VISTO&RIVISTO Anora e l’incomunicabilità patologica dei ragazzi di oggi

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di Andrea Minchella

VISTO

ANORA, di Sean Baker (Stati Uniti 2025, 139 min.).

Tanto fumo e poco arrosto. “Anora”, del bravissimo Sean Baker che si è già guadagnato un posto tra i giganti con il potentissimo “Un Sogno Chiamato Florida” del 2017, scrive, dirige e monta un film interessante ma che fatica a scalfire indelebilmente il cuore dello spettatore.

La pellicola si sviluppa nella zona “russa” di una New York, Brighton Beach, che rimane sottotono per tutto il racconto. La bella e sola Anora lavora in un club di spogliarelliste in cui il guadagno è legato alla sensualità spicciola e all’illusione di un amore universale. Una sera viene dirottata dal proprietario del locale su un giovane ricco russo che vuole divertirsi per qualche ora. Durante la serata tra la bella ragazza e il giovane Ivan sembra scocchi una scintilla che spinge il giovane ereditiere a continuare la loro frequentazione fuori dal club. E così ci ritroviamo dopo pochi attimi in una storia d’amore tra i due giovanissimi che assomiglia, al di là di alcuni eccessi a volte esasperati, ad una normale relazione tra due adolescenti. Dopo un matrimonio lampo a Las Vegas, la vicenda si complica. Sulla scena entrano alcuni russi, e l’armeno T’oros, che cercano di riprendere in mano la vita del dissoluto Ivan perché la sua famiglia non approva un matrimonio farsa per lo più con una prostituta.

Il film, dunque, passa un po’ bruscamente dal narrare una storia d’amore improbabile e molto fragile ad una sorta di “gangster story” alla Guy Ritchie. Ivan sparisce e Anora, insieme ai gorilla della famiglia di Ivan, si mette sulle tracce del novello sposo che sembra essere stato inghiottito da una città indefinita e asettica. L’arrivo dei genitori di Ivan sgretola definitivamente le aspettative di Anora che per qualche attimo ha creduto davvero di poter cambiare per sempre la sua vita. La giovane disillusa, durante la seconda parte del racconto, si accorge del riservato e glaciale Igor, uno degli uomini mandati dal padre di Ivan, che dopo il loro primo incontro, turbolento e surreale, sembra provare interesse per la disillusa ragazza.

Il film scorre abbastanza bene, forse troppo in alcune scene, e ci restituisce un amore impossibile tra un ragazzo ancora non pienamente consapevole di sé stesso e una ragazza fin troppo adulta per la sua età. Due passati completamente agli antipodi sembra possano creare un terreno per poter costruire una relazione. Ma è un’illusione. Anora vede il giovane Ivan come la chiave per un cambio di vita, fino a quel momento piena di difficoltà e dolore. Anora viene travolta dagli eventi abbandonando la razionalità e lasciandosi trasportare dal desiderio e dall’illusione. Baker cristallizza in questo racconto, forse, l’incapacità di comunicazione tra i giovani che sempre più spesso si ritrovano a vivere relazioni ignorando quasi completamente le caratteristiche e le peculiarità dell’altro. “Anora”, al di là della vicenda, può salvarsi in “corner” per il messaggio che, sotto una storia fatta di eccessi e paradossi, tratteggia una crisi endemica che attraversa le relazioni umane, soprattutto tra i giovanissimi sempre più sguarniti di efficaci e strutturati mezzi per conoscere e farsi conoscere.

“Anora”, dunque, sembra essere una battuta d’arresto, incomprensibilmente premiata con 5 Oscar, più che una naturale evoluzione dal magnifico “Un Sogno Chiamato Florida” in cui l’autore ci aveva regalato una favola dolce, poetica e potentemente dolorosa. La scrittura e il montaggio, oltre alla scelta degli attori, dimostra la poliedricità di un autore che ha ancora tanto da dire ma che probabilmente non è riuscito a fare collimare perfettamente tutti gli elementi di un film ben fatto ma che non riesce a lasciare davvero il segno.

***

RIVISTO

ROMEO + GIULIETTA DI WILLIAM SHAKESPEARE, di Baz Luhrmann (William Shakespeare’s Romeo + Juliet, Stati Uniti 1996, 115 min.).

Luhrmann firma un’interessante rilettura del mito Shakespeariano in chiave metropolitana. Di Caprio e Danes si tramutano perfettamente nei personaggi creati dall’autore britannico. La regia non è ancora ai livelli di “Gatsby” o di “Elvis” ma il regista australiano già stava costruendo le basi per uno stile cinematografico unico e grandioso.

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