VISTO&RIVISTO Mark Ruffalo e tutto il resto scompare

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di Andrea Minchella

VISTO

CRIME 101- LA STRADA DEL CRIMINE, di Bart Layton (Crime 101, Regno Unito- Stati Uniti 2026, 140 min.).

Classico film bello ma che non balla. Gli elementi per una produzione di buon livello ci sono tutti. Ottima sceneggiatura, storia abbastanza avvincente (ma già vista parecchie volte sullo schermo) montaggio all’altezza e un cast davvero ben strutturato e capace di adattarsi al ritmo della pellicola. Liam Hemsworth è il protagonista, bello e tenebroso, che dovrebbe riempire tutti gli spazi delle inquadrature. In parte così accade, ma la presenza di Mark Ruffalo complica le cose e, probabilmente, salva un progetto che altrimenti faticherebbe a prendere forma.

Il film si snoda attorno alla figura del ladro Mike Davis, uomo di poche parole che compie i suoi colpi con estrema precisione senza violenza né teatralità. Quando un furto di diamanti si complica, Mike comincia a vacillare immaginando che forse la sua carriera dovrebbe interrompersi prima che sia troppo tardi. Il suo capo Money, un ritrovato ma stanco Nick Nolte, non approva i dubbi di Mike e per il colpo successivo assolda un ragazzo tanto impavido quanto mentalmente instabile. Il giovane Ormon è tutto ciò che un ladro non dovrebbe avere: impulsivo, violento, teatrale e con la passione per le appariscenti moto “motard” che guida come fossero dei cavalli. Ormon è perfettamente interpretato da un Barry Keogan che pare prendere già le misure per il prossimo “The Batman” in cui interpreterà, riprendendo il suo breve passaggio di un solo frame del primo episodio con Robert Pattinson nei panni di Batman, il folle e diabolico The Joker.

A completare il cast ritroviamo un’Halle Berry sensuale e centrata che interpreta Sharon, un’assicuratrice insoddisfatta che si occupa di assicurare ogni dettaglio prezioso di ricchi miliardari di Los Angeles. L’incontro con Mike Davis, apparentemente casuale, la spingerà a tradire la sua azienda per un colpo milionario ma, soprattutto, per vendicarsi dei suoi capi che l’hanno sempre sottovalutata e presa in giro. Ma le cose, ovviamente, non andranno come devono.

Un capitolo a parte va dedicato a Mark Ruffalo nei panni dello sgradevole e sovrappeso detective Lou Lubesnik. Il detective della polizia di Los Angeles è chiamato ad indagare sulla serie di colpi che, stranamente, vengono tutti effettuati nelle vicinanze della strada 101 che attraversa Los Angeles per dirigersi verso nord. Ruffalo è l’anti eroe, rispetto al bello e freddo Mike Davis. Ha un matrimonio logoro, non ama le belle macchine e passa il suo tempo a cercare di trovare un collegamento tra le diverse rapine che, probabilmente, sono commesse dallo stesso ladro. Non sta simpatico ai suoi colleghi e il suo capo non lo ritiene più all’altezza dell’incarico. Ruffalo veste nuovamente i panni di un detective bizzarro e non convenzionale come se il suo ruolo al cinema, ormai, fosse diventato un personaggio universale trasversale in grado di rimanere lo stesso nelle diverse pellicole che lo vedono protagonista o co protagonista. Il detective che esteticamente non dà molta fiducia ma che riesce a fare un buon lavoro (o un cattivo lavoro a seconda se è un buono o meno) grazie alle sue intuizioni lo troviamo in “In The Cut”, “Zodiac”, “Shutter Island”, “Now You See Mee” e nell’ ultima brillante serie “Task”. Ruffalo ormai ha le sembianze del detective burbero ma capace e interpreta quel ruolo come se non avesse fatto null’altro nella sua lunga e variegata carriera. Il suo apporto alle produzioni a cui partecipa, compreso questo “Crime 101”, è prezioso e, quasi, necessario per elevare il film ad un livello superiore rispetto le aspettative.

Detto questo il film ha qualcosa che non funziona. Mettere insieme una discreta storia, un cast superlativo, una grammatica e una metodica senza sbavature non garantisce sempre il risultato sperato. Il flusso degli eventi risulta spezzettato da una incapacità da parte del regista, qui al suo terzo lungometraggio, di amalgamare tutta la vicenda da una chiave inedita e personale di poetica drammaturgica. I molti spunti interessanti vengono abbandonati a favore di una più convenzionale e tradizionale narrazione degli eventi. Peccato.

***

RIVISTO

L’IMPOSTORE, di Bart Layton (The Imposter, regno Unito 2012, 99 min.).

Un lavoro sperimentale, con il linguaggio del documentario, che racconta in maniera inedita e puntuale le imprese di un giovane francese che nasconde la sua identità per spacciarsi per un ragazzo americano scomparso tre anni prima. La menzogna, la falsa identità e l’inganno sono le colonne portanti di un esordio brillante e suggestivo di un giovane e promettente regista inglese.

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