Varese, Tomasella a processo: «Mai voluto farle del male». E chiede i domiciliari

Nella foto Francesco Tomasella

VARESE – «Non serbo rancore e le voglio bene. Non le farei mai del male, non ho mai voluto farle del male. Subito dopo il mio arresto ho risposto a tutte le domande del Gip perché io avevo la coscienza a posto. Mi dispiace che siamo arrivati a questo punto, per me questa storia si sarebbe potuta chiudere con quel biglietto lasciato il 29 gennaio con il quale le auguravo buona fortuna». Francesco Tomasella, già candidato sindaco a Varese, no vax convinto, o, meglio, convinto oppositore delle restrizioni imposte dal Governo Conte durante il periodo Covid, ha reso spontanee dichiarazioni in aula davanti al collegio del tribunale di Varese dove è imputato per violenza sessuale e stalking nei confronti della ex.

Ai domiciliari nel Lazio

Lo ha fatto al termine dell’esame della vittima che ha ribadito le accuse parlando un «amore malato, che mi ha tolto l’autostima, mi ha reso insicura e impaurita», e dopo che il suo difensore, l’avvocatessa Ester Cantina ha chiesto al collegio presieduto da Cesare Tacconi la revoca della misura di custodia cautelare in carcere dove Tomasella è ristretto dallo scorso mese di maggio in favore dei meno afflittivi arresti domiciliari. Come ha spiegato il legale ci sono degli zii residente a San Felice Circeo, nel Lazio, che si sono resi disponibili ad accoglierlo nella loro abitazione e a provvedere a lui. «La distanza che separa Varese dal Lazio – ha aggiunto Cantina – garantisce la tranquillità della parte civile». Ad opporsi, sollevando timori per la propria assistita, è stata l’avvocatessa Chiara Di Giovanni, legale della vittima.

Le voglio bene

E’ a quel punto che Tomasella, divenuto nel tempo cristiano fervente, ha preso la parola. «Non l’ho mai minacciata, non voglio in alcun modo contattarla. Io forse ho commesso degli errori, anche se non l’ho mai violentata, e se è così pagherò. Sto già pagando, in dieci mesi di carcere il mio comportamento è sempre stato irreprensibile. Non serbo rancore, se venissi assolto non chiederei danni per questa denuncia. Non ho mai voluto farle del male».

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