Varese città di brutti e cattivi. E le altre?

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Piazza Monte Grappa, il cuore di Varese: davvero una città da buttare?

Per il leghista Emanuele Monti, Varese è una città pessima, governata da una amministrazione di centrosinistra che manca di una visione per il futuro. “Il sindaco promuove solo se stesso, è un grande bluff” attacca il consigliere comunale a Palazzo Estense e presidente di commissione in Regione Lombardia. Una bocciatura su tutta la linea, a parere di Monti sostenuta da sondaggi più o meno affidabili e dalla stessa cittadinanza che, addirittura, chiederebbe in massa la dimissioni di Davide Galimberti. Mah. A essere sinceri, Varese ci sembra che non se la passi poi così male sul versante amministrativo e della qualità della vita. Gli intoppi e le inadempienze gestionali e sociali esistono, è vero, ma, se non sono fisiologici, non ci risultano siano tali da meritare un voto tanto negativo e inappellabile.

La nostra è un’ opinione soggettiva, ci potremmo anche sbagliare, però l’impressione è che, per essere già ingenerosi nel giudizio, Varese non è né meglio né peggio della altre città del territorio. Con gli stessi problemi e gli stessi guai da risolvere, con una serie di cantieri aperti che la stanno comunque cambiando in meglio. Lavori in ritardo? A Busto Arsizio ci sono voluti quasi vent’anni per avviare la riqualificazione progettuale dell’incompiuta del palaghiaccio e soltanto grazie ai fondi del Pnrr. Dunque? Dunque, essendoci a Busto da decenni esecutivi di centrodestra, bisogna stare coperti e allineati. Per non dire di Gallarate, governata da un primo cittadino della Lega, scossa da gruppi di balordi che, in certe ore del giorno, stringono d’assedio il centro storico, minando la sicurezza collettiva.

Monti ricorda l’attività di spaccio in alcune zone del capoluogo, Gallarate e Busto Arsizio ne sono al contrario immuni? Facile pensare, invece, che a Saronno e Legnano, gestite dal centrosinistra, gli stessi scenari siano inaccettabili per il centrodestra: colpa di chi le amministra. Viceversa è la sinistra che punta il dito contro le giunte di destra. Una situazione kafkiana o, se preferite, pirandelliana, dove la verità è una, ma può essere anche un’altra, o tante messe assieme. Le ragioni e i torti si contrappongono a seconda delle appartenenze. Che faccia parte del gioco, è scontato. Che il gioco finisca per confondere la realtà delle cose, è altrettanto palese.

Perché la realtà è sotto gli occhi, in tutte le città della provincia di Varese e dei suoi dintorni. Chi pare l’abbia capito e cerca, nei limiti di legge e dei suoi poteri, di trovare soluzioni è il prefetto Salvatore Pasquariello, inesauribile regista del tentativo di riunire i diversi presidi istituzionali e delle forze dell’ordine per affrontare e risolvere le questioni più impellenti che attraversano le città, dallo spaccio, alla sicurezza, dagli incidenti sul lavoro, alla viabilità e all’ambiente, a tutto quanto mette a repentaglio la tranquillità collettiva. Che si ottiene, se mai si otterrà, con uno sforzo unitario, al di là degli schieramenti, delle bandiere e dei campanili.

Invece succede che ci si delegittima a vicenda, senza indicare le eventuali soluzioni, in una continua mischia per apparire migliori degli altri e, quindi, per ottenere consenso elettorale. Obiettivo che non porta da nessuna parte, essendo che i nodi sono sempre gli stessi da nord a sud. Come le modalità per definirli, visto che, per fortuna, nel nostro Paese bisogna ancora seguire la via democratica e del confronto, sia per un esecutivo di centrosinistra sia per uno di centrodestra. Il resto è soltanto propaganda partitica se non addirittura, personale. La qualcosa ottiene un unico risultato: allontanare la gente dalla politica e aumentare all’infinito la sfiducia. E mentre i partiti si azzuffano, i problemi rimangono lì, anzi, si aggravano. Manco a dirlo.

Varese, il leghista Monti attacca il sindaco Galimberti: «È solo un grande bluff»

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