Varese, quasi 8000 posizioni scoperte nelle Pmi. I più richiesti sono i metalmeccanici

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VARESE – Nel primo trimestre 2026 la difficoltà media di reperimento dichiarata dalle Pmi della provincia di Varese raggiunge il 51,4%, superando per la prima volta la soglia del 50% che la metodologia Excelsior associa a una condizione di tensione strutturale del mercato del lavoro locale. Lo dice una ricerca del Centro Studi di Confartigianato Imprese Varese, che analizza anche i settori e le figure più maggiormente scoperte.

Quasi 8000 posizioni scoperte

A fronte di 15.120 entrate programmate nel periodo le imprese stimano che 7.772 posizioni resteranno scoperte. Il riscontro sui flussi reali, costruito incrociando le previsioni Excelsior con le comunicazioni obbligatorie del Ministero del Lavoro, indica un tasso di copertura dell’87,1%: circa tredici posizioni programmate su cento non si traducono in assunzioni effettive. Il dato emerge dal primo Osservatorio periodico sul mercato del lavoro nelle Pmi pubblicato dal Centro Studi Imprese Territorio di Confartigianato Imprese Varese, con perimetro esteso al bacino occupazionale allargato che comprende Como, Monza-Brianza e l’area nord-ovest di Milano.

Le figure più ricercate

La distribuzione delle posizioni non coperte per settore mostra che il volume assoluto del mismatch è guidato dai grandi comparti tradizionali del territorio. Metalmeccanica, turismo e ristorazione e costruzioni assorbono insieme quasi 3.400 posizioni scoperte, pari a circa il 44% del totale provinciale. Seguono commercio, servizi alle imprese, alimentare, Ict e digitale, trasporti e logistica. Chiudono sanità e assistenza, tessile-moda, gomma-plastica e chimico farmaceutico. Nel complesso il costo del mismatch è stimato fino a 105 milioni nel trimestre.

Il commento di Confartigianato

«Il dato che ci interessa di più, conoscendo da vicino le imprese più piccole del manifatturiero, è la tensione che si concentra sul cuore produttivo del territorio: metalmeccanica, costruzioni, settori in cui le nostre Pmi competono ogni giorno per le stesse competenze tecniche scarse», commenta Paolo Rolandi, presidente di Confartigianato Imprese Varese. «La risposta non può essere solo salariale, anche se la leva retributiva, insieme ad altre misure di welfare e attrattività, è uno sforzo che molte imprese artigiane stanno già introducendo individualmente. La direzione è quella, e va sostenuta con politiche pubbliche coerenti: formazione mirata sulle figure tecniche più scarse, percorsi Its rafforzati, attrazione di profili dal bacino allargato. L’obiettivo dell’Osservatorio è far sì che il dimensionamento del costo del mismatch entri nel ragionamento sulle risorse destinate alle politiche attive del lavoro, come elemento di valutazione costi-benefici e non come slogan». L’Osservatorio sarà aggiornato periodicamente e reso disponibile agli interlocutori istituzionali e formativi del territorio.

Studenti e lavoro, mondi così distanti: Confartigianato Varese studia il mismatch

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