Varese, slitta al 2026 la fine dei lavori a Villa Mylius. Tensione in commissione

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VARESESlitta di un altro anno la conclusione del cantiere per la riqualificazione di Villa Mylius, aperto nel 2021. La nuova data prevista di fine lavori è marzo 2026. Lo ha riportato l’assessore ai lavori pubblici Andrea Civati in occasione della riunione congiunta delle commissioni 2 e 3 che si è svolta nel tardo pomeriggio di oggi, giovedì 12 giugno. E anche questa volta è stata una seduta tutt’altro che tranquilla: come già avvenuto solo due sere fa per l’incontro dedicato agli alloggi pubblici non sono mancate le tensioni tra maggioranza e opposizione.

Fine a marzo 2026

«La direzione lavori con la terza variante di perizia – ha detto Civati – ha comunicato che la prevista fine dei lavori è stata fissata per il 9 marzo 2026 e che le motivazioni sono da addursi in primo luogo al rinvenimento di residui di amianto, in secondo luogo all’aumento prezzi derivato dall’aumento dei materiali, in terzo luogo all’indifferibile necessità di realizzare il rifacimento del tetto». Sono da ultimare diverse lavorazioni, tra cui realizzazione di nuovi ascensori, isolamenti acustici, posa di nuove porte, demolizione e rifacimento copertura, servizi igienici e cucine, soffitti, scale, infissi, stucchi, pavimenti, allacci e interventi di restauro esterno. Per quanto riguarda invece la piscina i lavori sono ormai conclusi e le spese sono rimaste invariate rispetto a quanto preventivato in progetto, per un totale di 321mila euro circa.

Un dibattito teso

Il consigliere di Fratelli d’Italia Eugenio De Amici ha così reagito alla lista dei lavori da concludere: «La descrizione delle opere mancanti mi fa un po’ sorridere, forse facevamo prima a dire che cosa hanno fatto e non quello che non hanno fatto». Il consigliere leghista Stefano Angei ha ricordato la precedente riunione della commissione su Villa Mylius del novembre 2024. «In quell’occasione ci fu garantito dalla giunta che le opere del cantiere avrebbero visto la fine intorno alla prima metà del 2025: da qui la nostra richiesta di convocazione. Apprendiamo che così non è e che i lavori sono in ritardo in una maniera molto preoccupante. L’ipotesi di fine lavori a marzo 2026 ci lascia di stucco, c’è un continuo procrastinare del termine e le date fornite lasciano un po’ il tempo che trovano. È evidente che qualcosa non va in questo cantiere». La seduta si è quindi protratta per un’ora e mezza e non sono mancate le tensioni tra consiglieri di opposizione e maggioranza in merito allo svolgimento dei lavori della commissione, in particolare con un dibattito tra Cocchiere e Bison sul numero degli interventi per ciascun consigliere e un acceso duello Capriolo-Giordano sull’ordine degli interventi. «Il suo atteggiamento è stato irrispettoso», ha detto l’esponente dem, dopo che Giordano lamentava di non aver ancora ricevuto la parola. Screzi e interpretazioni del regolamento su cui ha provato a mettere ordine Luca Boldetti del gruppo consiliare di Forza Italia, che ha suggerito di approfondire le modalità di svolgimento delle commissioni, mancando ancora due anni al termine della legislatura.

Imprevisti e costi

«I ritardi derivano da circostanze oggettive tecniche ed economiche che non erano previste all’inizio dell’intervento – ha osservato il consigliere del Pd Luca Battistella – non è vero che l’amministrazione non è capace di portare avanti le opere». Concetto ribadito da Civati: «Le varianti sono state redatte per fatti imprevisti e imprevedibili allo stato della progettazione eseguita, emersi poi in sede di cantiere». Quindi rispondendo a una domanda di De Amici: «Non sono emersi errori progettuali. La progettazione è stata effettuata in base al codice degli appalti. Negli edifici storici le evenienze che vengono rinvenute in sede di cantiere sono moltissime». L’assessore alle risorse Cristina Buzzetti ha invece parlato di numeri, spiegando che l’opera è iscritta al piano delle opere pubbliche per un totale di 6 milioni 700mila euro, finanziata in questo modo: 3 milioni 225mila da Regione Lombardia, risorse proprie per 1 milione e 975mila euro, 1 milione da Fondazione Cariplo e 500mila euro dalla Fondazione Marchesi. 358mila euro la differenza aggiunta in sede di variante dovuta a fattori tecnici.

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