VARESE – «Il destino ci impone di stare dalla parte di Trump: non è una cosa facile. In questi giorni dà da riflettere anche a me sui metodi». Prima nazionale per Alessandro Sallusti che ieri, venerdì 30 gennaio, a Varese, nello spettacolo “Pregiudicato” ha spaziato, attingendo dalla sua esperienza di giornalista e direttore, dalla politica internazionale e interna alla storia, concentrando l’attenzione su temi come il rapporto tra libertà e uguaglianza, ruolo della stampa e verità.
È stato un Teatro Intred per affezionati quello che, tra gli spettatori che l’hanno riempito per metà, ha visto Attilio Fontana, presidente della Regione Lombardia, e la conduttrice Simona Ventura con il marito, il giornalista e scrittore Giovanni Terzi. Scenografia essenziale sul palco: una postazione con macchina da scrivere, lampada, acqua, quotidiani ammucchiati, e un leggio dove al protagonista si sono alternati Luca Palamara, Maria Sole Brivio Sforza e Gino Zavalani.
Terre rare e azione sproporzionata
Per Sallusti «Trump è una forma di vita adatta per l’America di adesso, impaurita di perdere la leadership. Si dice che non legga mai niente e funzioni solo in modalità orale. Segue le tre regole dell’avvocato Roy Cohn, suo mentore: attaccare-attaccare-attaccare, negare sempre tutto e non ammettere mai una sconfitta. Ma Javier Milei, presidente dell’Argentina, ha detto che la differenza tra il genio e il pazzo è il successo. E dobbiamo uscire un po’ dalla cronaca: il muro di contenimento fu creato da Clinton, con il record di deportazioni che va all’“espulsore capo” Obama. Quanto alla Groenlandia, siamo al terzo tentativo di comprarla da parte degli Stati Uniti, nati per acquisizioni successive».
La posta in gioco è il futuro, che sarà in mano a chi produrrà la grande quantità di energia per far funzionare il mondo digitale: «Servono le terre rare di cui abbondano Groenlandia e Ucraina, con la Cina che è già proprietaria dell’Africa. Senza avere i chip niente esercito: quindi senza terre rare sei morto». Gli ultimi interventi degli Usa sarebbero quindi da leggersi come un “sono capace di giocare sporco anch’io”: «Abbiamo accettato che entrassero in guerra con quella che è stata giudicata un’azione sproporzionata rispetto all’attacco di Pearl Harbour: un’azione sproporzionata a cui dobbiamo la nostra libertà. Berlusconi era contrario alle operazioni militari di Bush dopo l’11 settembre ma a distanza di tempo dovette riconoscere che poi nessuno aveva più portato attacchi sul suolo americano».
Il primo voto
La storia può essere manipolata e viene scritta dai vincitori: «Nerone non ha dato fuoco a Roma e Fiore Sallusti, partigiano di fronte all’avanzata dei piemontesi fu dipinto come un brigante. Larry Sanger, fondatore di Wikipedia, ha detto che dietro la piattaforma c’è un grande fermento di fonti di sinistra. Quindi, dal momento che ne sarà la principale “benzina”, c’è il rischio che anche diventi di sinistra anche l’intelligenza artificiale. Nella mia pagina c’è subito scritto che mio nonno era nella Repubblica Sociale di Salò. È vero? Sì. Ed è vero che sono fascista? No».
Come ha spiegato il giornalista, nelle intenzioni il suo primo voto era destinato al Pli «ma dicevo all’Msi per non dare un dispiacere a mio padre. Allora in provincia – a Como – succedeva così. Quelli però furono anche i giorni della famosa frase di Montanelli “turiamoci il naso e votiamo Dc”, quindi obbedii all’ordine di chi consideravo il mio generale. “Il nemico del mio nemico è mio amico” è la formula a cui Berlusconi si ispirò per fondare il centrodestra negli anni Novanta. Non c’era nulla che tenesse insieme Forza Italia, Lega, An e Msi se non l’anticomunismo. Anche la sinistra ci ha provato, ma non ha applicato la voce seguente: il comando va a chi guida, cioè a chi prende un voto in più».
Oggi, già prima di ogni dibattito – ha osservato Sallusti – è come se ci si sottoponesse un esame, «se sei antifascista, femminista e ambientalista. Angela Merkel raccontò come una sola volta si fosse trovata in difficoltà, quando una giornalista le chiese: “Lei si puó definire femminista?”. La risposta che trovò, anni dopo, fu: “Sì, lo sono a modo mio”. Così sì, sono antifascista, ma a modo mio: non è vero che la Resistenza è stata un movimento solo comunista». Quanto al femminismo, ha riscosso l’applauso della platea la citazione di William Golding: «Le donne ci sono superiori da sempre, moltiplicano i doni che ricevono. Infine per me l’ambientalista di sinistra è quello che arriva da Milano dove ha tutte le sue comodità e sale in montagna con la sua bicicletta elettrica mentre l’ambientalista di destra è quello che vive in cima, tiene puliti i sentieri e lo fa mangiare».
Arresto in diretta e “Il sistema”
«La verità non esiste, è una questione di punti di vista»: ad accompagnare i ricordi su Berlusconi, Meloni, per cui Sallusti ha firmato “La versione di Giorgia”, Papa Francesco e Xi Jinping – e citazioni da Prezzolini, Einaudi e Cipolla ci sono state le proiezioni di vari video, a partire da quello delle 12.28 del 28 ottobre 2012: «La polizia irrompe in redazione per arrestarmi in diretta, non era mai successo prima a un direttore di giornale. Sono diventato uno degli italiani che ogni otto ore vengono arrestati senza motivo. Sono stato imputato di “omesso controllo”, sull’articolo di un collega. Per la settima volta, quindi il magistrato mi ha considerato “delinquente abituale” quando Travaglio ne contava nove, De Bortoli sedici e De Mauro oltre venti. Succedeva al più importante quotidiano di centrodestra nel massimo momento di scontro con la magistratura ed erano tutti consapevoli di quello che stava accadendo. L’ho saputo da chi era a capo del sistema che ha governato questo Paese, Palamara. L’ex presidente Anm ha letto un estratto da libro scritto insieme a Sallusti: «Con l’aprirsi nel 2008 di una nuova avventura per il centrodestra, bisognava fare posto a Magistratura Democratica. “La parola d’ordine era: ‘Se torna Berlusconi, dobbiamo tornare tutti’. Non tollereremo un’opposizione blanda”».
“Non siamo una repubblica parlamentare, ma una palude ”
Il “Pregiudicato” si è quindi soffermato sul presidente della Repubblica, «sempre di sinistra, non ce n’è mai stato uno espressione dei liberali. Non è un arbitro, ma un giocatore e, se ha obiettivi diversi dai tuoi, hai voglia a vincere le elezioni. Non siamo una repubblica parlamentare, ma una palude. E non abbiamo la Costituzione più bella del mondo: come rilevato dal più grande costituzionalista britannico, è l’unica in cui il presidente del Consiglio non può revocare ministri. Già Cossiga, Montanelli, Calamandrei e Paggi ne misero in luce crepe e difetti. La sinistra, in netta maggioranza, ha steso un atto in cui nessuno può comandare. Bisogna stare in guardia quando dicono di mettere giù le mani, perché è stata fatta “per contare anche se non conto”, per far passare liberali e conservatori come fascisti».
Per spiegare il suo pensiero sulla libertà Sallusti ha citato la definizione che ne ha dato Margaret Thatcher lanciando nel contempo un monito: «È un errore confonderla con l’uguaglianza. Di solito l’uguaglianza è il più grande pericolo per libertà». La riflessione finale è stata affidata alle parole di Gustave Thibon: “L’uomo non è libero nella misura in cui non dipende da nulla o da nessuno: è libero nell’esatta misura in cui dipende da ciò che ama, ed è prigioniero nell’esatta misura in cui dipende da ciò che non può amare”.
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