VARESE – Le istituzioni e la politica, i sindacati e i lavoratori. E l’azienda. Per discutere del futuro della Beko di Cassinetta c’erano davvero tutti gli attori in gioco questa mattina, lunedì 26 ottobre, a Villa Recalcati. Prima con un presidio da parte dei dipendenti dello stabilimento con sede a Biandronno (qui sotto le voci di alcuni di loro), poi con un nuovo incontro del tavolo anticrisi convocato dalla Provincia. A cui ha partecipato anche l’azienda.
La preoccupazione dei lavoratori
Tra i lavoratori la preoccupazione è tanta, come era già emerso nelle scorse settimane dopo le assemblee nel sito di Cassinetta che avevano fatto seguito all’incontro al Ministero. «Io lavoro ai frigoriferi: continuano a portarci via i volumi e abbiamo paura che la produzione non rimanga in Italia», dice un’addetta dello stabilimento. «Anche ai forni i volumi non ci sono: aspettiamo che l’azienda tenga fede all’impegno preso». Un’altra collega è reduce dall’esperienza di Whirlpool a Napoli. «Ci siamo trasferiti qua circa dieci anni fa con la promessa della stabilità lavorativa e invece abbiamo aspettative zero. All’azienda chiediamo solidità: siamo stufi, vogliamo lavorare». C’è anche chi lavora a Cassinetta da trent’anni e parla di una situazione critica. «Non vedo molte speranze di un futuro migliore. Vent’anni fa facevamo un milione di pezzi per ogni fabbrica, ora ne facciamo a dir tanto 700mila su tre fabbriche». Dopo il presidio all’esterno i lavoratori sono entrati in Provincia e hanno potuto seguire dalla sala convegni l’incontro che si è svolto in sala consiliare.
La parola all’azienda
Quasi due ore di confronto che si sono aperte con la voce dell’azienda: come nello scorso incontro è intervenuto, questa volta in presenza, il direttore relazioni esterne Europa Beko Maurizio David Sberna (qui sotto il video). Che dopo aver citato i dati delle produzioni, con i numeri del caldo più bassi rispetto a quelli previsti, ha spiegato che a livello nazionale sono stati investiti fin qui 110 milioni sui 300 del piano di investimenti, di cui la maggior parte su Cassinetta per ricerca su cottura e design e una serie di attività sui processi e suoi nuovi prodotti. «In un mercato che si sta terribilmente sbilanciando verso i prodotti a minor costo e minor valore il nostro obiettivo principale con una produzione italiana è far sì che le vendite possano arrivare per traghettare gli investimenti e dare un migliore orizzonte possibile dal punto di vista produttivo». Per frigoriferi e forni l’obiettivo è quello di incrementare i volumi: con la nuova gamma Vesuvius si auspica la produzione di 400mila unità a partire dal 2027. «Non abbiamo alcun interesse ad avere fabbriche che lavorano poco – ha aggiunto – è un’area in cui l’azienda ha tutto l’interesse a stare». Con il Comune di Biandronno sono in corso i contatti per la realizzazione del nuovo centro cooking globale di Beko a Cassinetta, che dovrebbe aprire la prossima estate: qui saranno sviluppati tutti i prodotti mondiali del settore cottura. «Siamo convinti di avere le carte per fare bene. Quello che succederà sul mercato e le dinamiche nel corso dei prossimi mesi con le aggregazioni globali che stanno avvenendo non siamo in grado di prevederlo».
Le voci dei sindacati
I sindacati sono intervenuti con i segretari di categoria e le Rsu. «Nel passaggio da Whirlpool a Beko abbiamo perso il 30% della capacità di vendita – ha detto Fabio Dell’Angelo, segretario Uilm Varese – mi auguro che non sia legato a una volontà diretta da parte dell’azienda, c’è il sospetto che i prodotti vengano assegnate ad altre fabbriche del gruppo stesso». Chiara Cola, rsu Uilm, ha ricordato la storia del sito: «Cassinetta è sempre stata leader nella media e alta gamma, se si vuole diventare sostenibili bisogna puntare su questo. E meno male che abbiamo tenuto le linee produttive dei frigo». Nino Cartosio, segretario Fiom Cgil Varese, si è soffermato sui numeri. «Nel 2024 sono stati prodotti 500mila pezzi, nel 2026 250mila. Non è una dinamica spiegabile dall’andamento del mercato. Il Governo e il territorio devono chiedere chiarezza sui volumi del 2027». Luciano Frontera, rsu Fiom, ha parlato di occupazione. «Ci sono lavoratori che la fabbrica la vedono per due giorni al mese. Serve un ciclo produttivo che reintegri tutte le persone che oggi sono a casa, sono circa un centinaio». Gennaro Aloisio, segretario Fim Cisl dei Laghi, ha sottolineato l’incertezza tra i lavoratori. «Da due anni a questa parte sentono parlare di polo di sviluppo mondiale dell’area del caldo vedendo invece aumentare la cassa integrazione». Infine Tiziano Franceschetti, rsu Fim: «Non vogliamo essere presi in giro, i risultati non sono arrivati. Ci sono persone che fanno cassa tutti i giorni e prendono 1100 euro al mese. Oltre a chi è uscito dall’azienda ogni giorno ci sono giovani che scappano perché non credono più in Cassinetta».
Le richieste delle istituzioni
In chiusura le voci delle istituzioni. Il presidente della Provincia Marco Magrini ha annunciato la sottoscrizione di un documento da inviare al Ministero per mantenere alta l’attenzione sulla vertenza e ha richiesto all’azienda che venga fornita ogni 2-3 mesi una reportistica su come stanno andando mercato e commesse, quali sono le prospettive e gli investimenti. «Vogliamo capire come va la cassa integrazione, se diminuisce o aumenta, quali sono gli investimenti e come vanno progettazione e vendite». L’onorevole di Fratelli d’Italia Andrea Pellicini ha ricordato l’attività svolta dal Ministero. «L’impegno del Governo è stato importante nel salvare alcune linee fondamentali: dove saremmo oggi senza i frigoriferi?L’impegno sarà riconfermato per verificare il rispetto dell’accordo». Il deputato leghista Stefano Candiani ha delineato possibili futuri alternativi per Cassinetta. «Dobbiamo garantire quel sito produttivo e chi ci lavora, non necessariamente il tipo di prodotto. È doveroso pensare alla storia di Cassinetta ma si deve anche iniziare a guardare oltre. Si deve pensare di produrre anche altro». Idea appoggiata dal consigliere regionale di Forza Italia Giuseppe Licata. «Non vorrei che questo sia un lungo funerale. Ho apprezzato l’intervento di Candiani sulla riconversione dell’azienda per trovare ogni strada che porti occupazione». Il consigliere regionale del Pd Samuele Astuti ha chiesto all’azienda di presentare un nuovo piano industriale. «Sindacati e lavoratori hanno fatto la loro parte, il management di Beko ha sbagliato. Devono presentare un nuovo piano e il Governo deve validarne la sostenibilità economico-finanziaria». Presenti anche i sindaci del territorio e le associazioni di categoria. Al termine dell’incontro il prefetto Pasquariello e il presidente della Provincia Magrini si sono soffermati per un confronto con i lavoratori.
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