Droga a fiumi a Varese e provincia. In carcere 10 albanesi. Sequestrati armi e contante 

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VARESE – La Polizia di Stato di Varese, coadiuvata dalle unità cinofile della Questura di Milano e pattuglie del Reparto Prevenzione Crimine di Milano, ha dato esecuzione ad un’ordinanza dispositiva della custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Varese su richiesta della Procura della Repubblica a carico di 10 cittadini albanesi, dediti al traffico di sostanze stupefacenti a Varese e Provincia.

Le indagini 

L’attività d’indagine, condotta dalla Squadra Mobile, ha avuto avvio nell’autunno del 2023 quando al personale della sezione antidroga, costantemente impegnato sul territorio di competenza a contrastare anche il microspaccio di stupefacenti, è stata segnalata la presenza di un pusher albanese specializzato nella consegna porta a porta delle dosi di cocaina. L’approfondimento delle seppur poche informazioni ricevute ha permesso di rintracciarlo con la sua auto, consentendo allo stesso tempo di sequestrare alcune dosi di droga nei confronti dei suoi clienti.

L’incidente in strada

L’indagine ha avuto una accelerazione quando, pochi giorni dopo, in occasione di un incidente in cui era rimasto coinvolto il veicolo guidato dal pusher, era giunto ad aiutarlo un albanese già noto per il suo coinvolgimento a livelli significativi nel traffico di droga in questa provincia. Dal prosieguo dell’attività, coordinata dalla Procura della Repubblica di Varese, sono emerse abitazioni e garage intestati a terzi soggetti compiacenti ma riconducibili all’uomo e a suo fratello, risultati, al termine dell’indagine, gli organizzatori del traffico illecito.

I due fratelli

Il modus operandi impostato dai due fratelli consisteva nel far giungere in Italia giovani connazionali che entravano sul Territorio Nazionale con regolare visto turistico, ai quali fornivano macchine intestate fittiziamente, droga, cellulari e abitazioni, corrispondendogli la somma di 5 euro per ogni dose venduta. Inoltre, al fine di evitare che le diverse forze dell’ordine impegnate sul territorio potessero intercettarli e tramite i loro cellulari identificare tutti gli acquirenti, avevano organizzato in un appartamento una vera e propria “sala operativa” dove uno dei giovani, senza mai uscire di casa, riceveva tutte le richieste di droga da parte degli acquirenti esclusivamente a mezzo whatsapp, girandole complete di indirizzi ai pusher su strada, tramite altre piattaforme social più anonime. 

Le auto con doppi fondi 

I fratelli, in maniera parallela, avevano anche organizzato lo spostamento di più importanti quantitativi di droga fuori provincia, servendosi sempre di connazionali come autisti, ma utilizzando auto con doppi fondi, creati ad arte da un appartenente al gruppo criminale preposto esclusivamente alla “sistemazione” delle diverse macchine, all’interno di un grosso ma anonimo garage sotterraneo in provincia.

Gli arresti 

Nel corso dell’intera attività, durata circa 6 mesi, sono stati arrestati due degli spacciatori appartenenti al gruppo e sequestrati 1 chilogrammo di cocaina e 4 chilogrammi di hashish, in parte già suddivisi in centinaia di singole dosi. I sequestri sono avvenuti anche all’interno di boschi, ove i pusher nascondevano lo stupefacente pronto per lo smercio, per averlo pronto all’uso ed evitare di essere trovati in possesso di troppe dosi in caso di controllo della polizia. Inoltre, sono stati deferiti in stato di libertà ulteriori 5 soggetti, i cui comportamenti hanno agevolato l’organizzazione nel commettere i delitti sopra descritti, intestandosi auto da mettere a disposizione del gruppo criminale, e pronti a denunciarne il furto nel caso in cui le stesse fossero state “bruciate” a seguito di controlli delle Forze di Polizia. In un caso, infatti, a seguito di un controllo, una vettura è stata abbandonata con all’interno circa 3 chili di hashish.

Il reclutamento nei Balcani 

In ultimo è emerso che il gruppo, ogni qualvolta uno dei pusher veniva “toccato” dalle forze dell’ordine., lo rispediva immediatamente in Albania per non compromettere il funzionamento del sistema, sostituendolo con un nuovo connazionale reclutato sempre nei Balcani.
L’indagine ha mostrato che i due fratelli con queste modalità erano “attivi” dal 2021, e che il loro giro d’affari superava le 1000 dosi di droga vendute ogni mese al costo medio di 50 euro ognuna.
Nel corso dell’esecuzione sono stati sequestrati circa 50.000 euro in contanti, ritenuti frutto dell’attività illecita, 7,4 chilogrammi di marijuana nonché 6 pistole, con conseguente arresto in flagranza di reato di un soggetto che era destinatario della sola perquisizione delegata in quanto mero indagato.

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