«Varesotto, terra di bande di ladri negli appartamenti»

Lonate Barasso sindaco sicurezza

Ho atteso qualche giorno prima di esprimermi, pur nella consapevolezza che non si è tenuti a commentare qualsiasi evento. Da sempre tendo ad agire per sottrazione ma, in questa occasione, credo che prendere spunto da un fatto di cronaca possa essere funzionale a sviluppare una riflessione più ampia. Fatta questa premessa e uscendo dalla riecheggiante polemica “legittima difesa sì/legittima difesa no”, varrebbe la pena concentrarsi, a mio modo di vedere, su un aspetto diverso rispetto a quanto emerso dal grave episodio avvenuto a Lonate Pozzolo. Purtroppo, il mio Comune, così come tutto il territorio provinciale, è ormai da anni terra di approdo da parte di bande dedite a furti in abitazione con cadenza più o meno regolare. Come più volte ho avuto modo di segnalare, anche insieme ad altri colleghi interessati dallo stesso problema, la preoccupazione crescente era proprio il venire a crearsi di situazioni come quella avvenuta a Lonate: furti sfocianti non più in un’aggressione limitata al patrimonio e all’intimità di una persona bensì estesa anche alle persone stesse. Nell’esprimere la mia più sincera solidarietà al giovane ragazzo, Jonathan, rimasto ferito a seguito dell’aggressione e che dovrà, suo malgrado, anche sopportare il peso umano di aver tolto la vita ad un’altra persona, mi sento di stimolare una riflessione sulla necessità di ripristinare, a tutti i livelli, un’effettiva cultura della sicurezza che, duole constatare, ormai manca inesorabilmente. Infatti, complice l’accrescersi di reati ancor più gravi, esiste ormai una normalizzazione, finanche una passiva accettazione, di questi ricorrenti episodi di microcriminalità, quasi a dire che sono fenomeni con cui dobbiamo, per forza di cose, convivere. Si tratta, a mio modo di vedere, di un brutto circolo vizioso: il “semplice” furto in abitazione è rubricato come un reato con pena prevista in una cornice che va dai quattro ai sette anni di reclusione. La realtà però è diversa: complici la possibilità di aderire a riti alternativi o la circostanza di essere giudicati per il reato da incensurati, si arriva spesso alla sospensione della pena e al rilascio in libertà dei ladri che, quasi sicuramente, torneranno a commettere queste tipologie di crimini consapevoli di poterla fare ancora franca. Questo accade però nei pochi casi in cui al processo ci si arriva. Infatti, nella maggior parte dei casi in cui le Forze dell’Ordine riescono ad assicurare alla giustizia dei ladri colti in flagranza di reato, dopo la convalida dell’arresto da parte del magistrato di turno, gli stessi vengono rilasciati con obbligo di firma e, con buona pace del sistema giustizia, nella maggior parte dei casi, scompaiono nel nulla. Pare quindi pacifico affermare che il fine general-preventivo della norma penale, cioè la capacità di orientare i comportamenti dei consociati nell’astenersi dal commettere un illecito penale dietro minaccia di una pena, sia ad oggi assolutamente privo di efficacia. Non si può dire che stia bene neanche il fine special-preventivo, ossia la capacità di arginare condotte penalmente perseguibili rispetto al singolo soggetto colpito specificatamente dalla giustizia: le pene difficilmente riescono ad essere incisive e soprattutto quasi mai riescono a garantire il rispetto del principio di rieducazione del condannato prescritto dalla Costituzione. Questo vulnus del sistema, unito alla sempre più drammatica carenza negli organici delle Forze dell’Ordine e nelle Procure italiane, comporta che gli stessi organi inquirenti raccolgono denunce che rimarranno ferme in un cassetto fino a scadenza dei termini per procedere poi con le relative archiviazioni. Nel mezzo restano i cittadini che, sentendosi impotenti e quasi abbandonati dalle istituzioni, reagiscono sempre più di pancia o, peggio, come purtroppo avvenuto in quest’ultimo episodio, si devono trovare a fronteggiare dei banditi che assalgono la loro privacy, la loro libertà e la loro proprietà e sono costretti a difendersi, anche esponendosi ad un pericolo. Quanto successo nella nostra provincia, così come i tanti altri episodi avvenuti in tutta Italia, dovrebbe fungere da stimolo per riuscire a costruire un nuovo patto sociale per la sicurezza tra istituzioni e cittadini. Un patto che ad oggi si è spezzato e che necessita di nuova linfa per poter tornare a connettere il diritto con la realtà concreta, tutelando con pertinenza i cittadini perbene, i loro diritti e i loro beni. I Comuni possono limitarsi ad ampliare i sistemi di videosorveglianza e ad estendere i servizi delle Polizie Locali con maggiore attenzione ai pattugliamenti delle aree meno coperte dai controlli e in orario serale, ma si tratta di palliativi inutili se non accompagnati da un rinforzo a Carabinieri e Polizia e soprattutto una riforma seria in ambito penalistico che sia in grado di garantire la certezza della pena. La soluzione per il sovraffollamento carcerario non può e non deve certamente essere il rilasciare in libertà chi, avendo commesso un reato, dovrebbe scontare una pena e riabilitarsi per sé e soprattutto per non nuocere più agli altri.

​​​​​​​​​​Lorenzo Di Renzo Scolari
​​​​​​Sindaco di Barasso

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