La proposta del Siulp Varese: «Fucili a dardi tranquillanti ai poliziotti»

VARESE – «Fucili a dardi tranquillanti in dotazioni alle Volanti». Paolo Macchi, segretario generale del Siulp Varese, il principale sindacato di Polizia in Italia, mette sul piatto la proposta dopo il clamore suscitato dalla morte di Abderrahim Fakir a Bologna. Si eviterebbe in questo modo che i poliziotti debbano ingaggiare colluttazioni con soggetti violenti garantendo sicurezza sia ai poliziotti durante l’intervento che a chi in quel momento ha necessità di essere contenuto perché pericoloso. Nessun contatto, nessun corpo a corpo, ma un temporaneo addormentamento del soggetto che potrà così essere messo in sicurezza senza che nessuno corra dei rischi. Macchi sottolinea come la dotazione sia urgente e da mettersi in atto «le belve dopo averci divorati arrivino sino alle vostre case».

L’intervento integrale del segretario generale del Siulp Varese

C’è un nemico invisibile che pattuglia le strade insieme a noi, seduto al nostro fianco sulle Volanti, in piedi con noi nei servizi di ordine pubblico. Non è il criminale di turno, non è lo spacciatore o il violento. È la paura.
Non la paura fisiologica del pericolo – per quella siamo addestrati. 

È la paura del “dopo”. La paura di dover usare la forza.  La paura di dover estrarre l’arma o lo spray o il taser.  La consapevolezza paralizzante che in una frazione di secondo in cui ti giochi la vita o l’incolumità, un intero sistema politico, mediatico e giudiziario si sta già mettendo in moto per vivisezionare la tua scelta nei successivi dieci anni di processi.
Oggi, per un poliziotto o un carabiniere, il contatto fisico con un soggetto violento o fuori controllo è diventato un tabù. Se usi la forza, sei un violento. Se non la usi e qualcuno si fa male, sei un inetto. Se dalla bodycam o in una chat si ascolta o si legge un epiteto, un eccesso di rabbia sei un esaltato, un fascista. Siamo diventati carne da macello in nome di un garantismo a senso unico, dove l’unico a non avere garanzie è l’operatore di Polizia.
Abbiamo trasformato l’uso della forza in un atto quasi sporco, quasi vergognoso. 

Come se un poliziotto che la usi per difendere la propria vita o quella di un cittadino dovesse prima chiedere scusa alla democrazia. Intanto, i numeri dei feriti continuano a salire e nessuno di quelli che urlano “manette ai poliziotti” si presenteranno mai al nostro funerale seppure forse lo auspichino.
Allora propongo una cosa che farà inorridire i puristi dei diritti e i teorici del “dialogo a tutti i costi”:
dotiamo le pattuglie di fucili a dardi tranquillanti, quelli che si usano da decenni per sedare animali pericolosi senza avvicinarsi. Sì, avete capito bene. I fucili a siringa detti di teleanestesia. 

Pensiamoci: è la soluzione perfetta per l’ipocrisia dei nostri tempi.
1) nessun contatto fisico: l’operatore spara il dardo da dieci metri di distanza. Zero colluttazioni, zero poliziotti al pronto soccorso, zero divise strappate.
2) nessun “eccesso colposo”: il soggetto violento, armato di coltello o in preda al delirio da  stupefacenti, fa un bel respiro, si accascia e si fa una dormita.
3) pace mediatica: nessun video girato dai balconi con il cellulare mostrerà agenti che tentano disperatamente di ammanettare una persona a terra. Solo un sonno sereno.

Eventuali obiezioni devono partire dal principio che quando qualcuno ti viene addosso con un’arma bianca o con la chiara intenzione di farti del male, la distinzione filosofica tra uomo e animale dura esattamente il tempo di un fendente.
Non possiamo continuare a lavorare con le mani legate dietro la schiena, pregando che il turno finisca senza dover intervenire. Vogliamo regole d’ingaggio chiare, tutele legali reali e la certezza che lo Stato, ma anche i sindaci! stiano dalla parte di chi veste una divisa per proteggere i cittadini. Altrimenti questo zoo non sapremo mai domarlo e le belve dopo averci divorati arriveranno sino alle vostre case.

varese siulp fucile dardi – MALPENSA24
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