VISTO&RIVISTO Disgustoso odore di morti collaterali figli di un algoritmo assurdo

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di Andrea Minchella

VISTO

NAZA, di Yuval Abraham e Rachel Szor (Regno Unito 2026, 80 min.).

Yuval e Rachel ci accompagnano sui tetti di una Tel Aviv inquietante e apparentemente tranquilla per renderci partecipi di confessioni agghiaccianti su quello che sta succedendo a Gaza. L’opera si spoglia di qualsiasi artefatto drammaturgico per cristallizzare con impietosa e snervante autenticità i racconti raccapriccianti di alcuni ufficiali dei servizi segreti israeliani degli attacchi sistematici, ancora in corso, in risposta all’attacco di Hamas del 7 ottobre. I due cineasti trasformano in immagini crude e asciutte il loro lungo e meticoloso lavoro di inchiesta fatto per conto del “The Guardian”.

“Naza” è un resoconto feroce di una guerra-vendetta di cui si sa molto poco, forse anche volutamente, ma i cui effetti saranno perenni per i palestinesi colpiti fino allo stremo nella terra in cui, negli anni, sono stati rilegati dagli israeliani. Gaza diventa simbolo universale di un popolo costretto a subire sui loro corpi le decisioni politiche scellerate di un movimento armato che il 7 ottobre di tre anni fa ha sferrato un violento attacco al cuore del popolo israeliano. I racconti freddi e razionali degli intervistati, giovani e giovanissimi, scuotono inevitabilmente le coscienze di chi ha l’urgenza e la necessità di capire cosa stia davvero accadendo in quella parte del mondo dimenticata e che ci sembra distante anni luce dalle nostre vite tranquille scosse solamente dal prezzo del carburante e distratte da indecisioni politiche delle quali prima o poi qualcuno dovrà rispondere.

“Naza”, che ha un’assonanza onomatopeica inquietantemente casuale, senza retorica né scorciatoie si alimenta delle dichiarazioni puntuali e atroci di come vengono pensati, organizzati e messi in atto gli innumerevoli bombardamenti che stanno martoriando la striscia di Gaza. L’esercito israeliano colpisce obbiettivi che i servizi segreti individuano con algoritmi pensati ed elaborati da giovanissimi analisti. I protagonisti non nascondono lucidità, a tratti serenità, nel raccontare esattamente come è stata studiata la gigantesca ondata di attacchi israeliani su Gaza city. Intelligenza artificiale e freddezza umana sono i due detonatori in grado di dare vita ad una serie di piani d’attacco che travalicano qualsiasi dottrina della guerra per elaborare una violenza spietata che non risparmia nemmeno i neonati.

Le interviste, sapientemente montate e realizzate sui tetti silenziosi e notturni di una Tel Aviv che pare distante migliaia di chilometri da dove sta avvenendo un vero genocidio, ci spiegano come vengono decisi gli obiettivi e quanti effetti collaterali possono essere calcolati come accettabili. Quegli effetti collaterali sono i civili che perdono la vita durante i massicci bombardamenti. Quegli effetti collaterali sono, appunto, i Naza. Vite la cui morte è funzionale per il raggiungimento da parte dell’esercito israeliano dell’annientamento di Hamas. E poco importa se è difficile, quasi impossibile, delimitare un confine tra popolazione civile e terroristi di Hamas. E così i bombardamenti non fanno distinzioni e, sulla base delle informazioni che i servizi passano all’esercito, le bombe colpiscono lì’ dove vivono i capi di Hamas anche se si trovano a casa con i loro famigliari o, addirittura, anche se a casa non ci sono e l’obiettivo diventa completamente costituito da civili. Il margine di errore, se può essere accettato un concetto del genere in una guerra di questo tipo, è molto labile e tutto è comunque giustificato con una certa leggerezza poiché gli intervistati ripetono, quasi come un mantra, che come risposta del 7 ottobre solo Gaza rasa al suolo può garantire una relativa pace a Tel Aviv. Qualsiasi azione disumana, che viene perpetuata da tre anni, trova una chiara e indiscutibile ragione di essere.

Non c’è rimpianto. Non c’è pentimento. Forse. Alcuni intervistati infatti, pressati dalle domande chiare e dirette di Yuval, capiscono che forse tutta quella violenza è stata ed è incredibilmente sproporzionata se riferita ad un popolo inerme che si muove come “formiche” tra macerie e aiuti distribuiti con difficoltà e con il pericolo di venire uccisi. Altri invece, incalzati dal bravo giornalista, ripetono quasi in maniera ossessiva che tutto quello che hanno fatto come analisti per costruire il piano d’attacco israeliano è giusto, misurato e necessario. Violenza chiama violenza. Ad azione si reagisce con azione spropositata. Come nessuna legge della fisica ci insegna.

“Naza” è una di quelle opere che deve essere vista per cercare in qualche modo di non distogliere lo sguardo disattento e superficiale che spesso abbiamo da una guerra che pare più una vendetta spietata che una guerra giusta, se mai una guerra può essere definita tale.

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RIVISTO

NOTTURNO, di Gianfranco Rosi (Italia- Francia- Germania 2020, 100 min.).

Gianfranco Rosi filma una terra martoriata da guerre e violenze e la sua popolazione che non perde la dignità nella vita quotidiana. Crocevia tra Siria, Iraq, Kurdistan e Libano, “Notturno” mette a fuoco la reazione della popolazione civile alle atrocità perpetuate da guerre intestine e attacchi da paesi esteri. Drammatico e potente.

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