VARESE – Dal progressismo di Giuseppe Conte al riformismo di Matteo Renzi, passando da Azione, dai Verdi e naturalmente dal Pd. A sorpresa il primo sponsor del campo largo, anzi larghissimo, è Massimo D’Alema. «O il centrosinistra è unito o non va da nessuna parte».
Vincitori in opposizione
Lo ha detto questa sera, 11 ottobre, a Varese, ospite a Palazzo Estense della serata organizzata dal comitato locale “Ricordo Berlinguer”. Arrivato alle 21 insieme al segretario provinciale del Pd Alice Bernardoni e a Daniele Marantelli (in sala anche il sindaco Davide Galimberti e il presidente della Provincia Marco Magrini), ha spiegato come tornare forza di governo. «Per come è la legge elettorale e per come è la realtà del Paese, il centrosinistra può vincere solo è unito. Avrebbe vinto anche alle ultime elezioni perché i voti sommati delle opposizioni erano un milione in più di quelli ottenuti da Giorgia Meloni».

Basta personalismi
Da sempre in antitesi alla visione del centrosinistra italiano rispetto a Renzi, stavolta l’ex presidente del consiglio predica la stessa ricetta che il senatore fiorentino prova a far digerire a Schlein e al Movimento5Stelle ormai da mesi. «Ma il primo punto – avverte D’Alema – è superare personalismi e discussioni inutili. E poi è necessario costruire un programma per cambiare il Paese. Bisogna guardare alla vita delle persone più semplici e alle loro difficoltà, difendere il sistema sanitario pubblico, investire nella scuola, tornare a considerare i grandi beni collettivi come aspetto fondamentale di una politica di sviluppo. Ma ripeto: o il centrosinistra è unito o non va da nessuna parte».

Il partito del non voto
Intervistato in sala dal giornalista Silvestro Pascarella, D’Alema ha parlato soprattutto del passato. Sulla politica di oggi ha fatto solo brevi cenni e posto l’accento in particolare sulla crisi del sistema dei partiti, «buttato via insieme all’acqua sporca con Tangentopoli», che si riflette in particolare sul forte astensionismo. Secondo l’ex leader della sinistra in Italia, siccome la scelta di disertare le urne oggi «tocca le fasce più umili» e si va ad aggiungere a milioni di lavoratori immigrati che non hanno diritto al voto, ecco che il rapporto tra le istituzioni e il popolo non c’è più, «o perché escluso o perché non ha interesse a partecipare». Secondo D’Alema, «Bisognerebbe ripensare tutto, a partire dalla legge elettorale. Sono sempre stato a favore del maggioritario, ma per ricostruire il sistema democratico sarebbe utile reintrodurre il proporzionale. Le percentuali non vogliono dire nulla, contano i voti. E oggi Meloni governa con la più grande maggioranza mai esistita ma con sette milioni di voti in meno rispetto a quelli presi quando ci contendevamo la vittoria io e Silvio Berlusconi».
Sulla politica estera, ha criticato duramente l’azione di Israele («Cosa c’entra con Hamas questa sorta di pulizia etnica in atto contro ogni diritto umano, dettata dal fanatismo religioso di chi anche all’interno del governo di Tel Aviv ritiene che quella terra è tutta d’Israele?») e in particolare «l’impotenza degli Stati Uniti a condizionare i propri alleati. E’ un segnale di pericolo. Se gli Usa non gli fornissero più le armi e se l’Europa chiudesse gli scambi commerciali, la guerra finirebbe domani. Siccome non vogliamo, siamo complici».
“Solo chi è rimasto comunista ha il diritto di ricordare Berlinguer”
