BUSTO ARSIZIO – Violenza sulle donne, c’è ancora moltissimo da fare. È importante che vengano sostenuti progetti di reinserimento sociale delle vittime, la cui vita spesso viene messa da parte. Lo ha detto il ministro della disabilità Alessandra Locatelli, già assessore alle pari opportunità in Lombardia, in un videomessaggio diffuso nel corso del convegno “Libere e Sicure”, organizzato dall’europarlamentare Isabella Tovaglieri in vista della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre. «Un fenomeno cresciuto dopo la pandemia – sottolinea Tovaglieri – va combattuto a 360 gradi: si può contrastare efficacemente solo facendo rete».
Lombardia avanti
Di fronte alle volontarie e alle professioniste del centro antiviolenza E.va Odv di Busto, il ministro ha ricordato «la presenza in Lombardia di una rete capillare di centri e di reti antiviolenza, grazie al lavoro faticoso delle volontarie». Che sono «donne fantastiche che si stanno dedicando agli altri, in molti casi anche perché loro stesse vittime e oggi al servizio delle altre donne» come le ha definite il neo-assessore alla famiglia e alle pari opportunità di Regione Lombardia Elena Lucchini intervenuta in presenza. Ma non basta, e infatti l’assessore annuncia ad esempio la sperimentazione in corso di forme di intervento delle Asst sul tema della violenza di genere.
Il dibattito

Il convegno si è tenuto ieri pomeriggio, 18 novembre, nella sala del camino di Villa Calcaterra. Il dibattito, moderato dalla giornalista Manuela Donghi, si è concentrato sui temi della libertà e della sicurezza delle donne vittime di abusi e di maltrattamenti. «Serve certezza delle pene» l’appello dell’assessore all’inclusione sociale di Busto Paola Reguzzoni, che ha ribadito il problema della sproporzione tra le «donne vittime di violenza “incarcerate” nelle case rifugio» e i loro “Caini” uomini «lasciati per troppo tempo liberi di vivere la loro vita». In quest’ottica la deputata Laura Ravetto, responsabile del dipartimento pari opportunità della Lega, fa sapere di aver «depositato una proposta di legge che prevede che il maltrattante, in caso di violazione del divieto di avvicinamento, finisca direttamente in carcere».
Le risposte delle istituzioni
«Reati come maltrattamenti e stalking richiedono pluralità di condotte, il che significa che quando vengono contestati le vittime hanno già subito violenze inenarrabili» sottolinea il sostituto procuratore della Repubblica di Busto Arsizio Carlo Alberto Lafiandra. «Va potenziata la prevenzione, rendendo più penetranti le misure, come i corsi psicologici e di recupero per i maltrattanti, per evitare la china peggiore». Per il capitano dei Carabinieri Annamaria Putortì è «importante la diffusione della consapevolezza, anche perché spesso le stesse vittime non si rendono conto di esserlo, perché vengono manipolate». E allora «confrontarsi, parlarne già nelle scuole, interagire a livello culturale, serve per assumere consapevolezza» del fenomeno, in modo da prevenirne gli effetti più negativi.
Tante sfumature
Del resto quello della violenza è «un fenomeno trasversale che tocca donne di ogni età e provenienza geografica», come fa notare Cristina Torretta di E.va Odv. Decisiva è la componente economica, che in molti casi toglie libertà di denunciare alle donne, come fa notare Carolina Pellegrini, «per paura che la giustizia non renda merito alla forza che hanno messo in campo per uscire dal tunnel». E un problema nel problema è quello messo in luce da Maryan Ismail, prima Imam donna d’Italia, formata all’università di Padova (rivendicando l’«unico 30 e lode, nessun maschio c’è riuscito»): «Una donna migrante o musulmana, che dipende in toto dal marito, è doppiamente incarcerata se subisce violenza. Pesa una cultura di dominio in famiglia, e di proprietà della donna, che è contro il Corano stesso». Per affrontare questa piaga occorre «non avere il timore di lavorare con le associazioni islamiche».
L’ammissione del sindaco
«Da uomo un po’ mi vergogno a partecipare a queste iniziative – la confessione del sindaco Emanuele Antonelli – sapere che ci sono uomini come noi che fanno questo con le donne, mi da fastidio. Anche se sono contento che a Busto ci sia E.va che ci dà una grossa mano». Quello della violenza sulle donne «non lo si può definire solo “un problema”, è un cancro. Da estirpare con l’educazione, partendo dai bambini più piccoli».
