Varese, Italia Sovrana e Popolare: «Nella Costituzione la ricetta per il Paese»

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Da sinistra: Lea Barbarotta, Daniela Mosca, Nicola Vedovino, Rossano Ferrazzano e Giampiero Marano

VARESE – «Nella Costituzione c’è la ricetta per la salute del Paese, ma è stata disinnescata. Il problema risiede proprio nella sua mancata attuazione: dobbiamo fare una controrivoluzione, che sarà durissima». Sono state queste le parole di Rossano Ferrazzano, candidato per il collegio uninominale di Busto Arsizio, alla presentazione di ieri, mercoledì 7 settembre, a Varese della lista di Italia Sovrana e Popolare. Con lui correranno nella provincia per Camera e Senato Daniela Mosca, Giampiero Marano, Lea Barbarotta e Nicola Vedovino che in Sala Montanari hanno illustrato il programma elettorale in vista del voto a fine mese.

Equilibri politici stravolti

«L’obiettivo – ha spiegato Ferrazzano – è tornare indietro a quando per “progresso”, che ora è quello delle elite e classi oligarchiche, si intendeva quello socialdemocratico del popolo attraverso la Costituzione: gli equilibri politici creati sono stati stravolti con la firma dei trattati europei».
La distinzione tra destra e sinistra radicata nell’immaginario collettivo blocca ogni dialogo: «Non sono la difesa rispettivamente dei ricchi e dei poveri. Si può distinguere tra progressisti, chi si batte per l’avanzamento dei diritti civili individuali, e conservatori, chi spinge per politiche sociali che si agganciano alla tradizione. Ma ancora non si dice nulla sulla sostanza degli interessi: per me la distinzione è tra chi vive di lavoro, la larghissima maggioranza, e chi vive di capitali. E da trent’anni vengono attuate politiche liberali solo a favore di chi vive di rendita, con i titoli di Stato. O a chi può esportare, avendo così interesse a minimizzare il costo del lavoro senza restituire nulla all’Italia. Così viene distrutto il nostro tessuto economico, fatto di medie e piccole imprese e del sostegno statale».

Contro la cancellazione dei diritti sociali

Si rincorre il settore sociale liberale dimenticando il ceto medio e chi sta ancora più sotto, che non hanno più voce. «Bisogna far tornare le classi popolari nelle istituzioni – così Daniela Mosca, capolista per la Camera a Varese – noi non siamo legati a un nome o una fotografia. È la lista stessa che rappresenta sè: gli uomini e le donne che negli ultimi dieci anni l’hanno vissuta e costruita dal basso. Unendo ora in un simbolo nuovo le rivendicazioni di forze di estrazione diversa su alcuni punti fondamentali».
In particolare ci sono quelle contro le politiche Ue che, con una serie di divieti, hanno messo lo Stato nell’impossibilità di difendere gli interessi popolari, con una graduale e inesorabile cancellazione dei diritti sociali. Nicola Vedovino, candidato per il plurinonimale di Varese, si dichiara «antieuropeista e antiglobalista: dopo vent’anni della “gabbia” euro, il reddito pro capite di un cittadino tedesco è di 73mila euro, a fronte dei 23mila di uno italiano».

«Non conoscenze, ma competenze»

Giampiero Marano, docente di lettere al liceo Cairoli e candidato alla Camera per il collegio uninominale di Varese, alla dad contrappone il metodo d’insegnamento di Pascoli, che traduceva greco e latino mettendosi al centro della classe. «Stiamo andando verso il modello americano: la scuola privata destinata alle elite e quella pubblica sempre più dequalificata, vanificando la funzione di ascensore sociale che aveva dal dopoguerra. Le varie riforme che si sono succedute hanno recepito quanto deciso dalla Tavola rotonda degli industriali europei: l’economia Ue doveva diventare la più competitiva del mondo, con la conseguente nascita di un sistema che non chiede più conoscenze come una volta, ma competenze o “soft skills”».
L’impegno per Italia Sovrana e Popolare, a favore della libertà vaccinale, di Lea Barbarotta, candidata al Senato nel collegio plurinominale di Varese, è nato dalle violazioni a cui ha assistito come legale di una multinazionale: «Durante la pandemia sono stati calpestati diversi diritti con lo stato di emergenza, che non poteva essere dichiarato per una questione sanitaria. Fa parte delle serie di emergenze dettate dal World Economic Forum di Davos».

Garanzie già presenti nella Costituzione

«Continuano a far credere agli italiani cose non assolutamente vere: per esempio ci definiamo pacifisti, ma poi continuiamo a mandare armi all’Ucraina». Alle domande del pubblico, in particolare sulla posizione di Italia Sovrana e Popolare – che chiede di uscire dalla Nato – riguardo alla guerra, Ferrazzano ha risposto che «con tutti i limiti che Putin può avere, non si può ignorare che questa crisi viene dagli otto anni precedenti, con i 15mila morti nel Donbass. La via della mediazione, che dovevamo scegliere, è stata abbandonata troppo presto. Ma le nostre istituzioni prendono ordini che vengono dall’alto, da poteri transnazionali».
Sul fronte dell’energia occorre diminuire la dipendenza dall’esterno e spingere per le fonti rinnovabili, recuperando così le risorse sul territorio italiano. E, quanto alle politiche compensative per le famiglie, «sono misure di tipo liberale: non c’è bisogno di specifiche garanzie perché sono già incorporate in altri diritti. Si tratta di un discorso strutturale, e non settoriale: negli articoli della Costituzione c’è già un progetto sociale. Bisogna tornare a leggerla, devono tornare i diritti fondamentali senza ricorrere alla compensazioni».

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