Omicidio Limido, gli audio di Manfrinati: «Sono il messaggero della morte»

Nella foto Lavinia Limido e la madre Marta Criscuolo

VARESE – «Io sono l’inviato di Dio, io sono il messaggero della morte». Sono le parole di Marco Manfrinati in uno dei tanti messaggi vocali inviati all’ex moglie Lavinia Limido. E’ tornato in aula oggi, giovedì 10 settembre, il processo davanti alla Corte d’Assisse del Tribunale di Varese presieduta da Andrea Crema (Stefania Brusa a latere) dopo la pausa estiva ill processo per l’omicidio di Fabio Limido e il tentato omicidio di Lavinia Limido. E oggi la parola è tutta delle vittime, al banco dei testi, infatti, parlano Lavinia Limido, ex moglie di Manfrinati, e la madre della donna, Marta Criscuolo assistite dall’avvocato di parte civile Fabio Ambrosetti.

La paura di Lavinia VIDEO INTERVISTA

Manfrinati è accusato dell’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido e ha tentato di uccidere la ex moglie a coltellate il 6 maggio 2024 in via Menotti a Varese. La prima teste è Lavinia. E’ lei che ripercorre l’incubo della vita con Manfrinati, violento con gli oggetti e con le parole, sminuente «io ero meno intelligente di lui, ero brutta, mi vestivo da t…a, ero comunque sempre meno». L’ex moglie, scampata alla morte solo grazie all’intervento del padre poi assassinato, ha raccontato alla corte la paura, il controllo che l’ex marito esercita («mi contava i soldi nel portafoglio») e la presa di coscienza di doversene andare. Di dover fuggire, così come ha fatto, perché con Manfrinati sarebbe stato impossibile parlare con normalità di separazione senza incappare in una reazione violenta, una reazione terrorizzante. 

Il sono il messaggero della morte

E poi, dopo la fuga, la persecuzione e l’odio nei confronti dell’ex moglie e della sua famiglia, l’ossessione di voler vedere il figlio, le minacce, le auto danneggiate e i messaggi intrisi di fanatismo: «Come riuscite a conciliare il vostro essere cattolici osservanti con la separazione? Io sono cattolico osservante e per me è peccato, ma di questo risponderete davanti al tribunale divino». E poi le parole che hanno gelato la corte: «Io sono l’inviato di Dio, io sono il messaggero della morte», mentre in un altro messaggio Manfrinati dice: «Io sono il messaggero di Allah». Con Lavinia che in aula, per raccontare la sua paura, ha spiegato: «In un occasione mi disse che avrebbe ammazzato me, mia madre, sua madre e anche il bambino e poi mi ucciderò. Disse: sai che lo farò», poi la donna si è sciolta in lacrime.

Mi accoltellava in silenzio

Il momento più drammatico della testimonianza della sopravvissuta alla furia di Manfrinati arriva quando Lavinia racconta l’aggressione. Lei che lo vede, lui che la minaccia con il coltello, lei che fugge, inciampa e cade. Lui che le è addosso: «Mi accoltellava alla testa – ha detto la teste – Mi accoltellava in silenzio. Io sentivo il rumore. Una volta dal macellaio ho visto mentre tagliavano una fiorentina. Il rumore che sentivo mentre mi accoltellava era lo stesso». E dalla sua testimonianza è emerso che Manfrinati è rimasto lo stesso: «Le assistenti sociali che seguono mio figlio mi hanno detto che Manfrinati, che periodicamente devono incontrare, nutre ancora rancore verso tutti noi, che non è affatto pentito. Manfrinati ha palesato il fatto che ce la farà pagare. Io so che se un giorno uscirà ci ucciderà tutti». Le due assistenti sociali saranno quindi chiamate a testimoniare sul punto.

Il video dell’omicidio Limido in aula: «Hai visto cosa ho fatto a tuo marito e tua figlia?»

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