Sembra che la città di Varese abbia cancellato una intera categoria, quella dei giornalisti. Sembra? No, l’ha propria cancellata. Lo si desume senza ombra di dubbio dall’elenco dei cittadini illustri, proposto dall’apposita commissione, da inserire nel Famedio del cimitero monumentale di Giubiano. Trentaquattro persone che, come spiega il sindaco Davide Galimberti, meritano riconoscenza per il loro talento e per le loro azioni, “benemeriti – testuale – che a diverso titolo hanno dato un contributo importante nella storia culturale, sportiva, politica ed economica varesina”.
Nessuno eccepisce, ci mancherebbe. Ma alla crescita della città hanno contribuito anche gli operatori dell’informazione, eccome se hanno contribuito. Negli anni ce ne sono stati parecchi, alcuni di loro eccellono per iniziative e impegno sui diversi versanti. Una presenza che ha inciso nella vita della comunità e ne ha spesso determinato gli indirizzi. Uno su tutti, Giovanni Bagaini, il fondatore della Prealpina, il giornale di Varese, in edicola dal 1888. Pleonastico ricordare che cosa ha rappresentato per la storia varesina del secolo scorso e non solo.
Del resto, Varese ha avuto una lunga tradizione di giornalismo di qualità. Nella seconda metà dell’Ottocento fiorirono numerosi periodici, tutti impegnati politicamente, che fecero scuola in altre zone d’Italia sia per la vivacità del dibattere politico (moderati e garibaldini, conservatori e liberali) sia per l’avanguardia tecnica. La città dunque si è caratterizzata anche per questo settore, ospitando inoltre diverse aziende tipografiche (per esempio La Tipografica Varese) e promuovendo un’editoria di qualità.
Ora ci diranno che è stata compilata una prima lista da sottoporre all’approvazione del consiglio comunale, che in futuro si potrà rimediare alla dimenticanza. Se di pura dimenticanza si tratta, comunque ingiustificabile, e non di una scelta deliberata in scia ai soliti pregiudizi o, peggio, ostilità politiche. Dal canto nostro ci permettiamo di segnalare alcuni nomi degni di essere aggiunti all’elenco reso noto. Un contributo al ripristino di una verità storica e culturale che Varese non può disattendere. Proprio in funzione della sua grande tradizione giornalistica.
Giovanni Bagaini (1865-1940) è stato il più famoso dei giornalisti locali, fondatore e primo direttore della Cronaca Prealpina nel 1888. Era molto stimato negli ambienti milanesi. Fu lui ad aiutare nel 1914 l’allora socialista Benito Mussolini a far nascere Il Popolo d’Italia, dando le indicazioni per la scelta dei macchinari indispensabili. Si impegnò anche nell’attività politica, sedendo in Consiglio comunale e partecipando alle elezioni per il Parlamento.
Mario Lodi (1919-2007) è stato dopo Bagaini il direttore di più lunga militanza della Prealpina, 24 anni, a partire dal 1960. Curò sin dalla fondazione anche il Calandari della Famiglia Bosina, ed ebbe meriti sociali presiedendo fra l’altro la Lega per la lotta ai tumori e l’Associazione nazionale artiglieri. Venne premiato con la Girometta d’oro. Rafforzò il ruolo del quotidiano locale come istituzione, coinvolgendolo in iniziative civiche importanti, come la nascita dell’Università.
Gaspare Morgione (1930-2015) ha trascorso un’intera carriera alla Prealpina, sino a diventarne condirettore. Scrittore e vignettista, pubblicò per il Travaso, il Tempo, l’Avvenire, il Corriere dei piccoli. Vinse numerosi premi nazionali come umorista. Fu tra i primi in Italia a introdurre la satira nella pubblicistica quotidiana, contribuendo ad assegnare a un giornale di provincia un ruolo di guida nel panorama nazionale.
Monsignor Carlo Sonzini (1878-1957) cofondatore nel 1914 e poi direttore del settimanale Luce! per 37 anni, fondatore della Tipografia dell’Addolorata, per molti anni canonico nella basilica di San Vittore e fondatore della Congregazione diocesana delle Ancelle di San Giuseppe.
Varese, salgono a 34 i nomi per il Famedio. Un consiglio speciale per approvarli
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