VISTO&RIVISTO Almodovar e la morte dolce come dono

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di Andrea Minchella

VISTO

LA STANZA ACCANTO, di Pedro Almodovar (The Room Next Door, Spagna 2024, 107 min.).

Pedro Almodovar realizza un dipinto intimo e poetico affrontando senza scorciatoie il tema della morte intesa come libera scelta che ognuno dovrebbe poter fare riguardo la propria vita. L’autore spagnolo rompe le regole del racconto convenzionale per restituirci un’inedita e sincera presa di coscienza sulla decisione più difficile ma anche più legittima che ogni essere umano deve prendere senza ingerenze o pressioni esterne. Tema difficile e sempre attuale, che la politica finge di non sentire, il problema del suicidio volontario per motivi di salute è il baluardo di una società laica che lascia la libertà di scelta ad ogni individuo di come e quando interrompere la sua presenza su questo mondo. Tanto si è scritto, molti film sono stati realizzati, ma sembra che anche la società contemporanea, sempre più invasa dal tema della morte per via delle guerre, delle malattie e delle violenze, non riesca ancora seriamente a fare i conti con l’unico vero problema che ogni essere umano deve prima o poi affrontare.

Il garbo poetico di Almodovar ci accompagna in una storia epica di due donne che si ritrovano, dopo essersi perse di vista, per una questione importante che riguarda una delle due. Martha, malata terminale di un cancro alla cervice, chiede alla sua vecchia amica Ingrid se la può accompagnare nel suo ultimo mese di vita prima che compia un suicidio voluto e già deciso. La decisione di fissare una data per la propria morte viene accettata, non immediatamente, dall’amica che si mette a disposizione per cercare di rendere l’ultimo mese di vita di Martha un sereno e terapeutico commiato. Le due amiche si trasferiscono lontano da tutto e da tutti, in una meravigliosa casa a due ore da New York, per passare il tempo prezioso che resta tra chiacchierate, confessioni, ricordi e qualche risata.

Pedro Almodovar tesse il suo racconto grazie ad una fotografia sobria ma penetrante, del bravissimo Eduard Grau, ad una colonna sonora a volte impercettibile a volte litanica e ossessiva, composta da Alberto Iglesias, ed a dei primi piani delle due amiche che trasformano inevitabilmente la narrazione in una corrente continua di emozioni, sguardi, sensazioni e colori decisi. “La Stanza Accanto” è un resoconto quasi onirico di due anime che si incontrano senza giudicarsi per modificarsi e prepararsi ad una scelta difficile ma necessaria, perché fortemente voluta e lucidamente organizzata da chi non è disposto a terminare la propria esistenza tra dolori e sofferenze ma soprattutto, ed è forse la cosa che fa più paura a tutti, perdendo il controllo delle proprie azioni e dei propri pensieri.

Almodovar impregna il suo racconto quasi sussurrato di tutta l’arte che il mondo conosce. Il cinema, la pittura, la letteratura sono costantemente presenti nelle sequenze in cui le due amiche si muovono come in una coreografia dolce di una morte annunciata. Martha, madre di una ragazza che non vede quasi mai, diventa madre di Ingrid rassicurandola ogni volta che la fragile ma decisa amica spera che quella decisione sofferta e sofferente possa essere cambiata. Martha diventa madre di tutti quelli che guardandola provano paura e sofferenza. Martha trasforma la porta della camera in cui vorrà morire in un simbolo mitologico della libertà di scelta che ognuno di noi deve avere. La sua decisione diventa, ad un certo punto, l’unica via dignitosa che una persona può compiere in quella situazione. Tutti dovremmo poter decidere quando chiudere quella porta.

Almodovar cuce questo piccolo capolavoro elegante e struggente addosso a due attrici che non si nascondono dietro maschere o trucchi ma che espongono tutte le rughe e i segni che la vita lascia addosso. La pesantezza della vita che segna indelebilmente i nostri volti si fa leggiadra per trasformarsi nella consapevolezza della morte come dono e non come tragedia inevitabile. Tilda Swinton e Julianne Moore si fondono delicatamente con i personaggi che interpretano completando egregiamente il lavoro meticoloso e sincero dell’autore spagnolo.

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RIVISTO

LA STANZA DEL FIGLIO, di Nanni Moretti (Italia- Francia 2001, 99 min.).

Il tema del lutto più grande di tutti raccontato con schiettezza e freddezza che nasconde una potenza emotiva irripetibile e necessaria. Moretti ci accompagna nel dolore di un genitore che perde un figlio, lontano dal lessico stereotipato e dall’evocazione convenzionale. Il regista romano ci restituisce la speranza, effimera ma importantissima, del ricordo di quel figlio come linfa vitale per proseguire il cammino della vita. Epico e gigantesco.

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