VERBANIA – Un’organizzazione criminale “resiliente”, capace di rigenerarsi istantaneamente dopo ogni arresto e pronta a usare la forza e le spedizioni punitive per mantenere il controllo del territorio.
È il quadro inquietante delineato dall’indagine “Nuova Domus”, culminata con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Verbania.
L’operazione, condotta dai Carabinieri del Comando Provinciale di Verbania, ha portato a cinque arresti (quattro in carcere e uno ai domiciliari) tra il Verbano e l’Ossola. Le accuse, a vario titolo, sono spaccio di stupefacenti, estorsione, detenzione di armi e furto.
Il “Dominus” di 25 anni e lo spaccio hi-tech
Al vertice della piramide criminale c’era un giovane di soli 25 anni residente a Domodossola. Nonostante la giovane età, il “Dominus” gestiva con pugno di ferro un vasto traffico di hashish, marijuana, ecstasy e sigarette elettroniche al THC.
Per farlo, sfruttava la tecnologia: venditori e compratori concordavano le condizioni di vendita attraverso applicazioni di messaggistica istantanea criptate (come Teleguard, Threema, Signal e Potato) e via Instagram, mentre il trasporto della droga era affidato a corrieri postali o a una fitta rete di driver.
Per mascherare le tracce digitali e i flussi finanziari, il gruppo utilizzava connessioni VPN su server esteri e schede SIM intestate a prestanome.
Il pestaggio del driver e i “pizzini” del capo
L’indagine è partita a dicembre dopo il sequestro di circa 4 kg di hashish a Ornavasso. Da lì, i Carabinieri hanno documentato la feroce capacità intimidatoria del gruppo. Emblematico l’episodio di un driver della banda, fermato con 2 kg di hashish e 6.000 euro: sospettato di collaborare con i Carabinieri, il corriere è stato attirato in una trappola e brutalmente aggredito dai sodali, una spedizione punitiva interamente registrata dalle intercettazioni ambientali.
Successivamente, sotto la minaccia di ulteriori ritorsioni, al giovane è stato imposto il pagamento di un “indennizzo” mensile di 1.500 euro per risarcire il clan della droga sequestrata.
Il capo esercitava un controllo psicologico totale, arrivando a consegnare ai sottoposti dei veri e propri “pizzini” scritti a mano con istruzioni dettagliate su acquirenti, modalità di consegna, somme da riscuotere e persino il comportamento da tenere e le dichiarazioni da rilasciare alle forze dell’ordine in caso di arresto.
Trapper, serie tv e auto di lusso
Dalle indagini è emerso anche il ruolo attivo del sodalizio in recenti risse ed episodi di devianza giovanile nei locali notturni della provincia, dinamiche nate dalla ricerca ossessiva del prestigio criminale attraverso l’emulazione di serie tv e cantanti trap.
Non solo droga: le intercettazioni hanno svelato la disponibilità di armi da fuoco clandestine (al momento non rinvenute), usate per terrorizzare i rivali.
Il gruppo era talmente solido da garantire la copertura delle spese legali ai membri che finivano in manette, pretendendo in cambio il silenzio investigativo. I fiumi di denaro guadagnati finivano poi reinvestiti in beni di lusso, come un’Audi RS3 acquistata in contanti, utilizzata dalla banda anche come auto “staffetta” per anticipare i carichi di stupefacente ed evitare i controlli.
Il bilancio del maxi blitz dei Carabinieri
L’attività investigativa dell’Arma ha portato complessivamente a 20 persone indagate: oltre ai 5 arrestati di oggi, figurano altri 3 arresti in flagranza e 17 denunce a piede libero per i ragazzi che facevano da driver per le consegne a domicilio.
In totale, i Carabinieri hanno sequestrato: oltre 4,2 kg di hashish, 60 grammi di marijuana e 9 pastiglie di ecstasy (MDMA), 27 sigarette elettroniche con THC al 90%, circa 14.000 euro in contanti
L’inchiesta non è affatto conclusa: nei prossimi giorni il GIP procederà agli interrogatori preventivi per altri 12 indagati, la cui posizione è al vaglio per l’emissione di ulteriori misure cautelari.
