Viale Boccaccio, parla Loschiavo: «Tentativo alla cieca. È mala amministrazione»

BUSTO ARSIZIO – Viale Boccaccio, tra i due “litiganti” spunta l’ex assessore, Salvatore Loschiavo, che boccia sia «la cosiddetta “rivoluzione viabilistica” targata Gorletta», sia «i “semafori intelligenti” dell’assessore Rogora». Sono «due facce della stessa medaglia, la mala amministrazione» per l’ex assessore della Lista Antonelli, “dimissionato” dalla giunta poco più di un anno fa. «La sperimentazione? Solo un (altro) tentativo alla cieca». Loschiavo spiega anche la soluzione che aveva proposto lui: «Uno studio viabilistico ad hoc, sarebbe costato tra i 5 e i 6mila euro».

Cosa ha fatto

Un colpo (politicamente parlando) all’attuale consigliere delegato alla viabilità Alex Gorletta, e uno all’ex assessore alla viabilità Max Rogora. In mezzo, ad occuparsi della materia per tre anni, c’è stato lui, Salvatore Loschiavo, ex assessore alla mobilità sostenibile, che aveva ereditato la “patata bollente” di viale Boccaccio dal secondo e l’ha trasferita al primo. «La mia soluzione? Avevo proposto uno studio viabilistico ad hoc per capire quale fosse la soluzione migliore per viale Boccaccio – rivela oggi Loschiavo – avevo in mano due preventivi, rispettivamente da 6000 euro e da 5000 euro, ma fui stoppato». Anche i photored ai semafori di viale Boccaccio – ritenuti essenziali per sanzionare i furbetti che si incolonnano nella corsia di svolta (facendo così scattare un tempo semaforico in più, che appesantisce le code) e poi tirano dritto – erano stati previsti sotto la sua gestione («delibera approvata il 2 agosto 2023») ma poi «non più installati e spostati altrove».

Le critiche

Ecco perché, alla luce di questa ricostruzione “storica”, l’ex assessore Loschiavo boccia quello che definisce come «l’ennesimo esempio di mala amministrazione». Perché, spiega, «senza metodo, una sperimentazione diventa solo un tentativo alla cieca. È lo stesso film già visto con i “semafori intelligenti” dell’assessore Rogora: decisioni improvvisate, nessuno studio preventivo, risultati discutibili». Insomma, per il fondatore dell’associazione PoliticaMente è tutto sbagliato. Ma «una nota positiva c’è, un piccolo ma significativo risveglio civico», quello testimoniato dai cittadini che si sono mobilitati in consiglio comunale per dire no alla chiusura del varco all’incrocio di via Cardinal Ferrari.

Il post di Loschiavo

Un barlume di risveglio civico illumina anche il viale più trafficato di Busto

C’è una nota positiva nella vicenda di viale Boccaccio: un piccolo ma significativo risveglio civico, una speranza, di fronte all’ennesimo esempio di mala amministrazione.

La cosiddetta “rivoluzione viabilistica” targata Gorletta viene presentata come una sperimentazione.

Ma non basta chiamare qualcosa “sperimentazione” per renderla tale.

Una vera sperimentazione parte da un metodo chiaro:

1. Raccolta dei dati di partenza (traffico, sicurezza, tempi di percorrenza, impatti ambientali).

2. Analisi degli scenari possibili, con obiettivi e alternative.

3. Definizione di una tesi da verificare, cioè cosa si vuole dimostrare o migliorare.

4. Monitoraggio e valutazione dei risultati, per capire se la prova funziona davvero.

Nel caso di viale Boccaccio, basta leggere la relazione tecnica allegata alla delibera di giunta per capire che niente di tutto questo c’è.

E senza metodo, una sperimentazione diventa solo un tentativo alla cieca.

È lo stesso film già visto con i “semafori intelligenti” dell’assessore Rogora: decisioni improvvisate, nessuno studio preventivo, risultati discutibili.

Due facce della stessa medaglia: la mala amministrazione.

Ma, nonostante tutto, voglio leggere in questa vicenda un segnale incoraggiante: la città si sta accorgendo, si sta ponendo domande, sta tornando a partecipare.

E questo, sì, è un fatto davvero positivo.

Viale Boccaccio, il sit-in contro i varchi e il dialogo. Il sindaco: «Lasciateci provare»

busto arsizio viale boccaccio – MALPENSA24
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