Tour, le pagelle: Pogacar sposta i limiti umani. Il “nuovo” Remco, le meraviglie di Vdp e un grande Carapaz. Male gli italiani

Tour pagelle Pogacar Evenepoel
Il podio del Tour 2026, da sinistra: Evenepoel (2°), Pogacar (vincitore) e Del Toro (3°) (Sirotti)

Tadej Pogacar ha vinto il Tour de France mentre Mathieu Van der Poel, con un numero spettacolare, si aggiudica l’ultima tappa con traguardo sui Campi Elisi, a Parigi. Queste le pagelle della corsa francese.

Pogacar 10

Il quinto Tour è suo già dal Tourmalet (6a tappa). Ha vinto (cinque tappe) e fatto vincere. Padrone assoluto della corsa. Non ha avversari, ma non perché gli altri siano scarsi, perché lui è troppo superiore. Batte record su record, anche quelli ottenuti da fuoriclasse dopati. Riscrive i limiti umani portandoli a valori che sembravano inimmaginabili. Ogni anno, pur essendo già un atleta di vertice assoluto e forse il migliore di sempre, migliora in modo straordinario. Materiale da studio per i fisiologi. Moltissimi tifosi si appassionano alle sue imprese, altri hanno dubbi. L’impressione che ho avuto nella sua trionfale e pazzesca scalata all’Alpe d’Huez (venerdì, tempo di 35’26” a 6,99 watt/kg) è uguale a quella che avrei avuto se avessi visto correre i 100 metri di atletica in 8 secondi. La sceneggiata di Barcellona per far vincere Del Toro era evitabile. Quella di sabato con abbracci, sempre al messicano, e le gli indici a imitare le corna del toro discutibile. Cinque Tour li hanno vinti anche Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. Nessuno di loro si sarebbe lasciato andare e si sarebbe concesso a quel teatrino. Si potrebbe discutere della differenza tra “fuoriclasse” e “vincente”. La classe e il carisma non si comprano e non si allenano. E non si contano con il numero di vittorie.

Evenepoel 9

In quello che molti definiscono “nuovo ciclismo” capita anche che un campione cambi allenatore e sistema di preparazione a maggio (quando dalla Visma, dove non si sentiva compreso, è arrivato Tim Heemskerk) e dopo due mesi il corridore – dimagrendo quattro chili – sia trasformato. Ha vinto la sua prima tappa in linea a Plateau de Solaison e la frazione dopo ha bissato a cronometro. Sulle grandi salite delle Alpi ha dimostrato una nuova dimensione. Sfruttando anche i ritiri per caduta di Vingegaard e Lipowitz sale sul secondo gradino del podio. Inaspettato. Cosa farà l’anno prossimo? Punterà deciso sul Tour, c’è da scommetterci. Ma c’è da scommettere anche che non riuscirà a vincere. In alternativa, provare a conquistare il Giro e/o un’altra Vuelta sarebbe una scelta sbagliata? Quante occasioni ha perso, o hanno fatto perdere a Valverde, con l’ossessione Tour?

Del Toro 8,5

Pogacar gli regala in modo pacchiano la vittoria Barcellona, poi lo sloveno – dopo averlo messo in crisi a Las Angles – si dedica a fargli da gregario. Lui che è al suo primo Tour ed è qui per imparare non tira un metro. Il leader della Uae sembra lui, l’altro è più vincente. Fatto sta che il messicano sale sul terzo gradino del podio e si porta a casa la maglia bianca di miglior giovane.

Seixas 8

L’astro nascente del ciclismo, non solo di quello francese. Sognava il podio, si deve accontentare del 4° posto dopo un Tour corso con coraggio (forse persino con spavalderia). Ma a 19 anni cosa gli vuoi dire? Fino allo scorso anno aveva un grande rivale, Mark Lorenzo Finn che va fortissimo per carità. Ha vinto persino il Giro, ma quello Next Gen.

Martinez 7

In Italia qualcuno pensava fosse il gregario di Tiberi (voto 4) che quest’anno ha puntato forte sul Tour e invece è finito a “Chi l’ha visto”. Lenny, che ha solo 23 anni, è “l’altro francese”, meno mediatico – ma al momento non tanto meno forte – di Seixas. Ha corso male, sempre a ruota di Carapaz e Kuss, sul primo arrivo all’Alpe d’Huez. Ma Lenny non molla mai. L’anno prossimo qui al Tour potrebbe essere un corridore da podio.

Skjelmose 6

Corridore solido, poco appariscente ma di sostanza. Non lo vedi mai ma c’è quasi sempre. Per il futuro vale lo stesso discorso fatto per Remco.

Ayuso 6

Lo spagnolo ha talento, ma ancor più ha ambizione. Venuto via dalla Uae perché non si sentiva inferiore a Pogacar, quindi non voleva fargli da gregario, sognava il podio. Le Alpi hanno detto che non è ancora il momento. Però ieri nella durissima tappa regina è andato in fuga, ha lottato. Ha 23 anni, averne in Italia di corridori così. Per il futuro vale lo stesso discorso fatto per Remco.

Carapaz 8

Rinuncia fin da subito a fare classifica anche perché, per i problemi di salute che ha avuto in primavera, il suo avvicinamento al Tour non è stato perfetto. Poi, nell’ultima settimana, è il corridore più divertente. Sulle Alpi due vittorie e un terzo posto. Mille scatti in salita a mani basse ripagati dalla maglia a pois di miglior scalatore. Enhorabuena Richard.

Pidcock 5

Due terzi posti senza mai dare la sensazione dio potere davvero vincere, 9° nella generale a mezz’ora da Pogacar. Ha uno stipendio da fenomeno, il Tour dice il contrario.

Schmid 7

Vittoria a Belfort, secondo in volata battuto da Philipsen e secondo il giorno dopo in salita battuto da Carapaz. Non è un campione, ma un gran corridore che tutte le squadre vorrebbero avere.

Pedersen 7,5

Combattente. Indomito. Una vittoria, a Foix, e la maglia verde. Mille attacchi. Forse senza la scelta, sua o del marketing del team, di usare sempre il monocroma da 56 avrebbe ottenuto qualcosa in più.

Van der Poel 8

Spettacolare nella vittoria di Ussel, bravissimo a Voiron nel lanciare Philipsen. Meraviglioso oggi a Parigi. Gli errori da ultimo uomo nelle prime tappe sono dimenticati.

La vittoria di Van der Poel a Parigi (Sirotti)

Philipsen 6

È partito male, poi ha vinto Voiron nell’ultima occasione utile per i velocisti. Ma anche per il fatto di avere VdP come ultimo uomo da lui era logico aspettarsi di più.

Ganna 5

Ha entusiasmato nella crono d’apertura a Barcellona, poi è sparito dai radar. Miglior piazzamento un 5° posto. Nella crono attorno al lago di Ginevra è andato piano.

Merlier 7,5

In volata è stato quasi imbattibile: tre vittorie. Poi il ritiro

Vingegaard 7

Maglia gialla a Barcellona, poi il ritiro nella 15a tappa. Era secondo nella generale, non avrebbe mai vinto il Tour.

Lipowitz 6

Caduta e ritiro nella crono: era 5° e in lotta per il podio.

L’ordine d’arrivo dell’ultima trappa

La classifica finale del Tour de France

Tour, Carapaz tappa e maglia (a pois) sull’Alpe d’Huez. Remco e Seixas, applausi

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