NOVARA – C’è una sottile linea d’ombra tra la presentazione di un accordo istituzionale e la reale messa a terra di un’opera pubblica, specie quando di quell’opera si parla a intermittenza da oltre vent’anni.
La conferenza stampa convocata per domani martedì 27 ottobre 2026 alla Stazione Ferrovie Nord di Novara mette attorno allo stesso tavolo il sindaco Alessandro Canelli e gli assessori ai Trasporti di Piemonte e Lombardia, Marco Gabusi e Franco Lucente, per illustrare i contenuti del protocollo d’intesa per il collegamento diretto tra Novara e l’aeroporto di Malpensa, con prosecuzione verso Varese e il Canton Ticino.
La domanda che sorge spontanea tra addetti ai lavori e cittadini non è soltanto legata al contenuto dell’intesa, ma soprattutto a un interrogativo: questa volta le tessere di un mosaico finora astratto cominceranno davvero a incastrarsi?
L’eredità delle Olimpiadi 2006 e la storia del “baffo” dimenticato
La curiosità è tanta, alimentata da una vicenda che negli anni ha collezionato annunci, progetti rimasti nei cassetti e qualche evidente paradosso.
Per comprendere lo scetticismo che accompagna anche le migliori intenzioni bisogna fare un salto indietro fino alle Olimpiadi Invernali di Torino 2006. In quell’occasione fu realizzato il cosiddetto “baffo” di Busto Arsizio, poco più di un chilometro di linea a doppio binario a ovest della città varesotta pensato per connettere la linea Novara-Saronno-Milano con la direttrice per l’aeroporto internazionale.
L’infrastruttura permetteva di raggiungere Malpensa da Novara in una ventina di minuti. Utilizzata per meno di un mese per i trasferimenti di atleti e comitati diretti alle piste e alle arene a cinque cerchi, l’opera venne repentinamente dimenticata.
Da allora, chi vuole raggiungere Malpensa in treno dal Piemonte Orientale è costretto ad allungare la percorrenza fino a Busto Arsizio e cambiare con il Malpensa Express, impiegando oltre un’ora per coprire appena ventinove chilometri.
Dalla battaglia ambientalista agli sforzi della politica
A rompere il silenzio su questo binario arrugginito furono inizialmente gli ambientalisti del comitato “Salviamo il Ticino” di Galliate, guidati dall’avvocato Roberto Vellata, poi divenuto assessore all’Urbanistica del suo comune.
La loro battaglia approdò nel 2022 in consiglio comunale a Novara grazie a una mozione dell’opposizione di centrosinistra approvata all’unanimità, stimolando uno sforzo bipartisan che ha trovato più di una eco anche in consiglio regionale soprattutto grazie al consigliere novarese del Pd Domenico Rossi.
Tuttavia, il dossier finì per arenarsi sui tavoli tecnici dell’Agenzia Piemontese per la Mobilità di fronte al modesto interesse degli operatori tradizionali come Trenord a investire su una tratta a prevalente utenza piemontese.
La svolta con Arenaways e la scommessa sulla mobilità integrata
La narrazione si è riaccesa nell’estate del 2025 con l’ingresso in scena di Arenaways, il marchio dell’impresa ferroviaria Longitude Holding, specializzato nel ripescaggio di linee ferroviarie dismesse.
Il memorandum sottoscritto dalla giunta novarese con la società, la Regione Piemonte e la SUN (l’azienda del trasporto pubblico locale novarese) andava oltre la semplice riapertura del binario, ipotizzando una rete integrata su gomma e ferro, fermate intermodali, parcheggi d’interscambio e sistemi di bigliettazione unica. Un impianto ambizioso, sul quale si era speso in particolare l’assessore regionale all’ambiente, il novarese Matteo Marnati, e che ha visto nascere una commissione di studio dedicata, ma le cui ricadute pratiche sono ancora tutte da misurare.
L’interesse elvetico di Tilo e la prospettiva transfrontaliera
All’inizio del 2026 lo scenario si è ulteriormente arricchito con l’incursione della dimensione elvetica. Sulla scia delle trattative per la fusione tra la SUN di Novara e VCO Trasporti, l’amministratore unico Paolo Pepe aveva prefigurato un interesse da parte degli svizzeri.
Da Bellinzona, quartier generale di Tilo (la società partecipata da Trenord e Ferrovie Federali Svizzere FFS), era arrivata una conferma piena di diplomazia: l’estensione dei servizi ferroviari transfrontalieri oltre Malpensa fino a Novara veniva definita un’ipotesi affascinante per il futuro, condizionata però a complessi studi di fattibilità tecnica e all’accordo tra i committenti istituzionali.
Dalle ipotesi ai fatti: quali nodi restano ancora da sciogliere
Domani i rappresentanti politici delle due sponde del Ticino proveranno a fissare i paletti di questa lunga rincorsa. Il protocollo d’intesa tra Piemonte e Lombardia viene presentato come la chiave di volta per sbloccare l’accessibilità all’aeroporto, rilanciare la mobilità transfrontaliera e dare risposte concrete ai pendolari.
Resta tuttavia da capire come intenderanno convivere le diverse forze finora evocate: dalla gestione delle tracce orarie sul nodo di Busto Arsizio all’effettiva ripartizione dei costi, passando per l’eventuale ruolo che giocheranno gli operatori privati e le società svizzere rispetto al servizio pubblico regionale. Gli elementi per un salto di qualità ci sono tutti, ma dopo vent’anni di promesse evaporate a fine conferenza stampa, si attende per una volta una parola definitiva.
