VARESE – «Cercammo di mediare la situazione, ma i tifosi di Varese, basket e calcio insieme, non vollero sentire ragioni. Sostenevano di volere a tutti i costi un contattato con i tifosi della Fortitudo con i quali c’erano già state tensioni prima della partita. A quel punto cercarono di sfondare il nostro cordone di contenimento». Ascoltati in aula oggi, martedì 28 ottobre, davanti ai giudici del Tribunale di Varese poliziotti e carabinieri dell’aggressione subita sul piazzale del “Lino Oldrini” a seguito del match salvezza tra Pallacanestro Varese e Fortitudo Bologna il 24 aprile 2022.
Il “capo” unico imputato
Raccontano di cinghiate e spintoni gli inquirenti ascoltati in un processo che, inizialmente, vedeva 15 imputati accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale in concorso. E 15 furono anche i Daspo emessi dopo gli gli aggressori furono identificati. Oggi, a dibattimento, resta un solo imputato.
Accusato di aver fomentato i disordini
Considerato “il capo”, quanto meno l’ispiratore dei disordini che seguirono la partita. Degli altri 12 hanno chiesto la messa alla prova dopo aver risarcito poliziotti e carabinieri, mentre due hanno chiesto di poter patteggiare. L’imputato è accusato anche di interruzione di pubblico servizio in quanto l’azione violenta a lui contestata ha di fatto impedito il normale deflusso dal piazzale con tutte le conseguenze del caso.
Un’udienza di passaggio, quella di oggi, fondamentale, però, per ricostruire il clima che animò quella giornata violenta condita da lancio di petardi, bastoni e cinghie brandite contro le forze di polizia, insulti e infine l’aggressione fisica.
Scontri dopo Varese-Fortitudo: Daspo a 15 ultras. Agenti e carabinieri «da risarcire»
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