VARESE – Roberto Maroni, uomo concreto, l’ortodossia del rito Ambrosiano declinato alla politica. Ma anche uomo del dialogo. L’uomo che, forse, oggi manca in una Lega in fase di cambiamento funzionale. Di metamorfosi.
Barbari commemoranti
Ieri sera, domenica 16 novembre, con la Varese della Pallacanestro gaudente per aver appena dato ai canturini un convincente cata sù, in piazza della Motta, nella pizzeria ispirata alla toponomastica e storico ritrovo della Lega varesina e del Senatur, per la prima volta in maniera allargata, si sono ritrovati i barbari sognanti dell’associazione Il Bobo.
Una reunión nel nome di Roberto Maroni con il presidente dell’associazione Stefano Bruno Galli presenti, insieme al ministro Giancarlo Giorgetti, il governatore della Lombardia Attilio Fontana, il segretario della Lega Lombarda Massimiliano Romeo, i segretari provinciale Andrea Cassani e cittadino Marco Bordonaro, il deputato Stefano Candiani, il consigliere regionale Emanuele Monti, il consigliere provinciale Sergio Ghiringhelli, i consiglieri comunali Stefano Angei e Matteo Bianchi. E poi i luinesi Davide Cataldo e Alessandro Casali, l’assessore bustocca Manuela Maffioli e Francesco Speroni, Marco Pinti, colui che tra i primi ha pensato e dato vita a Il Bobo e tanti altri. In tutto, una settantina i posti apparecchiati con anche la moglie di Bobo, Emilia Macchi, il figlio Filippo e alcuni amici tra cui i musici del Distretto tra cui Jonny Daverio e il presidente della Rai, Roberto Marano. Gli ex leghisti Marco Caccianiga, Giulio Moroni. Il militante storico della Lega Francesco Gagliardelli, noto al grande pubblico come Medio man del Grande Fratelli. Assente per un impegno, ma invitato alla serata anche il “leghista rosso” Daniele Marantelli. Presente invece Stefano Malerba, ex Lega… Civica e assessore allo Sport della giunta Galimberti.
Laboratorio barbaro
La serata? “Una pizzata tra amici, per parlare di un amico, ma anche per riflettere, ragionare sul presente e sul futuro della Lega e sull’eredità politica e di pensiero che ha lasciato Bobo. Il tutto senza pomposità. Anzi – racconta un leghista – in maniera semplice e concreta come avrebbe apprezzato anche Bobo Poi, vogliamo chiamarlo per comodità laboratorio politico? Beh, l’auspicio è che lo diventi e porti il suo nome».
