ordine in un partito che da settimane sembra essere tornato in voga con una crescita di ingressi (in realtà quasi tutti cavalli di ritorno dal passato, recente o remoto), ci hanno provato i consiglieri provinciali della Provincia al centro. Eletti civici, hanno avuto l’ardire di mostrare il simbolo e dire che il nucleo più importante ha quale partito di riferimento quello di Berlusconi. Al netto di Alberto Barcaro e di Mattia Premazzi (Noi Moderati). E, verrebbe da aggiungere, anche se lui smentisce, di un Chicco Vettori – dicono – sempre meno forzista e sempre più vicino a Fratelli d’Italia con il fidato amico Pietro Zappamiglio, sindaco di Gorla Maggiore.
Congressi occasione sprecata
Un mettere in chiaro le cose che in molti hanno preso come un punto di partenza per sistemare quello che, oggi più di ieri, assomiglia a un guazzabuglio. In cui comandano tutti, ma nessuno guida. E i recenti congressi, dove più che ai dibattiti e ai confronti politici, si è assistito all’esaltazione del numero (incrementato) degli iscritti (come se bastasse staccare un numero record di tessere per dire che il partito è fatto, o rifatto), a distanza di poche settimane hanno il sapore di quelle feste riuscite a metà. E restituisce, sull’intero territorio, un partito frammentato, organizzato per bande o per gruppi, con molteplici direzioni a seconda della convenienza.
Per smentire questa tesi, bisognerebbe nascondere sotto il tappeto le risse (politiche) per scegliere il candidato a Saronno, dove il centrodestra (e gli ortodossi di Forza Italia) si sono fatti imporre il candidato da Librandi e dai fedelissimi (tra cui i Gilli, piaccia o non piaccia, compresi) dell’imprenditore politico saronnese, o la complicata – ma plastica – vicenda della piccola Arcisate, dove i forzisti cantano fuori dal coro della coalizione di centrodestra (come in Provincia del resto). E dove mettiamo la corrida gallaratese? Nella città dei due Galli, gli azzurri se le sono date di santa ragione e tutt’ora sono spaccati in due.
Liberalismo o tafazzismo?
Per non parlare del capolavoro castellanzese, dove in questo momento c’è un partito – Forza Italia – che sta con tre candidati: il provinciale sta con Luciano Lista, il cittadino sta con Paolo Pagani e l’area di Giuseppe Licata viene data vicina, molto vicina, a Cristina Borroni. Insomma, va bene che i forzisti si professano liberali fino al midollo, ma così, più che di liberalismo si dovrebbe parlare di tafazzismo. Dopo di che ci si chiede perché al centro ormai ci sono più partiti che elettori.
