Vergiate inaugura la pietra d’inciampo a Caielli. «In ricordo di una vita spezzata»

VERGIATE – «Ogni pietra d’inciampo rappresenta una vita, una storia e un sogno spezzato». Sono le parole del sindaco di Vergiate, Daniele Parrino, pronunciate alla cerimonia di inaugurazione del manufatto d’ottone in memoria di Giuseppe Caielli. Nato a Corgeno e deportato a Mathausen nel 1944, Caielli venne fucilato un anno più tardi. E oggi – sabato 12 aprile – è stata ufficialmente svelata la pietra a lui dedicata, posizionata davanti all’ingresso delle scuole medie Don Milani. «Sono orgoglioso di questo gesto», ha commentato Parrino. «È compito nostro e delle nuove generazioni mantenere viva la memoria del passato, in modo che certe atrocità non si ripetano più».

La cerimonia

Quella in memoria di Caielli è «la prima di Vergiate», spiega Parrino a margine la cerimonia. «Sono orgoglioso di quest’atto simbolico, che commemora i concittadini rimasti vittima della tragedia nazifascista», ha detto il sindaco. Una proposta mossa dall’Anpi di Varano Borghi-Lago di Comabbio e dall’Anpi provinciale di Varese, e immediatamente approvata dalla giunta comunale. Contrariamente alle consuetudini, la pietra in memoria di Caielli non è stata posata di fronte alla sua abitazione, ma vicino all0ingresso delle scuole medie. Una scelta presa per «renderla il più evidente possibile», ha spiegato il primo cittadino.

La storia di Caielli

Nato a Corgeno il 20 ottobre 1885, Giuseppe Caielli fu tranviere e controllore di Atm. Arrestato a Milano il 16 marzo 1944 – per via della sua attività antifascista e della partecipazione attiva al gruppo Gap (Gruppo di Azione Patriottica) – venne deportato a Mathausen. Giunse nel lager nazista, dove fu registrato con la matricola numero 61558, l’8 aprile 1944. Venne poi trasferito nel sottocampo di Gusen, dove fu assassinato il 22 aprile 1945.

Le pietre d’inciampo

Quello delle pietre d’inciampo è un progetto europeo creato nel 1995 dall’artista Gunter Dennning per ricordare le vittime del nazifascismo. Si tratta di blocchi quadrati di pietra di 10×10 centimetri, posti generalmente davanti all’ultima residenza conosciuta di un deportato. Le pietre ne ricordano nome, anno di nascita, giorno e luogo di deportazione, e data di morte (quando questa è conosciuta). In Italia, le prime vennero posate a Roma nel 2010 e, da allora, svariati comuni hanno aderito all’iniziativa.

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