Omicidio di via Menotti a Varese, l’incubo di Lavinia in aula: «Dovevo nascondermi»

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Lavinia Limido

VARESE – È iniziata dopo le 9.30 di oggi, mercoledì 16 ottobre, la drammatica testimonianza di Lavinia Limido, vittima della violenza dell’ex marito Marco Manfrinati. In questo procedimento, l’uomo – assente dall’aula e assistito dall’avocato Fabrizio Busignani – è accusato di stalking nei confronti della ex moglie, della ex suocera Marta Criscuolo e dell’ex suocero Fabio Limido. Atti persecutori che sono poi sfociati nell’agghiacciante fatto di sangue avvenuto lo scorso 6 maggio in via Menotti a Varese, quando Manfrinati uccise l’ex suocero con 21 coltellate e ferì in modo gravissimo Lavinia.

L’incubo di Lavinia

Lavinia, assistita dall’avvocato di parte civile Fabio Ambrosetti, sta ricostruendo l’incubo vissuto dopo il trasferimento con Manfrinati da Varese a Busto Arsizio. Insieme a un uomo che le controllava i soldi a ogni fine mese, che la aggrediva se non posteggiava l’auto in garage. Ed è proprio dopo l’ultimo atto di violenza che la donna aveva deciso di fuggire insieme al figlioletto. «Mi sono nascosta in provincia di Como, a casa di un’amica di famiglia, perché sapevo che lui mi avrebbe cercato dai miei genitori», ha raccontato in aula. «Non uscivo di casa e i miei venivano a trovarmi usando auto diverse per non essere seguiti». E ancora: «Manfrinati ci minacciava e ci insultava con email e telefonate, indirizzate anche alla nostra azienda. Fummo costretti a mettere telecamere ovunque e, addirittura, a fare il giro degli isolati prima di rincasare la sera, per controllare che lui non fosse in zona. La mia vita è stata rovinata da uno stronzo».

Lo stalking continua

Prima dell’inizio dell’udienza, l’avvocato Ambrosetti ha prodotto una serie di mail inviate a Lavinia e al padre con insulti e minacce anche dopo i fatti di via Menotti. Non solo: dal carcere di Busto Arsizio, dove è detenuto per l’omicidio, Manfrinati ha inviato una cartolina alla ex suocera con il messaggio: «Condoglianze per quel brav’uomo morto quattro mesi fa, che ora sarà con gli angioletti».

In aula le minacce di Manfrinati

In aula sono state diffuse le registrazioni delle minacce di Manfrinati: «Questa cosa si chiude come dico io. Sto difendendo mio figlio con le unghie e con i denti. Anche con la violenza se necessario». Guarda il video:

Un uomo pericoloso

Secondo Fabrizio Busignani, legale di Marco Manfrinati, il fatto che la ex moglie e i familiari di lei gli impedissero di vedere il figlio, anche quando ne aveva diritto, è stato il motivo scatenante della rabbia dell’uomo. «Perché anche in assenza di provvedimenti che vietassero al suo ex di vedere il figlio gli ha impedito di vedere il bambino?». Risposta: «Perché mio marito è un uomo pericoloso».

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