Un nuovo stemma per Vergiate città. Ma Balzarini boccia: «Profondo restyling»

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A sinistra lo stemma attuale, a destra la nuova proposta

VERGIATE – Con l’elevazione a città, ora Vergiate punta a un nuovo stemma. Con alcuni ritocchi e la corona a sovrastare il gallo – simbolo ormai storico del Comune – in segno del nuovo titolo conquistato. Ma mentre si affrontano tutti gli step necessari a completare questo iter, c’è chi subito affonda il colpo. Si tratta di Romano Balzarini, esponente di minoranza con la sua Vergiate 2030, che attacca: «La giunta ha pensato (male) di non limitarsi a qualche opportuna modifica di dettaglio nella grafica, ma si è inventata un profondo restyling del brand».

Il gallo

Balzarini ripercorre la storia dello stemma, a partire dal 1931. E si concentrandosi soprattutto sulla figura del gallo, simbolo che ai tempi del podestà «fu suggerito da un maldestro studio di araldica bolognese, riferito ad una tal famiglia Galli Vanoni che praticamente nessuno ricorda: un classico esempio d’invenzione dell’identità». Da qui, l’affondo: «Arriviamo ai tempi recenti, con il nuovo tentativo della giunta – a 95 anni di distanza dal precedente – di far approvare a Roma lo stemma con il gallo. Possiamo pensare che sarà la volta buona». Una critica, quella del consigliere comunale di Vergiate 2030, che si sviluppa su tre punti.

I tre punti

Punto primo, dice: «Bene che sia rimasto il gallo, visto che da decenni oramai è riconosciuto dai vergiatesi come simbolo del paese». Ma, aggiunge Balzarini, «il disegno proposto – un gallo che zampetta su una riga bianca in una pianura desolata, un po’ come quello proposto negli anni Trenta da un maldestro grafico bolognese che forse non aveva mai visto le nostre colline – ritengo sia un’offesa ai vergiatesi. Non si potevano lasciare le verdi colline dietro al galletto, per rispetto dell’identità del nostro territorio?».
Punto secondo, attacca: «La giunta ha presentato una relazione storico-araldica da mandare a Roma, che in un punto mi ha lasciato senza parole per l’ottusa faziosità ideologica». Il riferimento va agli anni Venti e Trenta del ventesimo secolo: «La relazione ha letteralmente cancellato, temo per motivi politici, due pezzi importanti della storia vergiatese: l’arrivo qui, nel 1925, della prima autostrada del mondo e soprattutto l’apertura dello stabilimento industriale Siai-Marchetti con annessa pista per aerei nel 1938». E prosegue: «È stato invece scritto che in quel ventennio non sarebbe successo praticamente niente. Ora, nessuno qui pensa di fare dell’apologia sostenendo che Vergiate oggi è nota per merito di quello stabilimento aeronautico. Non si poteva lasciare la pista per aerei sotto le zampe del galletto, per rispetto della storia del nostro territorio?».
Punto terzo: «Con un ordine del giorno dello scorso anno, bocciato dalla maggioranza, avevo già proposto di riprendere l’iter d’approvazione del nostro stemma comunale, proponendo qualche piccolo aggiornamento grafico per dare risalto anche agli ex Comuni che sono stati fusi con Vergiate agli inizi del Regno d’Italia (ovvero le  quattro castellanze di Cimbro, Corgeno, Cuirone e Sesona). Oggi invece si è voluto ottenere forzatamente e capricciosamente il riconoscimento a città, per il nostro Comune che resta – tra i pensieri della gente – un paese di paesi. Si conferma che la città per la giunta è solo un nastrino da appuntare al petto, da esibire nelle occasioni istituzionali e mondane, dimostrando di non avere alcuna sensibilità per la vera identità di Vergiate». E conclude: «Passano i decenni, cambiano i sistemi politici, ma il vizio di camuffare la realtà per piegarla ai propri convincimenti, non è mai passato di moda».

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