di Andrea Minchella
VISTO
BEEF- LO SCONTRO- Stagione 1, di Lee Sung Jin (Beef, Stati Uniti 2023- in produzione, 18x 30- 39 min. Netflix).
Una di quelle serie che ti fanno rabbrividire pur non trattando di mostri, creature demoniache o guerre planetarie post nucleari. Il fulcro, infatti, di questa bella produzione americana (ma con una dose coreana e giapponese imponente e ben elaborata) è l’essere umano e la sua innata capacità di dare il peggio di sé se messo alle strette dalle mille difficoltà che la vita moderna è in grado di regalarci con una sorta di delicata e cinica generosità.
“Beef” è una vicenda surreale stigmatizzata da una contrapposizione di due vite apparentemente normali che esplodono letteralmente per un banale incidente. Questo dettaglio quasi insignificante diventa un potente detonatore in grado di sconquassare le esistenze dei due protagonisti. Una manovra azzardata in un parcheggio di un grande magazzino dà il via ad una assurda escalation di dispetti, vendette e violenza tra il giovane tutto fare Austin e la ricca nevrotica Amy.
I due protagonisti della storia, provenienti da due mondi completamente diversi, si ritrovano a fare i conti con le loro nevrosi, i loro segreti e, soprattutto, con la loro apparente e fragile tranquillità che nasconde, in realtà, un rancore tossico verso la vita e il mondo che li circonda. L’incidente banale del grande magazzino risveglia nei due una gigantesca e pericolosissima sete di giustizia che trasformerà la serie in un crescendo di tensione e dramma. Dietro le vite dei due protagonisti si celano ricordi drammatici, momenti difficili e un ingombrante desiderio di riscatto sociale e culturale. E di perdonare ed essere perdonati.
“Beef”, dunque, si mostra immediatamente come un interessante e claustrofobico viaggio nel rancore dormiente di ogni individuo. Basta una sciocchezza, a volte, per far esplodere una violenza inaudita che può mettere a repentaglio la vita nostra e dei nostri supposti nemici. La lucidità sparisce e la nostra vita diventa un incubo governato da irrazionalità, istinto primordiale e desiderio asfissiante di annientare il nemico.
La serie è ben fatta perché si adagia su di una scrittura dettagliata e omogenea. L’elemento” black” caratterizza ogni sfumatura della vicenda dei due protagonisti e dei numerosi personaggi che si affacciano nell’evolversi della storia. Di sfondo una California ricca, calda e abitata da una comunità orientale nutrita e ben inserita. La narrazione è arricchita da elementi inediti e verosimili che trasformano la serie in un prodotto genuino che ci racconta, comunque, la vita nei quartieri ricchi di Los Angeles senza retorica né superficialità.
Il punto di forza dell’intera produzione è sicuramente la presenza dei due attori protagonisti che sono in grado di accentrare su di loro la tensione drammaturgica dell’intera vicenda. Amy Lau e Steven Yeun si caricano sulle spalle gran parte del tessuto narrativo della serie. I due personaggi diventano tridimensionali grazie ad una recitazione dei due attori che raggiunge dei livelli altissimi. Le smorfie dei volti e le mosse corporali si fondono armoniosamente dentro un flusso temporale che non lascia scampo allo spettatore incuriosito da quanto un essere umano si può spingere oltre per orgoglio e senso di vendetta.
Forse l’accelerazione eccessiva delle ultime puntate indebolisce una struttura che sin dall’inizio riesce a soddisfare pienamente le aspettative del pubblico, visti i primi cinque minuti elettrizzanti e molto suggestivi. Il finale suona come una retromarcia terapeutica che, dopotutto, non guasta. Il mondo reale è più spietato.
Non resta che guardare la seconda stagione appena pubblicata su Netflix che, indagando sempre sulle contrapposizioni estreme tra individui, vede protagonisti Oscar Isaac e Carey Mulligan. Assolutamente da vedere.
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RIVISTO
IL GIORNO SBAGLIATO, di Derrick Borte (Unhinged, Stati Uniti 2020, 90 min.).
Dietro un thriller ben fatto e abbastanza lineare, si cela uno dei peggior incubi di noi automobilisti: suonare il clacson alla persona sbagliata. Russell Crowe diventa un guidatore urbano estremamente violento che insegue per tutto il film una donna che si è permessa di suonargli il clacson, seminando violenza e orrore. Non certo un capolavoro, ma un modo originale e inedito per mettere in scena un thriller abbastanza convincente.
