VARESE – «Lavinia aveva il volto completamente coperto di sangue. L’ha sfregiata». Sono drammatiche le testimonianze ascoltate in aula oggi, venerdì 6 giugno, davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Varese presieduta dal giudice Andrea Crema (Stefania Busa a latere).
Testimoni dell’orrore
Oggi si è aperta l’istruttia del processo che vede Marco Manfrinati, anni, di Buso Arsizio, ex avvocato, imputato pe il tentato omicidio dell’ moglie Lavinia Limido e per l’omicdio dell’ex suocero Fabio, intervenuto per difendere la figlia. L’aggressione mortale a coltellate si è consumata il 6 maggio 2024 in via Ciro Menotti a Casbeno. E oggi il Pubblico Ministero Maria Claudia Contini ha chiamato a testimoniare i residenti di via Menotti che assistettero al massacro e furono i primi ad intervenire. Tutti ricordano di aver sentito la voce di «una donna che gridava chiedendo aiuto». Il tempo di affacciarsi e davanti si sono ritrovati all’orrore. «Ho visto un uomo che colpiva Lavinia – alcuni testi hanno istintivamente mimato in aula l’atto di sferrare un fendente dall’alto verso il basso – accoltellandola al volto».
Il tempo di chiamare i soccorsi e poi l’intervento fisico, chi “armato” di bastone da passeggio chi, come Fabio Limido, di una mazza da Golf. «L’obiettivo era mettere Lavinia in sicurezza – ha spiegato un teste – e impedire che l’aggressore fuggisse prima dell’arrivo delle forze dell’ordine». Con quell’intenzione i presenti hanno colpito l’auto di Manfrinati sulla quale il 43enne era salito dopo aver accoltellato Lavinia. «La macchina andava avanti e indietro sbattendo contro i muri circostanti», hanno raccontato i testi spiegando che Limido, ad un certo punto, ha lanciato la mazza da Golf contro il lunotto della macchina spaccandolo.
Voleva investire Limido
«E’ andato avanti e indietro tre volte, sembrava che volesse investire Fabio Limido». Questa la tesi sia di accusa che di parte civile, la famiglia Limido Criscuolo è rappresentata dall’avvocato Fabio Ambrosetti. Per il difensore di Manfrinati, l’avvocato Fabio Busignani il 43enne, per quanto riguarda l’ex suocero, si sarebbe difeso dall’aggressione che questo avrebbe messo in atto con la mazza da Golf. Uno dei testi ascoltato, però, che «la macchina ad un certo punto è corsa in avanti, nella direzione giusta per uscire dalla strada che è a senso unico». Manfrinati a quel punto poteva fuggire. «Dopo un 10, 15 metri – ha spiegato il vicino – la macchina si è fermata ed è tornata indietro in modo deciso». I testimoni vedono poi la portiera aperta e la vettura vuota.
Poi lo sguardo si volta «ho visto Limido sdraiato in mezzo a un cespuglio, vedevo un piede attraverso le ramaglie. E l’uomo che aveva aggredito Lavinia era sopra di lui e lo colpiva». Ai presenti che cercavano di calmarlo Manfrinati ha detto «non ce l’ho con voi», a Marta Criscuolo, l’ex suocera accorsa, ha rivolto degli insulti, ai poliziotti che lo ammanettavano «disse ve lo avevo detto che l’avrei fatto» mentre un teste ha sentito Manfrinati dire «che gli avevano portato via il figlio». E per la difesa quella che il difensore definisce «una pianificata sottrazione del minore, di un figlio al padre, senza ragione» è stato l’elemento di stress che ha portato Manfrinati ad un «black out».
Riserva sulla perizia
Per questo, così come già annunciato, oggi l’avvocato Busignani ha chiesto una perizia psichiatrica per accertare se Manfrinati fosse capace di intendere e di volere al momento del fatto valutandone anche la pericolosità sociale. Sul punto la Corte si è riservata. Quegli istanti di orrore irromperanno in aula, se possibile in maniera ancora più devastante, nel corso della prossima udienza quando sarà sentita Lavinia Limido. E non è escluso che in quel frangente venga mostrato in aula il video, con sonoro, di parte dell’aggressione registrato dalle telecamere di videosorveglianza presenti in zona.
