Tadej Pogačar è sempre più marziano e domina anche la 19a tappa del Tour, quella con l’arrivo in cima all’Alpe d’Huez. Dove non aveva mai vinto lo sloveno vola i 21 tornanti in 35’25” e polverizza il record di Marco Pantani (36’50”). Armstrong, dopato ma pure sempre fuoriclasse, nella cronometro del 2004 salì in 37’36”. Oggi, Vam di 1.890, quasi 7 watt al chilo. Dati che fanno riflettere. Gianetti, il team manager della Uae, dopo filo traguardo dice che “Tadej ci lascia senza parole”. Appunto.
La sfida in più
Oggi per l’ennesima impresa la maglia gialla si è inventato l’attacco in solitaria a 12 km dal traguardo. Per la classifica, per la vittoria finale, non serviva, ma Pogacar ha voluto imporsi una sfida in più. Poi, come sempre, ha giocato con gli avversari. Rivali a cui cancella i sogni. Salendo verso l’arrivo prima ha trovato il suo compagno Yates, che due giorni fa era moribondo al limite del ritiro per problemi gastrici, mentre oggi stava benissimo (si vede che questi sforzi immani fanno bene alla salute). Poi, quando Pogacar ha raggiunto Martinez e un indomito Carapaz ha provato un’accelerata, poi ai 950 metri l’attacco decisivo. Di testa, demolendo la resistenza degli altri due.
Tattiche criticabili
Certo Pogacar è imbattibile, ma i suoi avversari cercano in tutti i modi di “aiutarlo”. Così prima la Red Bull di Evenepoel, poi la Pinarello di Pidcock infine la Trek di Skjelmose e Ayuso (che poi è andato alla deriva) si sono date da fare in testa la gruppo. Una bella mano alla Uae, che non ne avrebbe bisogno. La motivazione sostanzialmente è una: contano i punti, quindi i piazzamenti. In fondo non si sa per cosa perché della classifica a squadre Uci non importa niente a nessuno. Gli unici che la guardano sono le ultime per non retrocedere, ma non è questo il caso. Certo, poi c’è il podio di Parigi, ma correre così è correre da sconfitti.
La classifica
Pogacar, che ha praticamente già vinto il suo quinto Tour dalla sesta tappa, quella del Tourmalet, aumenta il suo dominio in maglia gialla. Ora il suo vantaggio in classifica generale è di 7’11” su Evenepoel, 9’42” sul suo compagno Del Toro (che è anche maglia bianca), 10’06” su Seixas. Il francese Martinez, oggi secondo, sale in 5a posizione a 13′ esatti ma ciò non toglie che la sua tattica di corsa, nel finale, oggi sia stata assurda. Avesse dato qualche cambio a Carapaz, invece di stare sempre a ruota, chissà che le cose sarebbero andate diversamente. Skjelmose, a 13’09; precede Ayuso, suo compagno in maglia Lidl, che oggi è andato male. il ritardo in classifica dello spagnolo ora è di oltre 15′.
Troppi ubriachi
Un problema che prima o poi il ciclismo dovrà affrontare è quello dell’alcol, inteso come tifosi ubriachi. L’Alpe d’Huez ha richiamato l’attenzione, ma la situazione è simile in moltissime salite e nei tratti più iconici delle classiche del Nord, come per esempio il Carrefour de l’Arbre alla Roubaix. Al Giro d’Italia, per esempio, è la norma sulle grandi montagne. La corsa diventa una scusa per colossali bevute, per distruggersi. Per dare liberamente fastidio prima di tutto ai corridori, ma anche al seguito della corsa. Sulla strada la passione è tanta come la stupidità. Sperare che non succeda niente non basta. Beppe Guerini, lanciato verso la vittoria nel 1999, finì a terra perché uno scriteriato gli si parò davanti. Vincenzo Nibali, nel 2018, si ruppe una vertebra toracica a causa di una caduta provocata dalla borsa di un tifoso.

La tappa di domani
Quella di domani, 20a di questo Tour de France, è una tappa davvero massacrante. La cartina dice che si parte da Le Bourg d’Oisans per concludersi ancora in cima all’Alpe d’Huez dopo 171 km e 5.500 metri di dislivello. Pronti via e bisogna scalare il Col de la Croix de Fer, un gpm “hors categorie” di 24 km al 5,2 %; discesa verso Saint Jean de Maurienne per imboccare il Col de Telegraphe (11,9 al 7,1%, 1a cat.). Breve discesa e c’è subito il Galibier: 17,7 km al 6,9% con gpm hc a 2.642 metri. In cima viene assegnato anche il “Souvenir Henri Desgrange”, punto più alto di questa edizione della Boucle. Al traguardo dell’Alpe i corridori ci arriveranno affrontando il Col de Sarenne, 12,8 km al 7,3%, gpm hc. Quella che porta al traguardo è una strada che praticamente i corridori non hanno mai affrontato. Solo nel 2013 venne percorsa, ma in senso contrario. Dal gpm di Sarenne al traguardo mancano poco più di 14 km: 3 di discesa, altri 2 all’insù, altra discesine, successivo strappo di circa un chilometro, circa 4 km ancora in discesa abbassante ripida per andare ad affrontare gli ultimi 3,7% al 6,2%. Ma attenzione: di questi 3.700 metri i primi mille sono tremendi. In cima a quella che forse può essere considerata la vetta più iconica del Tour, ci sarà la gloria.

