di Massimo Lodi
Siamo una delle province dove si vive peggio? Anche no, col rispetto massimo verso la classifica del Sole 24 Ore, che c’indietreggia di 19 posizioni -dalla casella 22 alla casella 41- nel confronto con l’anno scorso. Punctum dolens 1, la sicurezza, punctum dolens 2 la cultura.
Cominciamo dalla sicurezza. Difficile avere un’omogenea visione del territorio, esprimere giudizi tramite indicatori cui è stata data risposta chissà quanto esauriente, accettare la prevalenza d’un mucchio di realtà geografiche non migliori, a spanne, della nostra. Certo: esistono sacche di criminalità nella provincia, zone a rischio micro-aggressione in Varese Busto Gallarate Saronno, proliferare di furtarelli, borseggi, spaccio eccetera. Però c’è differenza tra Nord e Sud del territorio, fra zone densamente popolate e meno, fra aree di cronica pericolosità (pensiamo ai dintorni delle stazioni) e quartieri di segno inverso. Questo per dire: cifre da prendere con importanza e insieme con realismo: accettare, distinguere, capire. Realismo equivale a conoscenza della vita in diretta, la regola e le eccezioni. Tipo: giri nelle strade di Varese centro e non ti pare d’essere a grave rischio, svolti nei dintorni e capisci che il balordo occasionale lo puoi incrociare, ma la delinquenza organizzata no. Eccetera. Poi, chiaro, se nella valutazione apodittica entrano malfunzionamenti giudiziari et similia, beh allora diamo al risultato finale il peso condizionato che merita. Aggiungendo: un conto è l’urbanesimo dei numeri, un conto l’urbanesimo della percezione.
Questo vale dissertando di sicurezza e vale dissertando di cultura, oltre che dell’intero resto del vissuto, si capisce. Cultura, allora. Non siamo ai confini del mondo o pressappoco: incapaci, arretrati, estranei a una visione di lungimiranza, modernità, spessore. Varese non è Venezia, Firenze, Roma. Neppure Verona, Bergamo, Parma. Ma la sua dignitosa cifra ce l’ha, e si sforza di migliorarla. Fresco esempio (a): la mostra di Kandinskij al Maga di Gallarate, evento di portata storica, l’ultimo d’una serie di segno nazionale/internazionale. Sino a che punto un simile museo-chicca avrà influito nella valutazione dei rilevatori? Ah, saperlo. Fresco esempio (b): la ristrutturazione dell’ex caserma Garibaldi nel capoluogo: vi s’insedierà l’Archivio del Moderno di Mendrisio, chiede d’alloggiarvisi con due-tre corsi l’Uninsubria, sarà proposta ai visitatori un’offerta pluribibliotecaria (grazie alla rete d’intesa fra numerosi enti locali) d’alto livello. Più dettagli. Anche in tal caso: fin dove l’orientamento di voto dei classificatori si sarà spinto a tenerne conto? Ah, saperlo.
E sapere inoltre in quale modo s’è inteso il combinato disposto fra ambiente, cultura appunto, e qualità della vita che vien fuori dall’insieme d’iniziative, manifestazioni, appuntamenti ogni anno in aumento in un luogo (pianura-laghi-collina-montagna) benedetto dalla natura, affinato dal rinsavimento dell’homo faber, sempre più a misura di turista, non a caso -a proposito di numeri, cin cin- una figura in costante moltiplicazione. Verrebbe da affermare, all’opposto di Flaiano: la situazione è seria, ma non è grave. Seria perché ogni allarme merita risposta adeguata ovvero bisogna evolversi in meglio. Non grave perché negli ultimi venticinque anni il saliscendi nelle graduatorie del benessere risulta endemico: su e giù, giù e su. Spesso al netto di oggettivi progressi e soggettivi regressi. E dunque accogliamo il tutto (moderatamente) alla leggera: quality light più che quality life. Servirà a non promuovere il pessimismo.
Classifica del Sole24Ore: Varese lontana dalla top ten. Solo 82° per la Sicurezza
